Ci sono racconti del Vangelo che vengono messi in dubbio dal punto di vista della loro storicità (intesa con i nostri criteri attuali). Anche chi crede si chiede se il loro significato prevalichi la cronaca. Basti pensare alle differenze presenti nei due racconti della natività.
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A certi miracoli, alle guarigioni da forme di possessione che assomigliano tanto all’epilessia. Posto che i miracoli in sé non ci creano problema, è palese che di altri brani è difficile mettere in discussione il fatto che siano realmente accaduti.
Vale ad esempio quello odierno, perché per la prima comunità costituiva qualcosa di imbarazzante. VederTi in fila con i peccatori, per compiere un gesto riservato a chi riconosceva il bisogno di essere lavato per cambiare vita…
In una posizione quasi subordinata a quella del Battista che di lì a poco morirà da eroe, martire, doveva essere difficile da accattare per la prima comunità. Al punto che Giovanni potrà permettersi di non raccontarlo.
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Luca premetterà che ormai il Battista è in prigione, e il Tuo sembra quasi un auto battesimo. Marco ci andrà giù pari come al solito: lo racconta e basta, lasciando a noi l’onere di capire.
Oltretutto per il secondo vangelo è la prima scena. Rappresenta la Tua nascita, l’esordio. Quasi la Tua chiamata vocazionale, il momento in cui comprendi la Tua natura di Figlio amato e cominci a vedere la Tua missione.
Matteo ha già chiarito che il Battista non è degno di portare i sandali, ora si aggiunge che non vuole compiere il gesto battesimale. Lo porta a termine solo come atto di ubbidienza.
Il primo significato che sempre riconosciamo di fronte al Tuo battesimo, Gesù, è che in esso Tu mostri che stai condividendo le conseguenze dell’incarnazione. Per noi essere uomini e donne significa essere peccatori.
Esserlo comporta una presa di coscienza, la necessità di chiedere perdono, di riconciliarci col Padre. Noi crediamo che Tu peccatore non lo sia. Ma che hai preso su di Te le conseguenze del peccato, sì.
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Che le hai inchiodate alla croce. Hai accettato la morte dolorosa – esito ultimo del peccato – per donare a noi la vita. Come sempre ogni pagina del Vangelo ci parla della Pasqua.
Ci sono però alcuni altri livelli di significato. Ad esempio la Tua scelta di essere obbediente “ad ogni giustizia”. In tempi in cui l’obbedienza fa paura – ne abbiamo scoperto i risvolti potenzialmente pericolosi – rischiamo di cadere in un labirinto in cui vale solo ciò che ciascuno “sente”, pensa e decide per se stesso.
Diventando però potenzialmente schiavo delle proprie paure e manie. Anche per noi oggi obbedire ad ogni giustizia può essere una sfida liberante e avventurosa.
Il fatto poi che esci immediatamente dall’acqua e che su di Te scende lo Spirito “come una colomba” ci fa poi pensare alla Genesi. All’inizio lo Spirito aleggia sulle acque, la colomba poi avviserà che il diluvio è passato.
Il Vangelo di Matteo, come farà quello di Giovanni, ci pone innanzi ad una creazione nuova di cui Tu sei il fondamento. Il nuovo Adamo, il punto iniziale, aggregante, di tutto ciò che è.
Sei la nuova Arca, il vero Noè che ci traghetta oltre le acque della morte. Lo Spirito che scende su di Te Ti consacra Messia, Ti manda a portare il lieto annuncio a chi ha bisogno di salvezza.
Tu vedi i cieli aprirsi, contempli la risposta al grido di Isaia che ancora abita in noi quando dubitiamo del fatto che ci ascolti veramente: “se Tu squarciassi i cieli e scendessi!”.
La voce del Padre è per noi, che ascoltiamo oggi questo Vangelo, chiamati ad accoglierTi oggi, invitati ad ascoltarTi. A compiere in Te ad ogni giustizia.
don Claudio Bolognesi
