don Claudio Bolognesi – Commento al Vangelo del 17 Settembre 2023

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È perlomeno singolare questa Tua scelta, Signore,  di parlarci del perdono raccontando di un re, di debiti, di prigioni e pazienza. Un bel video di qualche anno fa, pensato per la catechesi dei nostri ragazzi, paragonava il perdono a chi innaffia una piantina sul balcone. La mostrava quasi secca sul punto di morire di sete.

Ascolta il commento – Link al video

Che bella immagine: da una parte il male che è autodistruttivo, ci porta a seccarci dentro come i miei gerani sul balcone, mangiati dentro da un vermicello vigliacco. Dall’altra la generosità di chi versa acqua, dona amore nel cuore del fratello. Con l’idea che chi ci rimette veramente non è quello che subisce il male, ma chi lo fa, perché sta rinunciando alla propria umanità.

Non per sminuire il dolore di chi soffre, certo. Ma capiamo che è in parte vero. L’immagine della piantina quasi secca la useremo ancora. Tu invece preferisci costruire una parabola in cui ci sono più personaggi: il primo è un re che, carta e penna alla mano, decide di mettersi a fare due conti con i suoi servi. Scopre che uno gli deve diecimila talenti. Bazzecole. Sono circa trecento tonnellate di argento, al cambio attuale una ventina di milioni di euro… Ma che, scherziamo? E non te n’eri accorto prima?

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Chi è quello sconsiderato che fa un debito così grande? Vogliamo proprio vedere come farà quel servo a ridarteli indietro. Vendere lui e la famiglia come schiavi non ripianerà il debito neanche alla lontana. Dopodiché scopriamo che questo re è anche un po’ rincitrullito: bastano due lacrime e condona tutto. Ma dai… La prossima volta ci vado io a chiederglieli in prestito tutti quei talenti di argento. Il servo fortunello a questo punto diventa protagonista del tentativo di strozzare il collega che gli deve cento giornate lavorative.

Diciamo ottomila euro, esagerando. Come va a finire lo sappiamo. Di mezzo ci sta la meraviglia per la ricchezza e la generosità del re. Allo stesso modo il disgusto per la grettezza del servo irriconoscente e avaro. Ma quello che spicca è che il perdono che racconti Tu è qualcosa che si fa assieme, ricevendo e donando. Qualcosa di cui siamo responsabili, sia quando apriamo un debito e quindi danneggiamo l’altro, sia quando siamo chiamati ad avere pietà di chi ha danneggiato noi. È un processo che richiede un cambiamento da entrambe le parti.

Che necessita di una preghiera da chi è in debito e di un cuore capace di commuoversi da parte di chi è ricco. Non si può perdonare dall’alto delle propria generosa grandezza. Non serve. Abbiamo bisogno prima di fare i conti con la nostra colpa, dobbiamo trovare il coraggio di cercare e proporre una via d’uscita. Poi, proprio perché il perdono è un “dono-per”, un dono moltiplicato, può essere che la soluzione sia che quello che mi hai portato via io in realtà te lo dono. Tu hai fatto così.

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Se siamo in comunione con Te, è solo questione di tempo, anche noi prima o poi faremo lo stesso. Speriamo prima, abbiamo solo da guadagnarci tutti.

don Claudio Bolognesi