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don Claudio Bolognesi – Commento al Vangelo del 20 Aprile 2025

Ci avviciniamo al Vangelo della Resurrezione in punta di piedi, scalzi come Mosè di fronte al roveto ardente, consapevoli del fatto che, se ogni pagina della Parola di Dio è fatta di luce, qui la luce della Tua presenza è particolarmente forte.

Ci verrebbe da leggere, ascoltare, ringraziare e fermarci qui. Ma poiché cercare di capire è dare gloria a Te, ci affidiamo per questo a coloro che la Tua Resurrezione l’hanno vissuta.

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Maria di Magdala l’abbiamo incontrata ai piedi della croce (Gv 19,25) e poi intenta ad osservare dove venivi sepolto per poter venire ad ungerti “passato il sabato”, il “primo giorno della settimana”.

Alcune tradizioni la identificano con Maria di Betania, sorella di Marta e di Lazzaro e poi con una peccatrice, anche se gli studiosi oggi preferiscono scartare questa lettura, anche per il motivo che se così fosse il Vangelo ce lo racconterebbe.

È vero però che l’evangelista Giovanni compie una forzatura descrivendola da sola, mentre in generale i sinottici concordano col dire che le donne erano, com’è più naturale pensare, in gruppo.

Perché questa scelta? Abbiamo anche altre domande. Ad esempio perché l’insistenza su questo “altro” discepolo, “quello che Gesù amava”? Perché non viene chiamato per nome, e perché definirlo così, quasi che gli altri amati non lo fossero?

Poi la storia di questa corsa, lui che arriva prima, si china, vede qualcosa ma non entra. Pietro invece entra, e solo adesso l’altro lo segue, e solo di lui si dice che “vide e credette”.

Cosa vide, cosa gli donò la fede? Per ben tre volte viene ripetuto che c’erano i teli “posati là” – tra l’altro “là” nel testo greco non c’è.

Sembra poi centrale il fatto che vide il sudario non posato coi teli ma da solo, avvolto “in un luogo” – anche qui non si dice di “un luogo a parte”. Si specifica che la collocazione è proprio “una” con tanto di aggettivo perché il nostro “un luogo”, con l’articolo indeterminativo – che in greco non esiste – sarebbe troppo debole.

Qualche traduzione rende con “un luogo solo”. Fatto l’elenco delle domande sarebbe il momento di fornire qualche risposta.

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Il “discepolo amato”, la tradizione lo identifica con Giovanni, è anche un invito per noi ad identificarci con lui.

Non a caso il fatto che trovi la fede – cosa possibile solo dopo che ci è stata donato da Te Risorto – non pesa sul bilancio del brano che è “non avevano ancora compreso la Scrittura”, che Tu saresti Risorto.

L’insistenza sui teli presenti viene solitamente ricondotta alla paura, che nel Vangelo di Matteo è già divenuta polemica, sul fatto che la tomba vuota testimoniasse solo il furto del Tuo cadavere.

In questo senso la presenza delle bende e del sudario lo escluderebbe, nessuno Ti avrebbe asportato senza, lasciandole lì.

Ma ci sembra riduttivo pensare solo a questa polemica, quasi che questa paura fosse tutto. Nelle parole della Maddalena, che da qui a poco sarà la prima che T’incontrerà risorto, c’è l’ansia di non sapere dove sei.

Se l’inizio del Vangelo ha posto davanti ai nostri occhi il fatto che Ti sei fatto “carne” e hai piantato la Tua tenda tra di noi, se la vocazione dei primi discepoli è caratterizzata da un “dove abiti” il fatto che le bende siano lì ci sembra rimandare al fatto che “la Tua tenda” è ancora qua.

Che sei con noi per sempre. L’ultimo gesto che hai compiuto, prima di donare il Tuo spirito sulla croce, è stato quello di chinare il capo, di avvicinarlo a noi, alla terra.

Tutti i luoghi in cui hai manifestato la Tua misericordia, ed in essa la Tua gloria, ora sono riassunti in un luogo solo.

Allo stesso tempo quel luogo, la tomba, è vuota. La Tua assenza ci lascia liberi di decidere cosa fare, non ci obbliga a credere.

Questa libertà è insieme il dono estremo che ci fai, e l’invito più grande a lasciarci sommergere dal Tuo amore.

don Claudio Bolognesi