d. Giampaolo Centofanti – Commento al Vangelo del 17 Ottobre 2023

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Il fare cose buone distoglie dalle motivazioni profonde del cuore: la sequela di Gesù è un cammino del cuore nel quale la grazia unisce in modo sempre più profondo a Gesù liberando dalle motivazioni fasulle, sotterranee (per esempio emergere davanti agli altri, portarli al proprio esercizio commerciale, al proprio gruppo di preghiera, chiedere soldi…); ponendo al giusto posto i propri attaccamenti, anche buoni (i figli, per esempio)…

Una persona può essere molto stanca e non pregare anche se vorrebbe ma per Dio quella persona ha pregato perché lo voleva davvero (certo in un cammino si impara a cercare i tempi giusti per la preghiera, non mettendola in un eventuale cantuccio di tempo eventualmente rimanente, per esempio stando serenamente attenti a non arrivare stanchi al momento della preghiera appunto).

Si possono invece fare cose buone ma per guadagnarci in vario modo qualcosa non vedendo dentro di sé queste motivazioni fasulle che sottilmente ripiegano su sé stessi invece di cercare davvero la vera e santa volontà di Dio. Queste motivazioni non limpide fanno male anche agli altri nella comunità parrocchiale o di crescita perché orientano a cercare di condurre gli altri dove vogliamo noi invece di imparare a stare sempre più attenti al loro vero bene, la volontà di Dio per loro.

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Nelle parrocchie, in tante realtà cristiane, tante tensioni e conflitti nascono dal moralismo, dal dover fare cose senza imparare a guardare al cuore, alle motivazioni profonde che poi distorcono i discernimenti, le scelte. E ciò a causa di questa disabitudine può avvenire senza vera cattiveria e falsità perché la persona non viene aiutata a vedere in sé stessa le motivazioni che la muovono, può fare cose per ottenere scopi inconfessati agli altri ma a tale persona sembra magari anche un atteggiamento buono se si tratta di qualcosa esteriormente di buono.

Per esempio il possessore di un autobus pensa che sia buono andare in una comunità per portare i partecipanti in pellegrinaggio o un’altra persona per portare i partecipanti al proprio gruppo di preghiera, senza avvedersi appunto di avere uno scopo proprio su sé stessa e su quelle altre persone invece di aiutarsi a cercare la vera volontà di Dio su ciascuno. Si fanno cose apparentemente buone ma il cuore è da un’altra parte. Altre persone stanno magari in comunità per non restare sole e non vivono e non aiutano a vivere un sincero cammino di conversione.

Si può passare la vita in parrocchia senza lasciarsi portare nella meravigliosa, vivificante, pacificante, liberante, piena di ogni autentico bene, unione con Dio. È un cammino graduale questo delle motivazioni sincere, un cammino che viene molto facilitato dal venire formati ad una crescita serena, libera, a misura, nella quale ci si scopre amati da un Dio che ci aiuta con delicatezza ad aprire, se lo vogliamo, il cuore e non ci chiede invece di fare meccanicamente cose apparentemente buone, senza dunque trovare l’autentico noi stessi.

Fonte: per gentile concessione di don Giampaolo Centofanti, dal suo blog.