Continuiamo il nostro cammino domenicale. Gesù non solo si sta dirigendo con decisione verso il Padre, ma c’invita a fare altrettanto, perché Lui è il senso della vita, Lui è colui che ha preparato il banchetto del Cielo per tutti noi, anche se per entrarvi dobbiamo varcare la porta stretta dell’amore (cfr domenica scorsa). È una scelta che deve muoverci sapendo che il Padre non è un antagonista della nostra vita, anzi: è collaboratore della nostra gioia.
La lectio continua dopo il video.
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In una parola, Gesù ci sta educando alla sola cosa che conta, ci sta educando alla parte migliore della vita. Come ogni domenica il testo del vangelo viene introdotto dalla prima lettura, oggi tratta dal libro del Siracide. L’Autore ricorda che è rispettato colui che “compie le opere con mitezza…”, che “più è grande, più deve farsi umile, e troverà grazia davanti al Signore”.
Una mitezza e una umiltà animate dalla certezza, risponderemo nel salmo, che non siamo noi a preparare la casa al Signore, non siamo noi a doverci scegliere i posti, ma è Dio stesso a scegliere il meglio per ciascuno di noi. Questa chiave di lettura bene ci aiuta a introdurci nel testo evangelico.
“Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano ad osservarlo”. In questo primo versetto viene contestualizzata la scena. È interessante che mentre i farisei osservavano Gesù, Lui osservava loro, come emerge dal versetto seguente.
Il fatto che si trovi in casa di uno dei farisei segnala che Gesù non teme il dialogo, il confronto con coloro che lo stanno criticando e con chi assume atteggiamenti che Lui stesso critica: “…Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini…”. Il rischio, segnala Gesù, è proprio quello di volersi mettere in mostra, di attendere un contraccambio di onore e di prestigio.
Da queste cose siamo invitati a fuggire: “Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: Cedigli il posto!… Va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: Amico, vieni più avanti! Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato”.
Ciò che Gesù critica è la bramosia dei primi posti, del primeggiare. Vizio d’un tempo così sempre attuale! Se domenica scorsa parlavamo della bramosia del possedere, oggi ci troviamo di fronte alla bramosia dell’apparire. In altre parole sono traduzione dei vizi capitali.
Fino a sentirsi dire: “Cedigli il posto”. Perché non idoneo, perché qualcuno è più importante di te… Impariamo invece a stare al nostro posto, sapendo che c’è chi ha preparato il posto giusto per noi. Il Padre del cielo, ci sta insegnando Gesù, sa ciò di cui abbiamo bisogno. Lui sa quale sia il posto giusto per noi, e solo lì troveremo la pace che stiamo cercando.
A tale riguardo vorrei ripensare all’esperienza di don Ernest Simoni, creato Cardinale da papa Francesco. Fu rapito e imprigionato in un campo di lavori forzati organizzati dai comunisti albanesi. All’inizio non capiva quello che gli stava accadendo, ma poi si disse: “Se il Signore mi ha posto in questo campo di lavoro, vuol dire che aveva bisogno di un sacerdote qui. Sarò il parroco di questi prigionieri”.
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E cominciò segretamente ad ascoltare le confessioni, a celebrare messa. Tutto partì da questa sua riflessione: “Perché il Signore mi ha voluto qui? Lui sa qual è il posto giusto per me”.
Nel cuore umano c’è sempre il rischio di lasciare il primo posto all’invidia, all’avidità, al possesso, alla competizione. Questo porta a condurre una vita non autentica, perché ci fa inseguire l’illusione di noi stessi, ma non la realtà di ciò che siamo.
Chi sa vivere con umiltà e verità si sentirà chiamato “Amico” da Dio, il quale gli indicherà il posto pensato per lui: “Amico, siediti accanto a me” (cfr Mt 25: “Venite benedetti dal Padre mio…”).
Questa amicizia non verrà meno neanche nel tradimento: “Amico, per questo sei qui!” (Mt 26,50). Anche nel momento più buio e triste, quando la “sgomitata” si fa violenta, Gesù tenta di recuperare l’amico con l’amore.
Quanto Gesù insegna e chiede è di fatto quanto Lui stesso ha fatto per noi, obbedendo al Padre del cielo: il Maestro «mite e umile di cuore» (Mt 11,29), che «umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte, anzi alla morte di croce» (Fil 2,8).
Per questo Dio lo ha esaltato, richiamandolo dalla morte alla vita eterna (cf. Fil 2,9-11). Gesù ha preso l’ultimo posto nel mondo – la croce – e con questa umiltà radicale ci ha salvati e Dio Padre lo ha fatto risorgere. La ricompensa è molto più grande di ogni attesa.
“Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio.
Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti”.
Se la prima parabola era centrata sull’imparare a lasciare a Dio scegliere il posto per noi, qui viene chiesto di lasciare a Dio, padrone di casa, di decidere chi invitare, sapendo che noi dobbiamo semplicemente – ma quanta fatica e quanta lotta – partecipare alla gioia del Padre del cielo (cfr Lc 15).
Ciò che Gesù insegna è evitare di amare attendendosi il contraccambio, solo per farsi belli di fronte agli altri. L’amore chiede di farsi gratuito: o è gratuito o non è amore: è «avere in noi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù» (cf. Fil 2,5), garanzia che ci conduce già oggi alla felicità.
Vivere con lui e come lui è la nostra gioia beata. Gesù sceglie gli ultimi, anche perché spesso i cosiddetti primi sono sempre impegnati su altro (cfr Mt 22,1-14). È il grande cammino della conversione, passare dall’io a Dio. È il cammino della vita.
Per gentile concessione di don Andrea Vena. Canale YouTube.
