don Antonio Savone – Commento al Vangelo del 23 Ottobre 2021

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Quando il tragico viene a interrompere la normale vicenda degli uomini, รจ quasi innato il bisogno di stabilire una responsabilitร , รจ istintivo andare alla ricerca di quale possa essere stata la causa scatenante un evento che altrimenti resterebbe senza capi di accusa. Tuttavia, non sempre รจ possibile attribuire alla cattiveria di qualcuno la responsabilitร  di certi incidenti che sono fatali per la vita umana. E in questi casi non interessa tanto il come siano accadute le cose quanto il perchรฉ siano avvenute. Chi cโ€™รจ dietro certe catastrofi naturali? Chi cโ€™รจ dietro un incidente? Chi dietro un suicidio? Quandโ€™anche non sia di Dio la responsabilitร , perchรฉ non ha impedito che accadesse quella strage o quel disastro? Perchรฉ รจ rimasto spettatore muto, egli che รจ lโ€™Onnipotente?

Partendo da due episodi di cronaca nera che avevano interessato i giorni in cui Gesรน aveva invitato tutti a maturare lโ€™attitudine al discernimento, egli ribadisce che quegli eventi non sono il segno di un castigo da parte di Dio. Quegli eventi, infatti, dovrebbero restituire una diversa consapevolezza che riguarda proprio la nostra esistenza impastata di fragilitร  e perciรฒ sempre esposta a non pochi pericoli.
Chi di noi รจ immune dalla violenza che puรฒ travolgerlo in una piazza o in uno stadio? Chi di noi ha lโ€™assicurazione circa il fatto che, senzโ€™altro, la sua vita sarร  risparmiata da un incidente o da una catastrofe naturale? Chi di noi ha la certezza ferma che di sicuro sarร  padrone della sua vita fino alla fine senza conoscere momenti depressivi che non poche volte potrebbero comprometterla?

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Il rischio piรน grande, ripete Gesรน, non รจ tanto perdere la vita perchรฉ ucciso in una rivolta o sotto il crollo di una torre. Il rischio piรน grande รจ continuare a stare nella vita senza accogliere lโ€™invito a mutare pensieri, sentimenti, atteggiamenti, stili, comportamenti, invito che Gesรน continua a rivolgerci molte volte e in diversi modi. Il rischio รจ il continuare a vivere come se nulla possa mettere a repentaglio la riuscita della nostra esistenza.

In gioco non cโ€™รจ tanto cosa noi pensiamo di un evento piuttosto che un altro; in gioco cโ€™รจ il modo in cui noi stiamo di fronte al tragico quando esso fa capolino come di fronte al banale con cui mi interfaccio non poche volte al giorno. In gioco non cโ€™รจ la mia capacitร  di giudicare ma la mia fede, come affronto da credente quellโ€™evento, quellโ€™incidente, quel dramma. In gioco non cโ€™รจ la colpevolezza dellโ€™uno o dellโ€™altro ma la mia disponibilitร  a intraprendere un nuovo percorso.

Il tempo non รจ un vuoto recipiente in cui continuare a fare disamine sullโ€™accaduto: il krรฒnos (il tempo nel suo scorrere cronologico) รจ chiamato a diventare kairรฒs (tempo propizio, momento favorevole), la successione degli eventi una opportunitร  di salvezza. Esso รจ lโ€™occasione a noi offerta da Dio per imparare a passare dalla condanna per ciรฒ che accade di negativo allโ€™impegno a essere strumenti di bene, ciascuno per la sua parte. Smettere il ruolo di chi sta di fronte alla storia vestendo i panni del giudice di quanto in essa accade e assumere, invece, i panni di chi inizia la difficile operazione di estirpare la radice di male presente nel proprio cuore.

Tra chi pretenderebbe lโ€™uso del potere che possa salvaguardare la propria incolumitร  e chi la strada della rivoluzione, Gesรน ne indica e ne imbocca unโ€™altra: quella del mettersi in gioco personalmente attraverso uno stile mite ed umile. Altro รจ lo stile di Dio. Esso mal si coniuga con la fretta di giungere a conclusioni sommarie e tantomeno si dispiega con un giudizio facile e una condanna inappellabile. Pur avendo tutto il diritto di intervenire in maniera decisiva e risoluta, non si lascia prendere dallโ€™ansia di un giustizialismo che non poche volte attraversa il nostro cuore.

Mai come in questo momento abbiamo bisogno di recuperare il senso di quel gesto con cui si apre ogni nostra celebrazione e con cui vorremmo aprire e chiudere le nostre giornate: il segno della croce. Ci affidiamo a quel gesto per esprimere che abbiamo bisogno di cambiare modo di pensare secondo quello che il Padre stesso ispira; ci affidiamo a quel gesto per esprimere il bisogno di imparare ad amare con il cuore stesso del Figlio di Dio, fino in fondo; ci affidiamo a quel gesto perchรฉ, con lโ€™aiuto dello Spirito Santo, possiamo avere spalle capaci di sostenere le decisioni prese.


AUTORE: don Antonio SavoneFONTE CANALE YOUTUBETELEGRAM