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don Alfonso Giorgio – Commento al Vangelo di domenica 25 ottobre 2026

Il comandamento più grande: Commento al Vangelo della XXX Domenica

Nel cammino verso Gerusalemme, Gesù viene interrogato da un dottore della Legge su quale sia il comandamento più grande tra i ben 615 precetti della tradizione ebraica. La sua risposta va oltre la semplice citazione delle Scritture: Gesù affianca all’amore per Dio l’amore per il prossimo, definendoli come due insegnamenti inscindibili e complementari.

In questa profonda riflessione curata dal Movimento Apostolico Ciechi per la XXX Domenica del Tempo Ordinario (Anno A), viene esplorato il significato concreto di questo duplice insegnamento, arricchito dai contributi spirituali di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori e Don Tonino Bello.

Per comprendere appieno come l’amore verso Dio e l’amore verso i fratelli si intreccino nella nostra vita quotidiana, guarda il video con il commento completo al Vangelo qui sotto:

Trascrizione integrale dell’audio del video

Il cammino di Gesù verso Gerusalemme sta per concludersi. Il Vangelo ci rimanda a questi ultimi momenti, in cui viene interrogato su quale fosse e quale sia il più alto, il più profondo e il più importante dei comandamenti e dei precetti.

Considerando che ce n’erano ben 615, districarsi in questa risposta poteva sembrare difficile. Invece Gesù cita immediatamente lo Shemà Israel, da tutti conosciuto: “Ascolta, Israele: il Signore è il tuo Dio”. Ma a quello che era già conosciuto come il comandamento per eccellenza — amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutto te stesso — fa un vero colpo di maestro, aggiungendo un secondo comandamento. Citando direttamente dal testo greco, dice letteralmente che è gemello del primo: “Ama il prossimo tuo come te stesso”.

Amare Dio e amare il prossimo sono due comandamenti gemelli che vanno intrecciati l’uno con l’altro.

Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, in riferimento al primo comandamento sull’amore di Dio, faceva una lettura molto particolare. Diceva che non dobbiamo amare a rate, ovvero amare Dio solo quando ci conviene o quando le cose vanno bene (o persino solo nei momenti di difficoltà per chiedergli aiuto nel dolore), ma dobbiamo amare sempre. Utilizzava un’espressione a lui molto cara: uniformandoci alla volontà di Dio.

Questo significa che anche nei momenti difficili, quando qualcosa non ci sembra giusto, quando stiamo soffrendo e non capiamo, siamo chiamati ad affidarci e a fidarci di Dio. Ci fidiamo perché sappiamo che Egli ci ama e che noi lo amiamo; anche se in quel momento non comprendiamo, sappiamo che il Signore continua sempre ad amarci. È una forte leva sulla volontà e sull’abbandono alla provvidenza che parla con forza anche al tempo d’oggi.

Per quanto concerne invece l’amore verso il prossimo, questo diventa, per dirla con Don Tonino Bello, il vero e proprio banco di prova. Se una persona dice di amare Dio ma non ama il prossimo e non si impegna a sollevare i fratelli dalla povertà, dall’indigenza, dalle proprie fragilità e dall’esclusione — mancando di aiutarli a integrarsi nella società — evidentemente quel comandamento tanto professato non è autentico.

I due insegnamenti si interfacciano costantemente l’uno con l’altro: sono davvero gemelli e rappresentano la sintesi perfetta del messaggio cristiano.

Buona domenica a tutti.

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