don Antonello Iapicca – Commento al Vangelo del 6 Maggio 2020

APPOGGIATI AL FIGLIO PER CONOSCERE IL PADRE

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Un grido, e la voce di Gesù punta diritto al nostro cuore: Credetemi, guardatemi, sono Io, l’amore del Padre, quello che state cercando, proprio cio’ di cui oggi avete bisogno, Io, solo Io ve lo posso donare. Un grido, quasi una supplica che ci scuote, oggi, ora. Quante volte brancoliamo nel buio, situazioni e persone ci appaiono come ombre cinesi, mentre la nebbia avvolge fitta le nostre ore. Intuiamo qualcosa ma, dobbiamo riconoscere, sono infinitamente di piu’ le cose che non comprendiamo di quelle che riusciamo ad afferrare. Per questo, anche oggi Cristo viene alla nostra vita come luce, per strapparci alle tenebre che il mondo, la carne e il demonio continuano a gettarci addosso.

Arriva la luce di Lui a rischiarare la nostra vita, e con Lui giunge il Padre. Non si tratta di capire, si tratta di vivere con Gesu’ da figli di Dio. Vedere Cristo, credergli, e’ l’opera preparata per noi. E’ grazia, non e’ frutto di sforzi, decisioni o progetti. La fede, espressa attraverso il vedere e il credere, e’ accogliere la sua Parola. Essa ci e’ annunciata, donata ogni giorno. In essa c’e’ Lui, anzi, la stessa parola e’ Lui. Allora si tratta di camminare, anche oggi, come ogni giorno, appoggiati alla sua Parola, che e’ quella del Padre, di nostro Padre. Gesu’ non ha mai parlato per se stesso; la fonte delle sue azioni, delle sue decisioni, delle sue parole e’ sempre stato il Padre. Nessuna decisione avventata, dettata dall’affettivita’, sporcata dai compromessi e dalla vanagloria. Lui ha vissuto nel Padre e per il Padre, e per questo, ha donato senza riserve la sua vita per ogni uomo, gratuitamente. Nell’autentica liberta’ del Figlio che vive ogni istante nella volonta’ del Padre, Gesu’ ha dischiuso per ogni uomo l’unica porta dinanzi alla stessa liberta’. Non ha imposto nulla, ha annunciato e offerto il suo amore, senza sperare nulla per se’, nell’indomita certezza che un amore cosi’ grande non puo’ restare indifferente. Puo’ essere respinto, rifiutando la Parola che lo annuncia e lo dona; e sara’ la condanna nell’ultimo giorno, perche’ la vita e’ seria, e si gioca sul filo della liberta’. Le decisioni hanno sempre delle conseguenze, e quelle prese di fronte alla Parola di Gesu’ sono quelle decisive. Chi le accoglie entra gia’ nel Paradiso, sperimenta la vita nuova dei figli di Dio, e conosce la liberta’ di amare oltre ogni limite. Chi non le accoglie si chiama fuori da se’, si condanna da solo all’inferno, di cui gia’ in questa vita ne sperimenta la solitudine e il dolore. Gesu’ non e’ venuto a condannare nessuno, anzi; ma, proprio per questo, non e’ venuto come uno smacchiatore che cancella i peccati di un’inconsapevole camicia; ha annunciato la Parola di salvezza incarnandola nel dono di se stesso sulla Croce, perche’ ogni uomo potesse accoglierla e sperimentarne la misericordia. Proprio la Croce, infatti, l’evento decisivo per la salvezza, quando e’ annunciata diviene la porta attraverso la quale uscire verso la liberta’: “La Croce di Gesu’ e’ la Parola con cui Dio ha risposto al male del mondo. A volte ci sembra che Dio non risponda al male, che rimanga in silenzio. In realta’ Dio ha parlato, ha risposto, e la sua risposta e’ la Croce di Cristo: una Parola che e’ amore, misericordia, perdono. E’ anche giudizio: Dio ci giudica amandoci. Se accolgo il suo amore sono salvato, se lo rifiuto sono condannato, non da Lui, ma da me stesso, perché Dio non condanna, Lui solo ama e salva” (Papa Francesco, Parole al termine della Via Crucis al Colosseo, 29 marzo 2013).

Chi vede Gesu’ vede il Padre. Chi ascolta e accoglie la sua Parola incontra il Padre. Chi dimora in Lui vive nel Padre. Questa e’ una Parola per ciascuno di noi, che ci perdiamo in mille sottigliezze, in troppi tentativi di far breccia, penetrare nel cuore degli altri, agganciarli a noi e guadagnarli alla nostra causa. Per poi soffrire tremendamente quando siamo rifiutati, quando non siamo ascoltati, quando, dopo tanto impegno, siamo rifiutati. Se invece ci abbandoniamo completamente al Signore, se viviamo in Lui la sua stessa vita, possiamo sperimentare la libertà autentica: nel matrimonio, nel fidanzamento, nell’amicizia, nel ministero; siamo chiamati a vivere nella liberta’ che non elude la sofferenza, ma che scaturisce dalla consapevolezza che chi vede noi vede Cristo e, in Lui, il Padre. E’ Lui che, in noi, gli altri accolgono o rifiutano; a noi e’ dato, per Grazia, di rimanere nel suo amore, nascosti nella sua misericordia, morti per il mondo ma vivi per Lui.

E’ questa la chiave per vivere nella pace autentica, nel riposo, senza esigere e pianificare, senza rincorrere, spendendo, invece, ogni energia seguendo e obbedendo a Lui, mossi solo dal suo Spirito. Così vivono i figli di Dio, così si muove la Chiesa, offrendosi in ogni istante come la Parola di salvezza incarnata nella storia che viviamo accanto al prossimo, consegnandosi per amore in ogni circostanza, nella consapevolezza di poter essere respinti. La Chiesa e i cristiani hanno una luce speciale, quella della vita che non muore; per questo, per amore, per quello autentico e libero, che desidera il bene e la salvezza di ogni uomo, si dona e annuncia il Vangelo in ogni luogo e tempo, opportunamente e inopportunamente, con il potere, che la carne non conosce, di accettare di vedersi rifiutata e perfino perseguitata, solo per aver amato. La Chiesa esiste per il bene dell’umanità, è una scheggia di verita’ e di amore seminata nella idolatria e nella concupiscenza, nell’avidita’ e nell’orgoglio del mondo, senza difese. Proprio per questo puo’ donare, gratuitamente, la salvezza, perche’ nulla impone, e nulla spera per se stessa, come e con Gesu’, nel rischio di vedere le persone piu’ care condannarsi a una vita meschina di solitudine. Cosi’ siamo chiamati a vivere ogni rapporto, amando senza posa, sperando sino alla fine la salvezza di tutti, navigando tra i marosi che ci respingono, nell’intimita’ con Cristo, come un bimbo abbandonato tra le braccia di suo padre. E’ questa la luce che dirada le tenebre che ci avvolgono e ci intristiscono. Camminare umilmente con Gesu’, senza pretendere nulla, sapendo d’essere forse come pugili suonati tra le temperie della vita, ma saldi e fermi, ancorati nel suo amore che non delude.

Cammineremo certo in una valle oscura, berremo veleni, per scoprire di poter passare indenni, sperimentando in ogni circostanza che Lui e’ vivo, che il Cielo ci attende, che la nostra vita e’ un pellegrinaggio quotidiano verso la pienezza del suo amore, dove accompagnare l’umanita’.


AUTORE: don Antonello Iapicca
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