Tempo Ordinario XXVI, Colore verde – Lezionario: Ciclo C | Anno I, Salterio: sett. 2
Accogliamo la Parola di questa liturgia con cuore semplice e aperto.
Essa ci conduce in un cammino di fiducia e di pace, invitandoci a contemplare la Croce di Cristo, a custodire la presenza di Dio nel cuore e a riposare in Lui.
In questo giorno in cui celebriamo san Francesco d’Assisi, discepolo umile e innamorato del Crocifisso, lasciamoci guidare da una Parola che consola e trasforma.
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Ascolta qui il commento:
Gal 6,14-18
Il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati
Fratelli, quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo.
Non è infatti la circoncisione che conta, né la non circoncisione, ma l’essere nuova creatura. E su quanti seguiranno questa norma sia pace e misericordia, come su tutto l’Israele di Dio.
D’ora innanzi nessuno mi procuri fastidi: io porto le stigmate di Gesù sul mio corpo.
La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con il vostro spirito, fratelli. Amen.
Parola di Dio.
Dal Sal 15 (16)
R. Tu sei, Signore, mia parte di eredità.
Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
Ho detto al Signore: «Il mio Signore sei tu».
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita. R.
Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;
anche di notte il mio animo mi istruisce.
Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare. R.
Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena alla tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra. R.
Mt 11,25-30
Hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.
Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
Parola del Signore.
San Paolo, nella lettera ai Galati, ci offre una chiave luminosa per comprendere il mistero della vita cristiana:
“Quanto a me, non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo.”
È dalla Croce che sgorga la pace, è lì che ogni fatica trova senso, è lì che la gloria di Dio si rivela nella debolezza dell’uomo.
Non nei successi, non nel potere, ma nella donazione d’amore, umile e silenziosa, che il mondo spesso non comprende.
È questa la “nuova creazione” di cui parla Paolo: un cuore rinnovato dall’amore crocifisso, capace di guardare tutto con occhi di misericordia.
Il Salmo 15 ci accompagna in questa fiducia profonda:
“Il Signore è mia parte di eredità e mio calice.”
Chi si affida a Dio non cammina più da solo.
In mezzo alle prove, sente la mano del Signore che lo guida;
nelle notti del dubbio, una luce interiore rischiara il cammino.
È la pace del cuore che nasce dall’abbandono, dalla certezza che Dio è sempre presente, anche quando il mondo vacilla.
Il salmista ci insegna a dire con fede: “Tengo sempre il Signore davanti a me.”
E così la vita diventa un pellegrinaggio abitato dalla speranza.
Questa fiducia si compie nelle parole di Gesù nel Vangelo secondo Matteo:
“Ti rendo lode, Padre, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.”
Dio parla al cuore umile, a chi non pretende, a chi si lascia amare.
E a ciascuno di noi, Gesù rivolge un invito dolce e forte:
“Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.”
Non promette di togliere i pesi, ma di portarne il peso con noi, di trasformare la fatica in fiducia, la solitudine in comunione.
Il suo giogo è dolce perché è fatto di amore;
il suo carico è leggero perché condiviso con Lui.
San Francesco ha vissuto questo Vangelo in modo radicale:
ha trovato nella Croce la sua gioia, nella povertà la sua libertà, nell’umiltà la sua pace.
Come lui, anche noi siamo chiamati a riconoscere la sapienza nascosta nei gesti semplici,
a custodire nel cuore la presenza del Signore come tesoro,
a posare le nostre fatiche sulle spalle di Cristo, che ci accoglie con tenerezza.
🌿 Commento finale
La Parola di oggi ci invita a camminare con occhi nuovi:
a vantare solo la Croce, a custodire la presenza di Dio nel cuore, a trovare riposo nel cuore mite e umile di Gesù.
Così la vita, anche tra le fatiche, diventa un canto di lode, e il cuore trova finalmente pace.
