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don Andrea Vena – Commento al Vangelo di domenica 2 Novembre 2025

Dato che il 2 novembre quest’anno cade di domenica, i testi della XXXI domenica del tempo ordinario vengono sostituiti con quelli dedicati alla Commemorazione di tutti i fedeli defunti: tra le tre messe proposte, qui sarà presentata la prima.

La lectio continua dopo il video.

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https://youtu.be/6FX2kuBItHI

L’odierna liturgia segue quella di Tutti i Santi. Ieri abbiamo meditato sui santi, ma abbiamo ricordato che ogni cristiano è già santo, perché il Battesimo unisce a Gesù Cristo, nostro Signore. Certo non basta dirlo se poi non ci s’impegna a diventarlo giorno dopo giorno vivendo il vangelo. Celebrare i Santi, far tesoro della loro ricchezza è importante proprio perché ci stimolano a tirar fuori anche noi il meglio che è custodito nei cuori, come ricorda papa Leone: “Interessatevi alle loro storie, studiate le loro vite e le loro opere, imitate le loro virtù, lasciatevi accendere dal loro zelo, invocate spesso, con insistenza, la loro intercessione! Il nostro mondo propone troppo spesso modelli di successo e di prestigio discutibili e inconsistenti. Non lasciatevene affascinare!”.

In fondo i veri rivoluzionari sono stati e sono proprio i santi: rivoluzionari nell’amore. E nessuno deve neppure sentirsi escluso, anzi! Anche le nostre fatiche, lotte, fragilità partecipano al cammino di santità: non dobbiamo temere le fragilità perché queste possono trasformarsi in occasioni provvidenziali per convertirci e crescere. Ieri dunque siamo stati invitati a guardare ai Santi, a questi “segni” di Dio presenti nella nostra storia quotidiana come “stelle” capaci di orientare verso il cielo.

Oggi, invece, il pensiero si rivolge ai tanti nostri fedeli defunti, ossia a quanti hanno varcato la porta di “sorella morte”. Per loro oggi siamo chiamati a pregare, a celebrare l’eucaristia, offrendo anche il nostro impegno quotidiano, le nostre preghiere e fatiche perché tutto contribuisca a purificare quanti sono passati a miglior vita, ma hanno ancora bisogno di un tempo di purificazione. Si spiega perché in questi giorni è concessa l’indulgenza plenaria a favore dei nostri defunti.

È quanto chiamiamo la “comunione dei santi”, la comunione tra noi, pellegrini su questa terra, con quanti sono ormai cittadini del cielo.

La colletta, ossia la preghiera dopo il canto del Gloria, così recita: “Nella tua bontà, o Padre, ascolta le preghiere che ti rivolgiamo, perché cresca la nostra fede nel Figlio tuo risorto dai morti e si rafforzi la speranza che i tuoi fedeli risorgeranno a vita nuova”. I nostri morti che in vita sono stati fedeli al Signore, sono già risorti in Cristo, ma in questo giorno preghiamo perché sia tolta da loro ogni traccia di peccato.

È quanto in fondo ci ricorda Giobbe, nella prima lettura: “…Io so che il mio redentore è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla polvere! Dopo che questa mia pelle sarà strappata via, senza la mia carne vedrò Dio. Io lo vedrò, io stesso, i miei occhi lo contempleranno e non un altro”. Una Parola, un’esperienza che si trasforma in confidente preghiera nel salmo: “Sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi”.

Questa, ricorda san Paolo nella II lettura, è la speranza che tiene accesa la fiaccola della nostra fede: la certezza che Gesù “quand’eravamo ancora deboli… morì per gli empi… A maggior ragione ora, giustificati nel suo sangue, saremo salvati per mezzo della morte del Figlio Suo”. La nostra fede si fonda su questa speranza che per noi è certezza in Gesù, morto e risorto. Lui ha vinto la morte e ci rende vincitori con Lui!

E se avessimo qualche dubbio, lasciamoci illuminare dalle parole del vangelo: “Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori… questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno”.

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L’odierna celebrazione risveglia certamente in noi gli affetti condivisi con tanti familiari ed amici e porta anche a ravvivare ricordi e importanti eventi. Siamo però invitati a vivere tutto questo non come un passato che non torna più, ma come un futuro che verrà, che ci aspetta. Certo, la morte rimane questa “porta” oscura e tragica, eppure unico varco per entrare nel cielo, perché Gesù con la sua risurrezione ci ha aperto la via e la porta per giungervi. La fede in Gesù, morto e risorto, è la nostra speranza! È la certezza che niente e nessuno è perduto.

Accogliamo con serenità le domande, i nostri dubbi, i nostri criteri… e impariamo a fidarci di quanto Gesù stesso ci ha detto: Lui vuole che tutti siano salvi. Questo è il punto. Il resto sono parole. Certo, forse dettate dal fatto che non vediamo, non tocchiamo, non abbiamo le prove… ma Gesù ha già dato prova in se stesso: è morto ed è risorto! E siamo certi che quanti sono morti Lui li ha accolti nella sua Casa.

Preghiamo allora per loro, assicuriamo loro la nostra vicinanza con la preghiera e accostandoci al sacramento della Confessione per ricevere l’indulgenza per i nostri cari, certi che tutto concorre al bene per coloro che amano Dio. Noi forse non ci rendiamo conto della forza della preghiera, ma i nostri cari possono toccare con mano quanto vogliamo loro bene proprio in questo fiducioso atto di preghiera.

E siamo pur certi che loro ci ricambiano pregando per noi, portandoci con loro presso il Signore.

Per gentile concessione di don Andrea Vena. Canale YouTube.