don Andrea Vena – Commento al Vangelo di domenica 19 Febbraio 2022

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Celebriamo oggi la VII e ultima domenica del tempo ordinario, dato che con mercoledì prossimo inizieremo il tempo  liturgico della Quaresima in preparazione alla Pasqua. Oggi ascoltiamo la conclusione del Discorso della Montagna,  dove Gesù fa capire che vivere la novità del vangelo tocca ogni dettaglio della vita. Abbiamo meditato sul testo delle  beatitudini, quindi sull’essere sale e luce del mondo, del saper vivere la legge per amore e non per esibizionismo. Oggi  siamo invitati a vivere, con ancora più decisione, il paradosso del vangelo che è paradosso dell’amore.

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Il testo viene preparato dalla prima lettura, tratta dal libro del Levitico, nel quale leggiamo: “Siate santi, perché io il  Signore, vostro Dio, sono santo”. Quanto Gesù ci chiede nel vangelo, fino all’amore dei nemici, non è un atto volontaristico, ma è risposta a un Amore, quello del Signore, che ci ha amati per primo (cfr 1Gv 15,9-17). Siamo invitati a diventare “santi”, “perfetti” perché Dio è santo, è perfetto e ci chiama ad esserlo anche noi.  vv. 38-48 : “Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio;  anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e  toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. 41E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui  fanne due. 42Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle. 

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Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. 44Ma io vi dico: amate i vostri nemici e  pregate per quelli che vi perseguitano, 45affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole  sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. 46Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricom pensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? 47E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di  straordinario? Non fanno così anche i pagani? 48Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste. Il testo del vangelo ci presenta la “rivoluzione”, il paradosso del cristianesimo, dove Gesù mostra che la vera via della  giustizia è la legge dell’amore, capace di superare quella del taglione, cioè “Occhio per occhio, dente per dente”. In fatti, nell’Antico testamento vigeva la regola di infliggere ai trasgressori la stessa pena inflitta: la morte a chi aveva  ucciso, amputazione a chi aveva ferito qualcuno, e così via. Tanto hai fatto, tanti ricevi.  

Gesù non chiede di subire il male, di restare succubi. Chiede di reagire, ma di farlo in modo nuovo, rispondendo al  male con il bene. Questo è l’unico modo che spezza la catena del male. Una logica illogica, secondo la mentalità del  mondo di ieri e di oggi, ma solo questa saprà riempire di bene quell’abisso di vuoto che è il male. La vendetta, fa capire  Gesù, non è giustizia. E’ vendetta, punto.  

Questa logica porterà a sostenere che è giusto anche “Amare i nemici e pregare per quanti perseguitano” (v 44).  Anche qui, non si tratta di subire, ma di mostrare che c’è una prospettiva diversa attraverso la quale guardare alla vita,  ed è la prospettiva del Padre celeste, che «fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli  ingiusti» (v. 45). Anche il nemico, infatti, è una persona umana, creata come tale a immagine di Dio, sebbene al presente questa immagine sia offuscata da una condotta indegna. Senza dimenticare che il primo nemico si annida sempre nel nostro cuore e che spesso entra in conflitto con l’impegno di bene che vorremo manifestare (cfr Rm 7,14ss).  Proprio per il fatto che siamo divisi in noi stessi e continuamente in combattimento, è importante tenere fisso lo  sguardo in Chi può aiutarci a corrispondere a quanto il nostro cuore desidera: “Tutto posso in colui che mi dà la forza”  (2Cor 12,9-10). In fondo non è in virtù delle nostre forze o capacità, ma solo in virtù dell’aiuto di Dio che possiamo  corrispondere a quanto il Padre attende da noi, diventare “perfetti com’è perfetto il Padre vostro celeste”.

Potremmo  dire che non amiamo perché dobbiamo obbedire, ma obbediamo perché amiamo Dio. In quel termine “perfetti” non  si indica chi non ha difetti, chi fa tutto in modo perfettino, quanto divenire integri, completi, coerenti. Se ripensiamo  ai testi di queste ultime domeniche, saremo discepoli nella misura in cui vivremo la vita con amore, facendo ogni cosa con amore. Saremo discepoli se impareremo a non essere parziali nelle nostre relazioni, a cominciare con noi stessi. Il  processo di unità di vita è proprio questo: vivere in maniera integra, liberi, coerenti interiormente, animati dall’amore  di un Dio che si è fatto “in quattro” per noi e che ci invita a fare altrettanto non per “dovere” ma per “amore”. Diventare perfetti, nella logica evangelica, è quindi vivere come Gesù, donando se stessi, senza calcoli e interessi, senza torna conto, senza timore di perdere. Potremmo dire che la perfezione cristiana trova la sua sintesi e la sua radice ultima  nell’espressione che Gesù pronuncia nel suo discorso d’addio: “Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me” (Gv 17,23). Una proposta che non nasce  da leggi esterne, ma dall’esigenza del cuore, da chi sa di essere stato amato e ora desidera fare altrettanto. Rispondere. 

Abbiamo iniziato il nostro cammino contemplando il Bimbo adagiato su una mangiatoia; come i pastori e i magi, lo  abbiamo adorato e da lì siamo partiti pieni di gioia per narrare quanto Dio ci ha ama ed è disposto a fare per noi: farsi  Bambino, farsi Uomo, pur di portarci a Casa sua, in paradiso. Immersi in questo Amore (Battesimo, 8 gennaio), ci  siamo messi dietro a Gesù per lasciarci educare dalla sua proposta di vita: abbiamo compreso che Egli è l’Agnello di  Dio che toglie il peccato del mondo, il solo che sa dare al cuore ciò che il cuore attende (II domenica, 15 gennaio); Colui  che passa lungo le rive della vita, invitandoci a seguirLo e a convertirci, imparando a guardare alla vita da un altro  punto di vista (III domenica, 22 gennaio). La traccia per questo cammino è il vangelo delle beatitudini (IV domenica,  29 gennaio), capaci a dare sapore e luce nuova alle opere di tutti i giorni (V domenica, 5 febbraio). Un vivere nuovo che  non significa gettare via ogni cosa del passato, ma saper andare oltre lo sterile legalismo, sapendo mettere cuore amore in ogni cosa che si fa (VI domenica, 12 febbraio), fino al paradosso più grande, quello di amare i nemici (VII  domenica, 19 febbraio).  

Un progetto non semplice, eppure l’unica strada per diventare perfetti com’è perfetto il Padre del cielo. Il tempo della  Quaresima che ci apprestiamo a vivere ci aiuterà a fare il punto, a mettere ordine nella nostra vita interiore per meglio  corrispondere alle attese che Dio ha su ciascuno di noi, che in fondo sono le stesse attese che ha il cuore di ciascuno  di noi nella sua profondità. 

Leggi qui la preghiera per questa domenica.

Il commento al Vangelo di domenica 19 febbraio 2023 curato da don Andrea Vena. Canale YouTube.