Gesù oggi non consola con parole zuccherate; non promette una vita senza lacrime, anzi:
«Voi piangerete e gemerete… sarete nella tristezza.»
È un Vangelo che non ha paura della verità.
La vera provocazione è che Gesù non scappa dal dolore dei discepoli e non lo minimizza: lo attraversa. E proprio lì, in quel pozzo che sembra vuoto, prepara la sorgente della gioia.
- Il dolore non è il nemico: è la sala parto dello Spirito
La donna che partorisce è l’immagine forte, carnale, concreta.
Non è un dolore qualsiasi: è un dolore che genera.
👉 Il nostro dolore sta generando qualcosa, o lo stiamo solo sopportando?
👉 Lo lasciamo trasformarci, o cerchiamo solo di anestetizzarlo?
Il Vangelo smonta la nostra tentazione di evitare la croce:
Non si arriva alla risurrezione passando dal retro.
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- Gesù se ne va… ma non ci lascia soli
Il dolore dei discepoli nasce dall’assenza di Gesù. Anche noi viviamo assenze:
persone che non ci sono più,
scelte non capite,
fallimenti che bruciano,
silenzi di Dio che spaventano.
Eppure Gesù dice:
«La vostra tristezza si cambierà in gioia.»
Non: “voi cambierete la tristezza”.
Non: “dovete sforzarvi di essere felici”.
È Lui che cambia.
La trasformazione non viene da uno sforzo psicologico, ma da una presenza nuova:
👉 lo Spirito che riempie il cuore con luce interiore e comprensione profonda.
- Quando arriva la gioia che nessuno può togliere?
Quando lo Spirito non è più un’idea, ma un’esperienza.
Quando non abbiamo più bisogno di mille risposte perché lo Spirito dà quella chiarezza che nasce dentro e non fuori.
«Quel giorno non mi domanderete più nulla.»
Perché?
Perché quando ami e ti lasci amare, molte domande cadono da sole.
La fede matura non elimina i misteri, ma li abita serenamente.
Forse la tristezza che oggi portiamo non è un fallimento spirituale…
forse è l’ora del parto.
Forse Dio non è lontano:
forse sta scavando più a fondo per far nascere una gioia che non dipende da nulla e da nessuno, perché viene da dentro, dal Suo Spirito.
A cura di Sr Palmarita Guida fvt della Fraternità Vincenziana Tiberiade
