don Andrea Vena – Commento al Vangelo di domenica 28 Dicembre 2025

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Nella prima domenica dopo Natale si celebra la festa della Santa Famiglia di Nazaret.

Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: “Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo”. Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Dall’Egitto ho chiamato mio figlio. Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: “Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino”. Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: “Sarà chiamato Nazareno“.

Nell’ultima domenica di Avvento abbiamo meditato sulla figura di Giuseppe che, dopo un iniziale momento di turbamento, “prese con sé Maria, sua sposa” (Mt 1,24). Giuseppe comprese in quel frangente che quanto stava vivendo era “frutto dello Spirito Santo”. Con questa convinzione ha successivamente agito: non erano fantasie quanto stava accadendo, ma azione misteriosa e amorevole dello Spirito di Dio.

Questa fiducia e questo alto senso di responsabilità lo ritroviamo nel testo odierno, quando Giuseppe riceve nuovamente la visita di un angelo per avvertirlo del pericolo: ““Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo”

Giuseppe quindi è stato prima chiamato ad accogliere la vita di Gesù, ora a è chiamato a difenderla, a custodirla. Ancora una volta Giuseppe ascolta, si fida e obbedisce, facendosi condurre lì dove Dio gli ha riferito attraverso la parola dell’angelo: “Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Dall’Egitto ho chiamato mio figlio”.

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Da questi pochi dettagli cogliamo un dato fondamentale per noi: Giuseppe e Maria “ascoltano” e prontamente “si alzano” per partire in fretta. Alzarsi e mettersi in cammino è la dinamica dell’obbedienza attraverso la quale passa la salvezza.

Un “movimento” che colpisce ed educa: partire, alzarsi, fuggire, rifugiarsi, abitare… e pure la cartina geografica è ampia: Betlemme, Egitto e poi Nazaret. Certamente la chiave di tutto questo “movimento” la troviamo nella citazione del profeta Osea: “Dall’Egitto ho chiamato mio figlio”. L’Egitto è luogo di rifugio per i perseguitati e punto di partenza dell’Esodo di Israele. La Famiglia di Nazaret ricalca in questo modo il cammino di tanti perseguitati e profughi della storia, ma nello stesso tempo rimanda alla mano potente di Dio che sa liberare il suo popolo.

La santa Famiglia di Nazaret ha dunque sperimentato la precarietà della vita, la fatica del lasciare tutto e l’incertezza del cammino pur di custodire il Figlio e vivere in serenità. Un dato è certo: tutto questo è stato reso possibile dall’obbedienza nata l’ascolto. Solo così ogni luogo, spazio e tempo si rivelerà come il “luogo” in cui possiamo incontrare o rifiutare Dio.

In questo tempo di Natale, la liturgia ci fa incontrare dunque l’esperienza della famiglia di Nazaret. Perché Gesù, il Figlio di Dio, è nato in una famiglia e di conseguenza a questa “scuola” è possibile ancora oggi imparare l’arte del bel vivere. In fondo in ogni famiglia ci sono incomprensioni e difficoltà, tensioni e sorrisi, momenti di fragilità e tempi di letizia. È la vita. Ed è la vita che incontra ogni famiglia. Quella di Nazaret ci offre alcune coordinate. Innanzitutto l’importanza dell’Ascolto, perché senza “ascolto” diventa difficile capire. Lo dicevamo anche commentando i testi del giorno di Natale, quando solo grazie all’ascolto degli angeli i pastori compresero quanto stava avvenendo.

Sarà l’ascolto a “destare dal sonno”. Ma l’ascolto chiede anche di sapersi “destare dal sonno”, di reagire. Se si vuole “custodire” il bimbo, così come la famiglia stessa, è importante destarsi dal sonno delle rivendicazioni, dell’incolparsi vicendevolmente, del non darsi retta. Si può sempre ripartire così come si può sempre risorgere, anche di fronte a fragilità o fallimenti. Il vangelo della famiglia può divenire un’ottima mappa all’interno della quale navigare per imparare in modo nuovo a ripartire. Mai soli. Sempre guidati dallo Spirito di Dio che mai smette di parlare alla chiesa domestica che è la famiglia.

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San Paolo, nella II lettura, offre gli atteggiamenti di fondo, ricordando che a fondamento della coppia e della famiglia c’è una scelta di Dio: “Scelti da Dio, santi e amati”. In forza di questa scelta, si tratta ora di obbedire – come fecero Giuseppe e Maria – a quanto richiesto: “Rivestitevi di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri”. Non si tratta di fare gli eroi, perché la fatica vale per tutti. Questo si compie per un’esperienza di fondo che ci anticipa e ci appartiene: “Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi”. Nessuna recriminazione, niente di niente.

Amarsi e perdonarsi perché prima di tutto Dio lo ha fatto con noi. Solo animati da questo movimento divino, sarà possibile ritrovare la serenità: “E la pace di Cristo regni nei vostri cuori”. Ecco dove si fonda l’amore familiare e dove la famiglia attinge quanto ha bisogno. Se ripensiamo al movimento di Giuseppe e Maria – ascoltarono, si destarono e subito partirono… si comprende cosa fare dopo aver “ascoltato” questa Parola di amore di Dio. Parola di salvezza per i coniugi, per la famiglia. Per tutti.

Per gentile concessione di don Andrea Vena. Canale YouTube.

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