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don Andrea Vena – Commento al Vangelo di domenica 13 Ottobre 2024

Continua il nostro cammino alla scuola della Liturgia. Gesù sta andando verso Gerusalemme, una meta che non indica solo il traguardo di un cammino, ma è simbolo/cifra/parametro di una vita. Strada facendo educa i suoi discepoli, cerca di aiutarli a sintonizzarsi con il suo cuore e la volontà del Padre, tenta di far capire loro che “Gerusalemme” è stile di vita, è criterio per una vita riuscita. Per capire anche noi, sostiamo un istante e guardiamoci indietro.

Continua dopo il video.

https://youtu.be/IH6W4Br1nhA

24^ domenica, dopo aver chiesto ai discepoli chi fosse Lui per la folla e per loro stessi, Gesù aggiunge “Il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto, ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi e venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere” (Mc 8,31). Come a dire: non si sceglie Gesù per “educazione ricevuta”, ma “per un incontro a tu per tu”.

25^ domenica, mentre Gesù insegna ai discepoli che lui dovrà soffrire e morire, per poi risorgere, i suoi discutono su chi sia il più grande tra di loro, dimostrando che lo seguivano coltivando ancora i loro progetti di ambizione e carriera (cfr Mc 9,30-37).

26^ domenica, mentre Gesù continua a insegnare che darà la vita per la salvezza di tutti, i discepoli sono preoccupati che qualcuno fuori dalla loro “cerchia” compia azioni buone. Gesù non reagisce, ma indica un “bimbo” come metro di misura (il bambino può solo ricevere e confidare nell’aiuto dell’altro: vive di dono/di Provvidenza) e invita i discepoli a “tagliare”, a “dare un taglio” a quanto può ostacolare, deviare o scandalizzare, ben sapendo che ogni potatura è finalizzata a portare più frutto (cfr Gv 15,1-8), ogni “correzione” all’inizio può anche far male, ma poi arreca pace (cfr Eb 12,11).

27^ domenica, Gesù viene messo alla prova/tentato dai farisei. Questi, fedeli/fiscali alla “legge”, Gesù fedele al progetto originario di Dio. Loro attenti alla “virgola”, Gesù fisso al sogno del Padre che sta “In Principio”. Loro arguti nel difendere le loro posizioni, Gesù attento al Bene degli uomini perché questa è la volontà del Padre (cfr Mc 10,2-16).

Come si può cogliere, c’è una coerenza in queste tappe del cammino. Quanto avverrà a Gerusalemme è già presente lungo tutto il cammino di Gesù: amore, fiducia, sacrificio, servizio, misericordia. C’è già tutto.

Oggi, 28^ domenica, l’invito è ancora quello di sintonizzarci con il “pensare” del Signore Gesù. E se si vuole puntare in alto, è necessario lasciarsi guidare dalla Sapienza che viene dall’alto (cfr 1Re 3,9, preghiera di Salomone: “Donami o Dio un cuore saggio e intelligente”). E’ il tema di questa domenica, che la liturgia introduce nella I lettura con un brano tratto dal libro della Sapienza; essa va preferita ad altre logiche, perché nulla è paragonabile alla Sapienza di Dio, tanto che nel salmo risponderemo: “Saziaci Signore con il tuo amore…Insegnaci a contare i nostri giorni…”. Con questa chiave tematica, entriamo nel testo del vangelo, che prosegue lì dove lo abbiamo interrotto domenica scorsa.

vv. 17-19: «Mentre andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?”. 18Gesù gli disse: “Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”».

Ancora una volta “la via/la strada” diventa luogo/esperienza di incontro e di insegnamento. Un “tale gli corse incontro”. Il vangelo non dice il nome, ma dagli altri evangelisti sappiamo che è un giovane (Mt 19,20) e ricco (Lc 18,18). Certamente ammira Gesù, tanto da presentarsi a lui e, inginocchiandosi (cfr 1,40 il lebbroso si inginocchia), chiede la “vita eterna”. Questo tale si appella alla “bontà”, ma Gesù precisa che solo Dio è buono, perché Lui solo è la Bontà, è l’Amore, è la Grazia (cfr Es 34,6-7). A questo tale, Gesù presenta i Comandamenti, e tra tutti, indica solo quelli rivolti al prossimo (cfr Es 20,10-16; Dt 5,1-20). C’è però un dettaglio che merita evidenziare. Il “non frodare” non fa parte dei comandamenti, è un precetto: “Non defrauderai il salariato povero e bisognoso e gli darai il suo salario…” (Dt 24,14). Ma riguarda sempre il rispetto dell’altro.

vv. 20-23: «20Egli allora gli disse: “Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza”. 21Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: “Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!”. 22Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni. 23Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: “Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!”».

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Di fronte al richiamo dei Comandamenti, questo “tale” dichiara di osservarli già fin dalla giovinezza. Risposta che porta Gesù a fissare lo sguardo su di lui, manifestandogli pieno compiacimento, ma altresì invitandolo a fare un passo in più: “Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai…”. Uno sguardo, quello di Gesù, che non rinnega né tradisce. E’ fedele lo sguardo di Gesù, sempre pronto a farti ripartire (cfr Lc 22,61: “Gesù si voltò e fissò lo sguardo su Pietro”).

Tre verbi che possono cambiare la vita: va, vendi e dai. “Va’”, è il verbo della missione, e quindi dell’essere stato scelto; “vendi”, è il verbo della scelta, della responsabilità; “dai”, è il verbo dell’adesione a Lui, del dono, della logica d’amore. Verbi che invitano a puntare l’attenzione sul tesoro che veramente conta: “Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano…” (cfr Mt 6,19ss), “Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore” (Mt 6,21). In fondo si tratta di diventare “poveri” come Colui che spogliò se stesso/divenne povero per noi (cfr Fil 2,7)

A queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni(cfr Sal 49: “Questa è la sorte di chi confida in se stesso…come pecore sono avviati agli inferi…Nella sua vita si diceva fortunato…l’uomo nella prosperità con comprende”). Il rifiuto non viene espresso a parole, ma con un “se ne andò”, e manifestando i sentimenti: scuro in volto e triste. Quel vuoto, quel santo desiderio che porta il ragazzo a correre, a stare dietro a Gesù ha una forza nel “sapere” i comandamenti, ma trova come ostacolo la “logica dei comandamenti”: l’amore per il prossimo, il donarsi per l’altro, che è quanto Gesù farà morendo in croce. In Marco il verbo “rattristarsi” si ritrova solo due volte: qui e poi al capitolo 14 (14,19), riferito ai discepoli che si rattristano quando vengono a sapere che uno di loro avrebbe tradito. La tristezza fa dunque parte del cammino, svela quanto sia difficile stare “dietro a Gesù”.

vv. 24-27: «24I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: “Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! 25È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio”. 26Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: “E chi può essere salvato?”. 27Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: “Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio”».

I discepoli restano sconcertati, anche perché ricchezza e prosperità erano ritenuti segni di benedizione divina. Ancora una volta quindi Gesù scuote le loro certezze e porta a galla quanto custodiscono nei loro cuori. Una reazione che suggerisce quanto il demonio sia astuto nel non farsi riconoscere, a tal punto da rendere i discepoli fedeli nel seguire Gesù, ma non altrettanto ad aderire alla sua logica. Gesù però indica la soluzione: Dio. Quel Principio a cui ha fatto cenno nel brano di domenica scorsa: in Dio tutto è possibile.

vv. 28-30: «28Pietro allora prese a dirgli: “Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito”. 29Gesù gli rispose: “In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, 30che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà».

Ancora una volta è Pietro a prendere la parola a nome del gruppo: “Noi abbiamo lasciato tutto…:”. E di fronte a questa espressione, Gesù non rimprovera, ma rassicura, indicando non solo il centuplo in questa terra, ma anche la vita eterna. Ossia ciò che quel “tale” cercava.

Dicevamo all’inizio che il cammino che conduce Gesù a Gerusalemme è simbolo del cammino della nostra vita, e la meta riassume in sé lo spirito con il quale percorrere il cammino. La strada, così come il nostro cuore, è il luogo della semina dove una parte dei semi cade lungo la strada, una tra i sassi, una nel terreno buono (cfr Lc 8,4-15). Gesù si lascia arrestare e processare per restare fedele al Padre e a noi; si lascia inchiodare mostrando fino a che punto Dio è disposto ad arrivare per dimostrarci il suo amore; perdona chi lo crocifigge e accoglie in Paradiso chi gli sta accanto…(cfr Lc 23, 33ss).

Tutto questo lo ritroviamo nella sua vita. Ecco perché in queste domeniche Gesù sta educando i suoi discepoli e oggi noi. Ci educa a questo stile di vita, e ci mette in guardia da ciò che potrebbe distoglierci: la tentazione della gloria (24^ domenica, Lungi da me Satana, tu non pensi secondo Dio ma secondo gli uomini); la tentazione del potere (25^ domenica, Chi è il più grande tra noi?); la tentazione dell’esclusività (26^ domenica, “Predica amore, ma non è dei nostri”); la tentazione del legalismo, (27^ domenica “La legge dice, In Principio Dio…); oggi, la tentazione del vano sapere. Se il “sapere Dio” non si fa “carne”, non si fa vita quotidiana, non serve a nulla. Oggi, come un tempo, i comandamenti non sono un elenco da imparare a memoria (anche, ma non solo). Sono un chiaro modo di comportarsi, di intendere la vita.

Quel vuoto del “tale” che corre incontro a Gesù manifesta che qualcosa gli manca. Possiede tanto, ma non possiede ancora tutto, e ne sente nostalgia. Perché gli manca la “relazione”, gli manca quel “tu” con cui vivere (cfr Gn 2,18: “Non è bene che l’uomo sia solo”), con cui condividere il cammino della vita. Come lui, anche noi talvolta o spesso siamo pieni di tante cose, di affanni quotidiani… ma basta ascoltare un po’ il cuore, per accorgersi che ci manca ancora qualcosa. Non sono i beni a mancare; a mancare è il Bene sommo, è Lui: “Tardi ti ho amato, bellezza antica, Tu eri dentro di me ed io ti cercavo fuori” (Sant’Agostino). La proposta di Gesù di “rinunciare” è per fare spazio a Lui: ma non è rinuncia fine a se stessa, è conquista, è tesoro che nessun ladro può portare via. Quel tale è andato da Gesù per avere di più, mentre Gesù gli ha proposto di dare di più: ed è entrato in crisi. In questo modo Gesù dimostra che quando si possiedono troppi beni e su di essi si fa basare la propria vita, alla fine rischia di esserne posseduto. E non sei più libero (L’uomo nella prosperità non comprende…Salmo 49).

Gesù chiede di sintonizzarsi con la sua sapienza: all’Amore che chiama, che attrae…non si può che rispondere con un amore – pur fragile e debole – che si dona. Per accogliere questo Amore, occorre quindi non avere altri amori, non avere un cuore diviso. Chi si affida alla sicurezza del possedere, rischia di non essere in grado di discernere ciò che veramente conta, perché si reputa autosufficiente. Lasciare tutto, significa imparare a fidarsi – come un bimbo – della Provvidenza di Dio, la quale riveste i gigli del campo senza che essi muovano un dito (Mt 6,25ss). I comandamenti richiamati da Gesù, riguardano tutti “il prossimo”, perché in fondo l’amore al prossimo è il banco di prova dell’amore a Dio: “Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede” (1Gv 4,20). Come a dire: sarai felice se rendi felice gli altri.

L’importante è non chiudersi a Dio e agli altri. Da qui, non resta che chiedere al Signore il dono della Sapienza, unica soluzione per una vita vera e bella.

Per gentile concessione di don Andrea Vena. Canale YouTube.