La Legge Compiuta dal Dono della Grazia
Gesù porta a compimento l’Antica Legge non abolendola, ma offrendo la Grazia per viverla pienamente. La sua parola trasforma i precetti in una bella notizia: tramite il suo Spirito, l’uomo riceve il dono di amare e agire con la stessa sapienza di Dio e la mente di Cristo.
Continua dopo il video.
- Pubblicità -
Trascrizione generata automaticamente da Youtube e rivista tramite IA.
Anche nella sesta domenica del Tempo Ordinario continuiamo ad ascoltare il grande discorso della montagna che, nel Vangelo secondo Matteo, apre il ministero di Gesù con questa predicazione solenne e fondamentale che egli propone. L’evangelista Matteo ha raccolto in tre capitoli (5, 6 e 7) l’insegnamento basilare di Gesù e lo pone all’inizio come un discorso sulla montagna per simboleggiare come Gesù dia, in qualità di Dio, la nuova legge che non cambia l’antica, ma la porta a compimento. Il passo successivo, dopo le beatitudini e l’annuncio del sale e della luce, è proprio quello che chiamiamo “le antitesi”: vengono presentate cinque formule in cui Gesù adopera un’espressione di grande autorevolezza: “Avete inteso che fu detto agli antichi, ma io vi dico”. Questa contrapposizione di ciò che dice Gesù rispetto a quello che è stato detto agli antichi non crea conflitto, ma porta a compimento; ecco perché l’inizio di questo ragionamento è legato ad un annuncio fondamentale: “Non sono venuto ad abolire o a sciogliere la legge, sono venuto a riempirla, a dare compimento“.
Infatti, Gesù non è venuto ad abolire il precetto “non ucciderai” dicendo “uccidete pure”: questa sarebbe una contrapposizione. Era stato proibito di uccidere, invece Gesù non permette di uccidere; non è questo il Vangelo. Gesù porta a compimento il precetto: quel “io vi dico” amplia, approfondisce e realizza. Perché il Signore aveva detto “non ucciderai”? Perché apprezza la vita, perché stima le persone e vuole un buon rapporto di amicizia, di affetto, di rispetto, non di violenza e di uccisione. Per cui, l’opera di Gesù è quella di rendere possibile il comandamento di Dio anche nelle piccole cose. Dobbiamo fare molta attenzione perché questo discorso può essere frainteso: se noi vediamo la predicazione di Gesù come una legge molto seria con dei precetti molto difficili, non possiamo coglierne la bella notizia. Se io imposto il discorso in questo modo: “Vi è stato detto di non uccidere, ma io vi dico che bisogna fare molto di più, non bisogna nemmeno insultare, non bisogna trattare male, non bisogna offendere nessuno o si può andare nella geenna (noi diciamo all’inferno) se si dice ‘stupido’ al fratello”, siete contenti di questa nuova legge? Non la potete sentire come una bella notizia se viene enormemente ampliato il dovere.
Molti dicono: “Io non ho ucciso, quindi non ho fatto niente di male”, ma “stupido” agli altri l’hanno detto tante volte. Se insultare il fratello è come uccidere, allora Gesù non è venuto a portarmi una bella notizia, è venuto ad appesantire enormemente il mio agire. Dove sta la bella notizia? Sta nel fatto che Gesù non comanda dall’esterno questo comportamento, ma lo realizza dall’interno. La legge nuova che Gesù dà è una grazia, è un dono, permette di fare così. Gesù non è venuto a togliere la legge, ma a rendere possibile l’applicazione della legge: ecco la bella notizia che permette a noi di superare la giustizia degli scribi e dei farisei, i quali erano osservanti alla lettera di tutte le regole. Da un punto di vista formale è impossibile essere più giusti di un fariseo, ma quello che Gesù propone è il dono di grazia: è la sua persona, la sua luce, la sua sapienza che ci rende capaci di fare di più.
È stato detto “non uccidere”, ma “io”, dice Gesù, “vi do la possibilità di trattare bene il fratello, di impegnarvi per lui”. È Gesù stesso che ha porto la guancia al nemico; è lui che ha fatto la strada con l’uomo che lo costringeva, che gli ha dato tutto il mantello e si è svestito per dare tutto all’umanità. E noi abbiamo la sua stessa possibilità. È stato detto “non commetterai adulterio”, ma “io vi dico che anche lo sguardo può essere peccaminoso, ma vi do la possibilità di uno sguardo limpido, la purezza del cuore, vi do la possibilità di una relazione serena e buona fra uomo e donna”. “Avete inteso che fu detto: ‘Non giurerai il falso’, ma io vi dico: non giurate, vi do la possibilità di essere sinceri, leali, fedeli e schietti”. La legge che Gesù propone è la grazia di una vita nuova, di una possibilità di fare in pienezza quello che piace a Dio, quello che rende bella la nostra vita.
La prima lettura ci propone un brano dell’antico sapiente che chiamiamo Siracide, figlio di Sira (all’ebraica lo si chiama anche Ben Sira), uno scriba di Gerusalemme che compose il suo libro intorno al 180 a.C. come un’antologia delle massime che aveva elaborato durante i suoi lunghi anni di insegnamento. Il brano che ci è proposto dice semplicemente che il Signore ha messo davanti a noi il fuoco e l’acqua, la vita e la morte, lasciandoci la possibilità di scegliere dove stendere la mano. Se metti la mano nel fuoco ti bruci: il Signore non ti ha comandato di bruciarti, non ti ha comandato di fare il male, non vuole la morte, ma ti dice che davanti a te c’è anche la possibilità di rovinarti. Se metti la mano nel fuoco te la bruci, te la rovini, te la cerchi la morte. Il Signore ti ha indicato la via del bene e ti chiede di percorrerla. Rispetto all’antico sapiente Gesù dice di più; non dice semplicemente: “Cerca di scegliere bene e fai del tuo meglio”, ma dice: “Ti do io la possibilità di fare meglio“.
La bella notizia di Gesù è il dono della grazia che rende possibile l’esecuzione dei precetti. “Beato chi cammina nella legge del Signore“, ripeteremo nel salmo responsoriale. Beato chi cammina, cioè chi concretamente agisce secondo la legge del Signore; è fortunato, è felice colui che mette in pratica gli insegnamenti del Signore. Il salmo 118 è il più lungo del salterio, composto da 22 poesie (grandi strofe di otto versetti ciascuna) che ripetono con insistenza, con mille variazioni, lo stesso tema: osservare la legge del Signore è fonte di gioia, rende la persona felice. “Beato chi è integro nella sua via”. Noi ribadiamo da cristiani questa idea dell’antico scriba innamorato della legge: Cristo non è venuto a togliere la legge, è venuto a darci la capacità di eseguirla pienamente con tutto il cuore. Ed è ciò che insegna l’apostolo Paolo nella sua prima lettera ai Corinzi.
Il brano che ascoltiamo in questa domenica ci parla di una sapienza rivolta ai “perfetti” (potremmo rendere “perfetti” con “maturi”). I cristiani possono essere principianti, dilettanti, o possono essere anche persone mature, ormai capaci di affrontare la vita con pienezza di comprensione, avendo pienamente accolto la grazia di Cristo. Quelli che sono maturi comprendono una sapienza che non è di questo mondo: è la sapienza di Dio che è stata rivelata in Gesù Cristo. Nessuno, né dei potenti né dei sapienti del mondo antico, né i grandi re né i famosi filosofi, hanno capito questo senso della vita. “Le cose che occhio non ha visto e orecchio non ha udito e non son mai venute in mente a nessuno, Dio le ha preparate per coloro che lo amano”. Ma a noi Dio ha rivelato questo suo progetto per mezzo dello Spirito che conosce tutte le cose. Noi abbiamo la mente di Cristo, noi abbiamo il suo spirito, noi sappiamo quello che piace a Dio. Ci è stato detto, ma soprattutto ci è stata data la possibilità di Cristo di vivere come Gesù; ci è stata regalata la possibilità di vivere da Dio. Questa è la beatitudine, è la novità di Cristo ed è fonte della nostra gioia. Beati noi che possiamo camminare nella legge del Signore.
- Pubblicità -
