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don Claudio Bolognesi – Commento al Vangelo del 14 giugno 2026

Diamo forse per scontate troppe cose. Una di queste è l’istituzione dei “dodici” come realtà fondante, gruppo iniziale dei discepoli. In realtà il Vangelo di Matteo aspetta il decimo capitolo – sappiamo che la numerazione è relativamente recente ma si tratta comunque di circa un terzo del Vangelo – per parlarcene.

Conoscevamo già il nome delle prime due coppie di fratelli: Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni. Poi abbiamo incontrato Matteo Levi, pubblicano e da sempre identificato con l’autore del primo Vangelo.

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Dopo il primo grande discorso che fai sulla montagna – quello che inizia con le Beatitudini – circondato dai Tuoi discepoli che però sono ancora un gruppo sfumato, Ti dedichi a portare la misericordia di Dio ad un popolo affaticato ed oppresso: compi una serie di miracoli. Non Te la vai a cercare, non è il Tuo progetto. È ciò che Ti trovi chiamato – costretto – a fare dall’incontro con persone ferite e sofferenti.

La cosa Ti provoca anche opposizioni, come quella dei mandriani di porci di Gadara che, danneggiati dal miracolo che ha avuto come conseguenza la perdita della mandria, Ti pregano di allontanarTi. I miracoli sono comunque alternati da una riflessione sul discepolato: su ciò che non è – qualcosa che parte da noi, dalla nostra bontà e bravura e che sottostà ai nostri programmi – e su quello che è, cioè l’esperienza di un Dio che sceglie come collaboratori i peccatori, gl’indegni.

Davanti a Matteo ti qualifichi come medico, misericordioso. Intanto iniziano a presentarsi i problemi teologici, la prima domanda che Ti fanno è perché i Tuoi discepoli non digiunino. Assodato che i miracoli non sono “prove” del fatto che sei Dio, il Messia – per chi non crede provano anzi che sei il “principe dei demoni” – riprendi quella che è – questa sì – la Tua missione programmatica: quella di insegnare.

Incontriamo così il Tuo secondo grande discorso, quello che i commenti chiamano “sulla missione”, che ha una particolarità: nasce dal fatto che osservi le folle e ne hai compassione. Ci pare una cosa importante: il Vangelo non nasce solo dalla decisione divina di comunicarci un volere dall’alto, ma anche da considerazioni, oggi diremmo “sociologiche”, che arrivano dalla lettura del presente. Che racconta di un popolo che non ha chi si prenda cura di lui.

L’immagine che ci viene consegnata è quelle di pecore tosate male, scorticate vive. Di fronte a questo, la Tua prima richiesta è quella di pregare, con una preghiera che chiede per necessità fondamentali ed impellenti. Che ci rivolgi più come un ordine, un comandamento, che una gentile richiesta suborionata ad eventuali disponibilità.

Solo a questo punto, all’inizio del decimo capitolo, impariamo dell’esistenza di un gruppo stabile chiamato dei “Tuoi Dodici”. A loro doni potere su ciò che fa soffrire i deboli. Un potere descritto da un termine che nel greco classico ha radici che indicano più un servizio che una forza. Va verso il “curare” oltre che il “guarire” e si rivolge alle situazioni croniche, quelle che non hanno soluzione.

Segue l’elenco dei nomi caratterizzato dal fatto di essere espresso in sei coppie. Crediamo che non sia solo perché i primi quattro sono fratelli a due a due ma perché la chiamata è funzionale all’invio che avverrà – lo sappiamo dagli altri Vangeli – proprio a coppie. Colpisce sempre il nome dell’ultimo della lista… Così come colpisce la limitazione: non devono uscire da Israele. Quello avverrà dopo la Pasqua.

La prima indicazione è quella di predicare – è un primo annuncio: il “kerigma” – e si riferisce a ciò che hai già ripetuto: “il Regno dei Cieli è stato avvicinato”. La seconda indicazione è un ritorno, radicalizzato: al curare gli infermi si aggiunge “resuscitare i morti e purificare i lebbrosi”. Il tutto in uno stile di gratuità che si radica nella consapevolezza che è dalla gratuità del dono di Dio che ci viene la salvezza.

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Troviamo dunque un ordine che riguarda tutti discepoli: quello di pregare perché ci sia chi si prende cura del popolo e un’indicazione che appartiene specificatamente ai “dodici” che indica una missione ben specifica. Che, secondo la fede della chiesa è passata ai loro successori, per i quali preghiamo affinché la tangano viva.te e che fa rumore, di cui gli altri si accorgono. E il “bere” è quello di chi ha proprio, veramente sete e festeggia.

don Claudio Bolognesi