Tanti anni fa, ci capitò di condividere l’imbarazzo di un gruppo di giovani che percepivano in queste Tue parole una nota ricattatoria. Un po’ com’era da bambini quando chiedevamo a papà e mamma: “se mi vuoi bene mi fai andare alle giostre”.
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Naturale sottinteso era che se non ci lasciavano andare voleva dire che non ci amavano. Non sorridiamo, di questi ricatti emotivi la nostra vita è piena. Anche la vita di fede.
Per tanti cristiani il Tuo amore di Dio è vincolato al fatto che facciamo i bravi. Così quando ci sentiamo a posto veniamo di corsa a prendere la carezza come le volte che tornavamo a casa dopo avere preso dieci nel compito di matematica. Immaginandoci di avere meritato di essere amati di più.
Non importa se Tu ripeti continuamente che sei venuto per i peccatori, mica per i giusti che non hanno bisogno di Te. Quando facciamo qualche disastro, quando siamo in crisi, da bravi figli di Adamo ed Eva che dopo il peccato originale si nascondono perché hanno scoperto di essere nudi, anche noi scappiamo da Te. Per poi ripresentarci – forse – dopo aver risolto tutte le magagne.
Attribuire a Dio le nostre debolezze è qualcosa che facciamo da sempre, basti pensare agli amori, le invidie, i tradimenti e le vendette degli dèi dell’antichità classica. Dovremmo ormai aver capito che Tu non sei quel genere di Dio.
Crediamo che sia corretto leggere i verbi di questo brano del Vangelo in una successione temporale. Non siamo obbligati ad amarTi, ma “se” lo facciamo, la conseguenza sarà che scopriremo e vivremo i Tuoi comandamenti. Cioè impareremo ad amare i fratelli come Tu ci hai amati.
Saremo una famiglia e come tale avremo bisogno del Padre. Scopriremo che l’abbiamo e questo grazie al dono del Paraclito. Noi siamo abituati a questo titolo perché lo ripetiamo ogni domenica nel “Credo”. Questo non vuole dire che il suo significato sia chiaro.
In più qui Tu lo definisci “un altro”, senza specificare a cosa Ti riferisca. Noi crediamo che il Paraclito originario sia Tu. Il termine indica qualcuno che è “chiamato vicino”, un aiutante. Per esteso quindi significa “avvocato difensore” e, infine, nella sua traduzione classica “consolatore”.
Qui la Sua funzione primaria è “rimanere con noi” per sempre. Ricordiamo che il verbo “rimanere” nel linguaggio di Giovanni è centrale. Riassume la vita cristiana, che è cioè “rimanere nel Tuo amore di Dio”.
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A questo punto viene nominato direttamente lo Spirito. Di per sé in greco il termine è neutro e traduce l’ebraico Ruach che invece è femminile. Indica un movimento nell’aria, invisibile ma percepibile. A volte lieve, altre volte potente.
Qui viene unito a “verità” come accade nel quarto Vangelo fin dal dialogo con la samaritana. Dello Spirito si dice che si può vedere/conoscere, rivolto ai discepoli, e non vedere/non conoscere, che è la situazione del “mondo”.
Accogliere il Tuo amore di Dio porta come conseguenza il fatto che lo Spirito rimanga, che sia nei discepoli e quindi essi possano farne esperienza, possano “conoscerlo”.
Ora il discorso cambia. Con tenerezza ci dici che non ci lascerai orfani. Poi aggiungi che c’è un qualcosa di piccolo che impedisce al mondo di vederTi. Normalmente lo traduciamo come poco tempo.
Ma il termine indicherebbe anche quell’essere piccoli che fa’ sì che Zaccheo per incontrarTi debba arrampicarsi sul sicomoro. Infatti questo qualcosa di piccolo non impedisce a noi discepoli di vederTi. La condizione per farlo è che noi viviamo.
Perché Tu vivi, perché sei il Vivente. Le Tue parole poi portano verso la comunione con il Padre. Con la circolarità tipica dell’oratoria antica ritorni al fatto di osservare i Tuoi comandamenti che rivela e realizza il Tuo amore di Dio.
Con l’aggiunta ora dell’esperienza dell’amore del Padre e della Tua manifestazione. L’impressione è che se fossimo mistici questo sarebbe il nostro pane quotidiano. A noi che mistici non siamo sembra un po’ un incontro di lotta libera con Te.
In fondo ci basta ricordare che osservare i Tuoi comandamenti è un dono del Tuo amore di Dio. È un segno della presenza dello Spirito. Non ci spaventiamo per quel poco che ci separa da Te. Noi accettiamo di cercarti nella verità, nella vita, grazie alla forza dello Spirito. e il tornare per condividere la gioia dell’incontro con Te.
don Claudio Bolognesi
