- Pubblicità -

don Claudio Bolognesi – Commento al Vangelo del 15 Settembre 2024

Raccogliamo qualche perla preziosa. Tu, Gesù “parti” o, come preferisce dire Marco “esci” con i Tuoi – che bello, sì sono “Tuoi”, proprio Tuoi – discepoli. In fondo ogni partenza vera, non prevede di tornare indietro. È il gesto antico del nomade, del profugo, di Abramo, è un “uscire” con la testa e con il cuore, prima che con i piedi.

Vai nei villaggi verso Cesarea, un posto bellissimo. C’è tanto verde, acqua, ci sono le sorgenti del Giordano. È anche un posto terribile, un luogo di potere. Politico – ci sono i palazzi del re-fantoccio ed è “Cesarea” in onore dell’imperatore – e religioso. Lì c’è il tempio del Dio Pan, un bel tipo che era raffigurato con corna, zampe di capra e significativi attributi sessuali, non certo per bellezza. Ma non vai proprio a Cesarea. Ti fermi nei villaggi, nella periferia dell’impero.

Ti dedichi ai sondaggi di opinione: – la gente chi dice che Tu sei? -. I discepoli, da bravi laici, devono essere capaci di ascoltare il mondo, di dialogarci. Le risposte sono belle, fantasiose, un po’ scontate. La domanda diretta che segue invece è un colpo basso, una richiesta di compromettersi. Non a caso risponde solo uno: Pietro. E risponde al presente. Quella parola lì – Tu sei il Cristo – è in qualche modo ciò che Pietro, che la chiesa ripete nel presente di ogni uomo della storia.

Notiamo che Marco non si complica la vita con affidamenti a Pietro di poteri, chiavi ed altro. E che quella stessa professione Giovanni la metterà in bocca nientepopodimeno ché ad una donna – scandalo! – a Marta, sorella di Lazzaro. Invece insiste che questa cosa non va ancora raccontata apertamente. Bisogna aspettare la Pasqua, senza la fede è inutile, infatti nel vangelo la dicono anche i demoni. Forse è ancora tanto più grande di Pietro, lo vedremo di qui a poco. Ma intanto lasciamoglielo dire.

A questo punto nel vangelo c’è un salto narrativo: cominci ad insegnare che devi soffrire, essere rifiutato dalla religione ufficiale, essere ucciso e morire – ma proprio-proprio, i tre giorni raccontano quello – per poi risorgere. Questo fatto della risurrezione però è un po’ vago, non sappiamo cosa sia. Mentre le cose che succedono prima sono concrete e un po’ scandalose. Forse avremmo anche noi fatto come Pietro, Ti avremmo sgridato.

Quant’era forte la vecchia traduzione: – lungi da me, Satana! -. Anche se preferiamo notare il gesto che precede queste parole: Ti volti e guardi i discepoli. Come dire che ciò che dici a Pietro è per il bene loro. In fondo il verbo “rimproverare” è lo stesso, usato sia per le parole di Pietro che per le Tue. Rimane un rimprovero affettuoso, la parola forte ad un amico che amiamo. Detta per il bene suo e dei discepoli, e anche per il nostro oggi.

Pietro non deve smettere di andare dietro a Gesù. La tentazione di pensare secondo gli uomini, di cercare di manipolarTi, è sempre dietro l’angolo per il singolo credente come per la Chiesa. Chi ha autorità, noi che siamo al servizio, dobbiamo stare particolarmente attenti.

A questo punto il tono cambia, diventa solenne. Si parla alla folla e ai discepoli, insieme. Colpisce sempre quel “se” iniziale, premesso alla proposta del discepolato. Nessuno è obbligato a seguirTi. Siamo in un territorio di libertà. Anzi, sembra quasi che Ti stupisca, infatti Ti riferisci non a “tutti” ma a “qualcuno”. Ti basta che almeno un gruppettino si interroghi sull’eventualità di seguirTi.

Nel tal caso i passi sono tre: rinnegare se stessi, cioè riconoscere che non ci conosciamo e che non possiamo riporre la nostra fede in noi stessi. Prendere la “nostra” croce – non la Tua, la nostra -. Non portare il peso del mondo ma solo il nostro. Sono due verbi che parlano dei presupposti, sono al passato. Il terzo è un imperativo presente: bisogna seguirTi! Chi vuole farlo deve farlo, con forza, punto e basta. Non possiamo passare la vita a parlarne. È necessario buttare sul piatto la vita, rischiarla, con la possibilità di perderla. Ma chi la perde per Te e con Te, in realtà ha vinto.

don Claudio Bolognesi