don Claudio Doglio – Commento al Vangelo del 19 aprile 2026

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Il Sentiero della Vita tra Parola ed Eucaristia

Cari amici, vi è mai capitato di camminare con il cuore “freddo”, delusi o amareggiati dalle vicende della vita?

Nella liturgia di questa domenica, l’evangelista Luca ci accompagna lungo la strada di Emmaus, mostrandoci che l’esperienza di quei due discepoli è incredibilmente simile alla nostra quando partecipiamo alla Messa. Spesso siamo incapaci di riconoscere il Signore che cammina con noi, ma la Scrittura ci insegna che non è il semplice “vedere” a far nascere la fede, bensì l’ascolto.

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È la Parola di Dio, spiegata da Gesù, che trasforma un cuore deluso in un cuore ardente. E quando finalmente i nostri occhi si aprono allo spezzare del pane, capiamo che Lui non è entrato solo in una casa, ma nella nostra stessa coscienza per rimanervi.

Come ci ricorda san Pietro negli Atti degli Apostoli, Cristo è colui che non è stato abbandonato negli inferi e ci indica il sentiero della vita dove c’è gioia piena. Siamo stati riscattati non da cose effimere, ma dal suo sangue prezioso, per passare da una condotta vuota a una vita nuova.

Vi invito a riflettere: in quale momento della vostra giornata sentite che il vostro cuore inizia ad “ardere” ascoltando la Sua voce?

Continua dopo il video.

Trascrizione generata automaticamente da Youtube e rivista* tramite IA.

Nella terza domenica di Pasqua ci è proposto ancora un racconto sulle apparizioni pasquali: Cristo risorto. Dal Vangelo secondo Luca ascoltiamo lo splendido racconto dell’incontro di Gesù con i due discepoli sulla strada di Emmaus. Quella vicenda è narrata dall’evangelista Luca con un intento didattico, per mostrare il senso profondo della celebrazione eucaristica, della messa che ogni domenica raccoglie i cristiani.

L’esperienza di quei due discepoli è simile alla nostra quando partecipiamo alla messa. La prima parte potremmo definirla la liturgia della parola. I due stanno camminando e parlando fra di loro delle cose che stavano a loro a cuore, del problema che avevano vissuto: avevano seguito Gesù, gli avevano creduto ed erano rimasti delusi, amareggiati e tristi; ora ritornavano nel loro privato. Uno sconosciuto si unisce a loro e spiegano a lui quello di cui stavano parlando. È Gesù quello sconosciuto, ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo; tuttavia dialogano con lui e, soprattutto, lo ascoltano parlare.

È interessante notare come vedere il Risorto non sia sufficiente per raggiungere la fede. I due discepoli conoscevano bene Gesù, incontrano il Risorto e non lo riconoscono; gli parlano assieme e non si accorgono che è lui, quindi non credono in lui. Lo ascoltano parlare e lui spiega nelle Scritture quello che riguarda il Messia: spiega, attraverso le Scritture, che il Messia doveva passare attraverso la situazione di rifiuto e di sofferenza per entrare nella sua gloria.

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I discepoli, ascoltando la spiegazione delle Scritture, si accorgono che il loro cuore arde. Questo significa che prima era freddo e si è riscaldato: è un’immagine molto semplice ma fondamentale. I discepoli passano da un cuore freddo a un cuore ardente e non è l’aver visto Gesù che riscalda il cuore, ma l’avere ascoltato le parole della Scrittura applicate a Gesù. Tant’è vero che hanno voglia ancora di ascoltarlo e insistono perché resti con loro; e Gesù entrò per rimanere con loro. Notiamo che l’evangelista non dice dove entrò Gesù. Possiamo dare per scontato che sia entrato in casa, ma forse l’intento del narratore è più profondo: vuol dire che Gesù entrò nella vita di quelle persone, entrò dentro la loro coscienza per rimanervi.

Quella parola che interpreta le Scritture ormai è dentro il cuore dei discepoli. Questa seconda fase corrisponde alla liturgia eucaristica: Gesù spezza il pane e, allo spezzare del pane, i discepoli lo riconoscono. Si aprirono loro gli occhi, ma non lo videro più. Quando si aprono gli occhi riconoscono il Risorto, ma non lo dominano, non lo bloccano; non lo vedono più. Gli occhi si erano aperti anche ad Adamo ed Eva dopo avere mangiato il frutto proibito e avevano visto la propria nudità; adesso si dice che i due discepoli hanno gli occhi aperti e questa volta vedono il Signore vincitore sulla morte e sul peccato. Lo riconoscono e con entusiasmo tornano indietro, riprendono di corsa il cammino per annunciare ad altri quello che loro stessi hanno visto.

La prima lettura, sempre tratta dagli Atti degli Apostoli nel tempo di Pasqua, ci propone un brano del primo discorso di San Pietro. È l’occasione in cui l’apostolo spiega cristologicamente il senso del salmo 15, lo stesso testo che poi ci è proposto come salmo responsoriale. In quel testo, immaginato come composto da Davide, il personaggio che prega dice: “Sono sicuro che non lascerai che il tuo santo veda la corruzione, non abbandonerai la mia vita negli inferi”. È un atto di fede che l’orante dell’Antico Testamento fa nel suo Dio: “Sono certo che mi indicherai il sentiero della vita”. Gli inferi (lo sheol in ebraico) è il mondo dei morti. L’orante esprime la certezza che il Signore non lo abbandonerà lì, ma gli mostrerà un sentiero che porta fuori dal mondo dei morti e conduce alla Sua presenza, dove c’è gioia piena.

L’apostolo Pietro nella sua predica afferma che Davide ha scritto queste cose, ma non si sono realizzate per lui, perché Davide è morto, fu sepolto e conobbe la corruzione. Pietro, ambientando il discorso davanti al cenaccolo nella Gerusalemme moderna, poteva indicare proprio lì vicino il luogo della sepoltura di Davide. Quelle parole non erano per sé, erano profetiche e riguardavano il Messia, il figlio di Davide. Per Gesù queste parole si sono realizzate: Gesù non fu abbandonato negli inferi e la sua carne non subì la corruzione. Le sacre scritture sono interpretate alla luce di Cristo e accogliere questa interpretazione fa nascere la fede, esattamente come è successo sulla via di Emmaus. L’omelia è il modo per mostrare la realizzazione in Cristo della promessa che Dio ha fatto.

La seconda lettura, tratta dalla prima lettera di San Pietro apostolo, presenta il sangue di Cristo come prezioso, ovvero lo strumento del nostro riscatto. Non siamo stati liberati a prezzo di cose effimere come argento o oro; siamo stati liberati dalla vuota coscienza e dalla condotta sbagliata grazie al sangue prezioso di Cristo, l’unico agnello senza difetti e senza macchia. È lui il vero Agnello di Dio. Il sangue sulle porte degli antichi Israeliti poteva liberare dalla uccisione nell’Egitto, ma era solo un segno, una figura; è il sangue di Cristo che davvero realizza l’autentica salvezza e ci libera dalla radice profonda del peccato.

Cristo come agnello è stato prestabilito fin dall’inizio, prima della fondazione del mondo, ma si è manifestato adesso e con la sua risurrezione noi lo abbiamo pienamente conosciuto. Anche qui c’è l’interpretazione delle Scritture: l’apostolo applica a Cristo quello che era detto dell’agnello della Pasqua. Da questa interpretazione nasce la fede. Avviene sempre così: l’ascolto della parola e l’adesione del cuore alla promessa di Dio e alla sua realizzazione in Cristo fa nascere e fa crescere la nostra fede.

* La revisione del testo si limita alla formattazione del testo; nessuna parola è stata modificata.