Tempo Ordinario XXX, Colore verde – Lezionario: Ciclo C | Anno I, Salterio: sett. 2
Liberati per camminare nella luce di Dio
Oggi la Parola ci conduce in un cammino di liberazione e figliolanza, dove lo Spirito di Dio rompe le catene che imprigionano il cuore e ridona la dignità dei figli. È un itinerario che attraversa la forza dello Spirito, il canto di gioia del salmista e la tenerezza di Gesù che rialza una donna curva, piegata da anni di oppressione.
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Rm 8,12-17
Avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!».
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, noi siamo debitori non verso la carne, per vivere secondo i desideri carnali, perché, se vivete secondo la carne, morirete. Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete.
Infatti tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!».
Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.
Parola di Dio.
Dal Sal 67 (68)
R. Il nostro Dio è un Dio che salva.
Sorga Dio e siano dispersi i suoi nemici
e fuggano davanti a lui quelli che lo odiano.
I giusti invece si rallegrano,
esultano davanti a Dio
e cantano di gioia. R.
Padre degli orfani e difensore delle vedove
è Dio nella sua santa dimora.
A chi è solo, Dio fa abitare una casa,
fa uscire con gioia i prigionieri. R.
Di giorno in giorno benedetto il Signore:
a noi Dio porta la salvezza.
Il nostro Dio è un Dio che salva;
al Signore Dio appartengono le porte della morte. R.
Lc 13,10-17
Questa figlia di Abramo non doveva essere liberata da questo legame nel giorno di sabato?
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù stava insegnando in una sinagoga in giorno di sabato. C’era là una donna che uno spirito teneva inferma da diciotto anni; era curva e non riusciva in alcun modo a stare diritta.
Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei liberata dalla tua malattia». Impose le mani su di lei e subito quella si raddrizzò e glorificava Dio.
Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, prese la parola e disse alla folla: «Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi guarire e non in giorno di sabato».
Il Signore gli replicò: «Ipocriti, non è forse vero che, di sabato, ciascuno di voi slega il suo bue o l’asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi? E questa figlia di Abramo, che Satana ha tenuto prigioniera per ben diciotto anni, non doveva essere liberata da questo legame nel giorno di sabato?».
Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute.
Lode a Te o Cristo.
San Paolo, nella lettera ai Romani, ci invita a riconoscere che non siamo più debitori della carne, ma dello Spirito che abita in noi. La vita cristiana, dice l’Apostolo, non è una lotta per sopravvivere, ma un continuo nascere dallo Spirito. In noi vive una forza silenziosa e luminosa che ci fa gridare con fiducia: Abbà, Padre!
È la voce della libertà, la voce di chi non teme più di essere schiavo del peccato o delle proprie fragilità, perché sa di appartenere a un Padre che ama e perdona.
Il Salmo 67 si fa eco di questo grido di vita: “Sorga Dio, i suoi nemici si disperdano”. È l’inno di chi ha sperimentato la liberazione del Signore. Il salmista canta un Dio che fa uscire i prigionieri verso la gioia, che prepara una casa per chi è solo, che rinnova la terra arida con la pioggia della sua benedizione. È il canto di una comunità che ritrova forza nel Dio che libera e cammina accanto ai suoi figli.
Quando il cuore si apre a questo Dio, la lode diventa respiro, e la vita stessa diventa un canto che si alza come profumo d’incenso verso il cielo.
E poi, nel Vangelo di Luca, questa libertà prende volto. Gesù, vedendo la donna curva nella sinagoga, la chiama a sé, la tocca, la rialza. Non le chiede parole, non le impone condizioni. Semplicemente, la guarda con compassione e pronuncia la parola che scioglie ogni catena: “Donna, sei liberata dalla tua infermità.”
In quel gesto c’è tutto l’amore del Padre che Paolo aveva proclamato e tutto il canto di vittoria che il Salmo aveva anticipato.
È la carne stessa della misericordia che si fa incontro alla nostra debolezza, non solo per guarire, ma per restituire dignità.
La donna raddrizza il corpo, e con lei si raddrizza l’intera umanità piegata dal peso del male. Attorno a lei, alcuni mormorano per il sabato infranto. Ma Gesù risponde con parole che risuonano come luce nel cuore di ogni credente: la misericordia non conosce giorno, la compassione è la vera legge di Dio.
In quella sinagoga si compie la promessa di Paolo e si realizza il canto del salmista: lo Spirito che libera, il Dio che rialza, il Figlio che guarisce. Tutta la Scrittura, oggi, si intreccia in un’unica melodia di libertà e di amore.
🌿 Commento finale
Oggi il Signore ci invita a camminare eretti, non più curvi sotto il peso delle nostre paure o dei nostri limiti.
Ci chiama a vivere da figli dello Spirito, capaci di compassione, di lode e di libertà.
Quando accogliamo la sua Parola e lasciamo che lo Spirito ci rialzi, diventiamo noi stessi segno della sua tenerezza nel mondo.
E così, come la donna del Vangelo, possiamo raddrizzarci e lodare Dio con tutta la vita.
