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don Andrea Vena – Commento al Vangelo di domenica 15 Giugno 2025

Domenica 15 Giugno 2025 - SANTISSIMA TRINITÀ - SOLENNITÀ - ANNO C
Commento al brano del Vangelo di: Gv 16,12-15

Data:

Con la solennità di Pentecoste, che abbiamo celebrato domenica scorsa, si è concluso il tempo pasquale, e abbiamo ripreso il Tempo Ordinario, ossia il “tempo” nel quale siamo invitati a testimoniare, “fino ai con- fini della terra” (At 1,8) quanto il Signore ci vuole bene, fino a morire per noi! A testimoniare la nostra esperienza d’amore con Gesù. Perché è questo che siamo chiamati.

Continua dopo il video.

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https://youtu.be/_kjmOeUz7AU

Possiamo vedere la solennità odierna a sintesi del cammino fin qui compiuto: il Padre, affacciandosi dal balcone del cielo, ha visto quanto disorientata era l’umanità, incapace di accogliere la voce dei suoi profeti, così alla fine ha inviato il suo Figlio Gesù a condividere con noi l’avventura umana e riaprirci la Via verso il Cielo (Natale). Lungo la sua vita terrena Gesù ha annunciato la lieta notizia, la vita Buona del Vangelo, ha compiuto prodigi quali “segno” della sua gloria e ci ha amati fino alla fine, morendo in croce per noi e risorgendo dopo tre giorni perché la morte non può avere l’ultima parola su di Lui (Quaresima-Pasqua). Salito in cielo, il Padre, nel nome del Figlio, ha donato lo Spirito Santo (Pentecoste), primo dono ai credenti. Dalla narrazione spirituale di questo tempo, emerge così la Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo.

Le tre letture che la liturgia ci presenta oggi ci svelano l’azione delle tre Persone della santissima Trinità. Nella prima lettura, tratta dal libro dei Proverbi, attraverso l’immagine della “sapienza” fatta persona, viene presentata l’azione creatrice di Dio, del Padre: “Quando egli fissava i cieli, io ero là” (Pr 8,27). “Quando condensava le nubi…quando stabiliva i mari…quando disponeva le fondamenta della terra…io ero con lui: …giocavo davanti a lui in ogni istante, giocavo sul globo terrestre…”. La prima cosa che vorrei evidenziare è il gioco: quanto bisogno abbiamo anche noi di recuperare la giocosità di Dio, sapendola fare nostra: giocare con Lui e davanti a Lui, proprio come dei bambini: “Se non vi convertirete e non diventerete come bambini non entrerete nel regno dei cieli” (cfr Mt, 18,5). Dio gioca con noi e si attende che noi giochiamo con Lui!

In secondo luogo, i vangeli ci dicono che l’accezione di “sapienza” è fatta propria da Gesù, Sapienza fatta “carne”: Il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: “Ecco, è un mangione e un beone…Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie” (Mt 11,19); “La sapienza di Dio ha detto: “Manderò loro profeti e apostoli…” (Lc 11,49); “E il Verbo si è fatto carne” (Gv 1,1ss). Ecco perché la II lettura, tratta dalla lettera ai Romani, scrive: “Fratelli…siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Per mezzo di lui abbiamo, mediante la fede, l’accesso a questa grazia…”. E nel vangelo troviamo la sintesi dell’azione delle tre Persone della Santissima Trinità. Siamo al capitolo 16 di Giovanni, che contiene il grande discorso di addio di Gesù ai suoi. Ha già promesso che non ci avrebbe lasciati soli (cfr Gv 14,18) e che avrebbe mandato lo Spirito Santo, il Paraclito (cfr Gv 14,15-17…).

Lo Spirito santo non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito..:”. In queste parole possiamo cogliere il segreto di una relazione vera, bella, dove nessuno si impone sull’altro, perché l’altro è per me, a custodire e garantire la mia esistenza. Perché ciò che sta a cuore al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo è la salvezza dell’uomo. La nostra salvezza. Nient’altro. Segno che nella santissima Trinità c’è pura relazione d’amore. Bellissimo! Ma questa relazione d’amore chiede ora di farsi in noi relazione d’amore, a Loro somiglianza, dove unica cosa che dovrebbe muoverci è l’amore per gli altri: non c’è un “mio” o un “tuo”, ma c’è solo un “nostro”, come ci ha insegnato Gesù nella preghiera del Padre nostro.

Come tra Padre, Figlio e Spirito Santo c’è una relazione perfetta d’amore, così da Loro, in Loro, con Loro noi impareremo a conoscere Dio, a far esperienza vera con Dio, con gli altri, con noi stessi e con il creato. Ed è vita. È cammino. Come ogni relazione si approfondisce nel tempo, così si cresce e si comprende col tempo.

La fede in Dio, Padre Figlio e Spirito Santo è relazione, esperienza che cresce con noi, in noi. In fondo il Vangelo è quello di sempre, eppure crescendo lo comprendiamo sempre meglio. Noi come singoli, ma anche come Chiesa. E a guidarci in questa avventura è lo Spirito santo, nostro Maestro interiore: “Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà alla tutta la verità”, dice Gesù nel vangelo. Possiamo veramente dire di essere mendicanti della verità, ricercatori appassionati del senso più vero e bello della vita, che solo il Signore Gesù sa indicarci e svelarci:

Io sono la Verità” (Gv 14,6). E se può apparire un discorso difficile, astratto…ripensiamo solo a un gesto che quotidianamente facciamo, quello del segno della croce. Mentre tracciamo sul nostro corpo il segno della croce, diciamo che Dio è Padre, Figlio e Spirito santo. Gesto e parole che dicono che Dio è abbraccio, è misericordia, è amore infinito, è braccia spalancate…In quel segno esprimiamo il nostro desiderio e impegno di permettere a Dio di mettere ordine nei nostri pensieri e affetti, e di riportare tutto in Lui; diciamo il nostro desiderio e impegno di credere con tutta la mente (ci tocchiamo la fronte), con tutte le forze (ci tocchiamo le spalle) e con tutto il cuore (ci toc- chiamo il petto).

Vorrei concludere riprendendo il concetto di gioco che abbiamo incontrato all’inizio nel testo dei Proverbi. Come il gioco chiede rispetto delle regole ma nello stesso tempo lascia spazio alla creatività di ciascuno, così Dio suggerisce che il modo migliore per contagiare gli altri della gioia del vangelo è mostrare com’è bello giocare con Dio, radicati nella “regola” del Vangelo – che è amore – ma creativi nel saperlo proporre. Così i santi hanno attratto gli altri: giocando con Dio, fino a rendere chi era con loro partecipi del gioco di Dio (cfr Ef 1,4-13).

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Per gentile concessione di don Andrea Vena. Canale YouTube.