Tempo Ordinario I, Colore Verde – Lezionario: Ciclo A, Salterio: sett. 1
Quando Dio non è un oggetto da portare, ma una presenza da incontrare
Ci sono momenti nella vita in cui sentiamo il bisogno di “portare Dio con noi”, come una sicurezza immediata, un rimedio rapido contro ciò che ci spaventa. La liturgia di oggi ci accompagna con delicatezza ma decisione a fare un passo più profondo: non usare Dio, ma incontrarlo; non possederlo, ma lasciarci toccare da Lui.
1Sam 4,1b-11
Israele fu sconfitto e l’arca di Dio fu presa.
Dal primo libro di Samuèle
In quei giorni i Filistei si radunarono per combattere contro Israele. Allora Israele scese in campo contro i Filistei. Essi si accamparono presso Eben-Ezer mentre i Filistei s’erano accampati ad Afek. I Filistei si schierarono contro Israele e la battaglia divampò, ma Israele fu sconfitto di fronte ai Filistei, e caddero sul campo, delle loro schiere, circa quattromila uomini.
Quando il popolo fu rientrato nell’accampamento, gli anziani d’Israele si chiesero: «Perché ci ha sconfitti oggi il Signore di fronte ai Filistei? Andiamo a prenderci l’arca dell’alleanza del Signore a Silo, perché venga in mezzo a noi e ci liberi dalle mani dei nostri nemici».
Il popolo mandò subito alcuni uomini a Silo, a prelevare l’arca dell’alleanza del Signore degli eserciti, che siede sui cherubini: c’erano con l’arca dell’alleanza di Dio i due figli di Eli, Ofni e Fineès. Non appena l’arca dell’alleanza del Signore giunse all’accampamento, gli Israeliti elevarono un urlo così forte che ne tremò la terra.
Anche i Filistei udirono l’eco di quell’urlo e dissero: «Che significa quest’urlo così forte nell’accampamento degli Ebrei?». Poi vennero a sapere che era arrivata nel loro campo l’arca del Signore. I Filistei ne ebbero timore e si dicevano: «È venuto Dio nell’accampamento!», ed esclamavano: «Guai a noi, perché non è stato così né ieri né prima. Guai a noi! Chi ci libererà dalle mani di queste divinità così potenti? Queste divinità hanno colpito con ogni piaga l’Egitto nel deserto. Siate forti e siate uomini, o Filistei, altrimenti sarete schiavi degli Ebrei, come essi sono stati vostri schiavi. Siate uomini, dunque, e combattete!».
Quindi i Filistei attaccarono battaglia, Israele fu sconfitto e ciascuno fuggì alla sua tenda. La strage fu molto grande: dalla parte d’Israele caddero trentamila fanti. In più l’arca di Dio fu presa e i due figli di Eli, Ofni e Fineès, morirono.
Parola di Dio.
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Dal Sal 43 (44)
R. Salvaci, Signore, per la tua misericordia.
Signore, ci hai respinti e coperti di vergogna,
e più non esci con le nostre schiere.
Ci hai fatto fuggire di fronte agli avversari
e quelli che ci odiano ci hanno depredato. R.
Hai fatto di noi il disprezzo dei nostri vicini,
lo scherno e la derisione di chi ci sta intorno.
Ci hai resi la favola delle genti,
su di noi i popoli scuotono il capo. R.
Svégliati! Perché dormi, Signore?
Déstati, non respingerci per sempre!
Perché nascondi il tuo volto,
dimentichi la nostra miseria e oppressione? R.
Vangelo del giorno di Mc 1,40-45
La lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.
Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro».
Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.
Parola del Signore.
Ascolta il commento
Nel primo libro di Samuele, il popolo d’Israele vive una sconfitta dolorosa. Di fronte al nemico, decide di portare in battaglia l’arca dell’alleanza, il segno più sacro della presenza di Dio. È un gesto che nasce dalla paura: come se bastasse avere l’arca per garantire la vittoria. Ma Dio non si lascia ridurre a un oggetto sacro, a un talismano da trascinare nei nostri conflitti. L’arca viene catturata, e il silenzio che segue è più eloquente di molte parole: quando Dio viene usato, il cuore rimane vuoto.
Quel vuoto diventa preghiera nel Salmo: «Mandami la tua luce e la tua verità». Non è più il grido di chi pretende una soluzione immediata, ma la supplica di chi desidera essere guidato. Il salmista non chiede di vincere, chiede di tornare all’altare di Dio, al luogo dell’incontro vero. La luce non serve a dominare la realtà, ma a leggerla; la verità non schiaccia, ma rialza. Qui la fede smette di essere difesa e diventa relazione.
Nel Vangelo, questa relazione prende un volto concreto. Un lebbroso si avvicina a Gesù, infrangendo ogni distanza. Non porta nulla con sé, non ha simboli sacri, non ha garanzie. Ha solo una frase essenziale: «Se vuoi, puoi guarirmi». È la fede di chi non pretende, ma si affida. Gesù non risponde da lontano: si avvicina, tende la mano, tocca. Dove prima c’era esclusione, ora c’è contatto; dove c’era impurità, ora c’è vita che rifiorisce.
Il filo che unisce questi testi è sottile ma forte: Dio non si lascia imprigionare nei nostri schemi, ma si dona quando il cuore si apre davvero. L’arca portata in battaglia fallisce; la preghiera umile del salmo orienta il cammino; il gesto fiducioso del lebbroso apre alla salvezza. Non siamo chiamati a trascinare Dio nelle nostre lotte, ma a lasciarci raggiungere da Lui nella nostra fragilità.
E come spesso accade quando si incontra la vita vera, il lebbroso guarito non riesce a tacere. Anche se Gesù chiede silenzio, la gioia trabocca. È il rischio dell’amore: quando Dio ci tocca, qualcosa in noi vuole raccontarlo, anche senza parole, con la vita.
🌿 Commento finale
La liturgia di oggi ci invita a passare da una fede di sicurezza a una fede di relazione. Non un Dio da portare, ma un Dio che ci viene incontro; non un segno da usare, ma una presenza che salva. È lì, in quell’incontro umile e vero, che la vita ricomincia.
