Commento alle letture di domenica 16 Settembre 2018 – don Enzo Pacini

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Il commento alle letture di domenica 16 settembre 2018 a cura di don Enzo Pacini cappellano del carcere ยซLa Dogaiaยป di Prato.

La fede e le opere, due facce della medaglia

don Enzo Pacini

La scorsa domenica abbiamo ascoltato la narrazione della guarigione del sordomuto riconoscendo in essa il nostro stesso bisogno di apertura alla parola, e il brano evangelico di oggi (Mc 8,27-35) ci mostra, quasi come risposta, il Cristo che apertamente parla del mistero della sua Pasqua di morte e risurrezione provocando la reazione scomposta di Pietro, cosa che rende questo brano veramente emblematico della rapiditร  con la quale si puรฒ passare dalle stelle alle stalle.

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Sembra quasi che Gesรน abbia fatto una prova della capacitร  del primo discepolo di portare il peso di questa parola, una sorta di ยซprove tecniche di trasmissioneยป ampiamente fallita. Egli ci riproverร  altre due volte sempre con risultati non eccelsi: dopo la seconda volta vi รจ la patetica performance dei discepoli su chi di loro fosse il piรน grande (cf. Mc 9,33-34), dopo la terza il maldestro tentativo di autoraccomandazione dei figli di Zebedeo (cf. Mc 10,35-45). Alla fine sembra che Gesรน stesso si sia rassegnato quando afferma, in Giovanni, che essi non sono capaci di portare questo peso se non con la luce e la forza dello Spirito (cf. Gv 16,12).

Il fatto che Cristo parli chiaramente di sรฉ non รจ infatti una semplificazione, richiede una sintonia che non si improvvisa. Il termine usato dallโ€™evangelista, riferito a Cristo che parla apertamente (ยซparresรฌaยป) lo ritroviamo nella narrazione di Atti, dove Pietro e gli altri, appunto, con ยซparresรฌaยป (ยซfranchezzaยป, ยซsinceritร ยป, nella traduzione italiana) ovvero con il rifiuto di ogni sotterfugio o tatticismo, annunciano la resurrezione, chiamano alla conversione, vivono lietamente anche gli ostacoli e le persecuzioni, proprio perchรฉ il mistero nascosto nei secoli รจ stato rivelato (cf.Col 1,26) si sono rotti gli argini, la vita ha travalicato la morte, e con questa forza che li spinge hanno superato tutte le remore e le chiusure che fino ad allora avevano impedito di accogliere lโ€™annuncio che Cristo aveva rivolto loro (cf. At 4, 29-31).

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Eโ€™ intervenuta unโ€™esperienza, per certi versi dura e scioccante, come quella dei giorni della passione, ma che ha permesso loro di entrare in un orizzonte nuovo. In questโ€™ottica si puรฒ comprendere anche la riflessione di Giacomo nella seconda lettura (Gc 2,14-18), tema che nei secoli ha dato filo da torcere alla riflessione teologica e spirituale: รจ piรน importante la fede oppure le opere, a chi tocca il primo posto, chi รจ subordinato? Giacomo sta forse smentendo Paolo che afferma con forza la centralitร  della prima (cf. Rm 3,28)? Non per trovare facili soluzioni o concordanze forzate, ma potremmo dire che sono due facce della stessa medaglia: nel brano evangelico รจ abbastanza evidente che unโ€™affermazione di fede fondamentalmente esatta, quella di Pietro, non produce nessuna opera conseguente, egli continua ad avere la sua ottica e giudicare secondo essa, fino ad arrivare a menar le mani al momento della cattura di Gesรน.

Sullโ€™altro versante un episodio biblico emblematico di come non basti genericamente far quel che a ciascuno sembra bene รจ quello narrato in 1Sam 15,22 dove Dio rimprovera aspramente Saul per aver agito secondo il suo ghiribizzo. Per Gesรน stesso lโ€™opera di Dio รจ credere (cf. Gv 6,29) altrimenti si puรฒ appioppare lโ€™etichetta di opera buona a convenzioni, aspettative sociali, forme politicamente corrette che non hanno piรน nulla a che vedere con lโ€™annuncio evangelico. Fede e prassi sono destinate a illuminarsi a vicenda per evitare di impoverirsi entrambe riducendosi a dottrina e costume.

LEGGI IL BRANO DEL VANGELO

XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO โ€“ Anno B

Puoi leggere (o vedere) altri commenti al Vangelo di domenica 16 Settembre 2018 anche qui.

Tu sei il Cristo… Il Figlio dell’uomo deve molto soffrire.

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 8, 27-35
ย 
27Poi Gesรน partรฌ con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarรจa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: ยซLa gente, chi dice che io sia?ยป. 28Ed essi gli risposero: ยซGiovanni il Battista; altri dicono Elia e altri uno dei profetiยป. 29Ed egli domandava loro: ยซMa voi, chi dite che io sia?ยป. Pietro gli rispose: ยซTu sei il Cristoยป. 30E ordinรฒ loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.
31E cominciรฒ a insegnare loro che il Figlio dellโ€™uomo doveva soffrire molto ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere. 32Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. 33Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverรฒ Pietro e disse: ยซVaโ€™ dietro a me, Satana! Perchรฉ tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uominiยป.
34Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: ยซSe qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. 35Perchรฉ chi vuole salvare la propria vita, la perderร ; ma chi perderร  la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverร .

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

  • 16 – 22 Settembre 2018
  • Tempo Ordinario XXIV
  • Colore Verde
  • Lezionario: Ciclo B
  • Anno: II
  • Salterio: sett. 4

Fonte: LaSacraBibbia.net

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