Commento al Vangelo – domenica 11 ottobre 2009 – Paolo Curtaz

Data:

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XXVIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno B) Sap 7,7-11 / Sal 89 / Eb 4,12-13 / Mc 10,17-30

โ€œFra voi non sia cosรฌโ€: รจ il tema che ricorre in queste ultime settimane dellโ€™anno di Marco e che ci invita a riflettere sul nostro modo di essere Chiesa.

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Il giovane ricco se ne andรฒ tristeIl Signore ha descritto bene lโ€™atteggiamento naturale, spontaneo che abbiamo rispetto ad alcuni temi spinosi: il potere (โ€Chi รจ il piรน grande?โ€), la diversitร  (โ€œNon รจ dei nostriโ€), lโ€™affettivitร  (โ€œรˆ lecito ripudiare la propria moglie?โ€) ed invita i discepoli a ragionare e vivere in maniera radicalmente diversa. Se รจ normale agire istintivamente, รจ evangelico scegliere di orientare le proprie scelte alla luce degli insegnamenti di Gesรน.

Quella che il Nazareno chiede non รจ unโ€™opprimente cappa moralistica ma, piuttosto, lo svelamento di una (bella) possibilitร  di vita alternativa che portiamo nel cuore.

The business is business

Oggi โ€“ ci mancava! โ€“ dobbiamo parlare del tema del denaro e del possesso.

Tema delicato perchรฉ โ€“ come lโ€™affettivitร  โ€“ affonda le sue radici in esperienze e desideri radicati nellโ€™inconscio.

Cosa pensa il mondo della ricchezza? Senza cadere nel populismo o nel moralismo possiamo affermare con crudezza e realismo che in questo terzo millennio a comandare ogni scelta, a orientarla, รจ ormai lโ€™economia.

Crollata lโ€™epoca delle ideologie che hanno caratterizzato il secolo appena finito, siamo rimasti con un pugno di mosche in mano e la teoria del turbo-capitalismo, del liberalismo assoluto, della globalizzazione portatrice di benessere per lโ€™umanitร  รจ proposta โ€“ de facto โ€“ come lโ€™unica (lโ€™ultima?) ideologia imperante. E i danni di questa impostazione li stiamo vedendo tutti.

Lโ€™economia gestisce il potere e le scelte, anche nel nostro piccolo mondo.

Se siete come me, cittadini senza grandi passioni per borsa e vicende del genere, siete perรฒ consapevoli di come lโ€™aspetto economico sia diventato determinante nella nostra vita quotidiana e lโ€™ipotetico e mai raggiunto livello di benessere, in realtร , condizioni la nostra vita in maniera assurda.

Occorre lavorare per produrre per guadagnare e comperare cose (spesso inutili) per tenere in piedi unโ€™economia gonfiata.

E questo messaggio passa, (dis)educa, รจ sufficiente sentire i nostri ragazzi delle superiori: il lavoro che vogliono รจ โ€“ anzitutto โ€“ un lavoro che renda, il resto viene dopo. Spesso il nostro vecchio papa inascoltato ha fortemente criticato questa impostazione, svelandone lโ€™intrinseca fragilitร  e ingiustizia.

Qui e ora siamo chiamati a vivere, questo รจ il tempo in cui siamo piantati: per mantenerci dobbiamo lavorare in due in famiglia, per comperare un alloggio popolare occorre contrarre un mutuo di trentโ€™anni (!) molti anziani, dopo una vita passata a lavorare, faticano ad arrivare alla fine del mese, giovani adulti come non hanno un lavoro fisso e non possono guardare con serenitร  al proprio futuro.

Tutti francescani

Non ho mai conosciuto nessuno che mi dicesse: io vivo per far soldi.

Ma, allora, da dove vengono tutte le liti furibonde per questioni di ereditร ? Amicizie definitivamente affossate per un prestito mai restituito? Dobbiamo ammetterlo: il possesso fa parte della nostra natura, lโ€™accumulo ci รจ connaturale, la soddisfazione dei bisogni โ€“ veri o presunti che siano โ€“ muove la nostra vita. E chi vende lo sa bene.

Lโ€™originale

E Gesรน cosa dice?

Gesรน non condanna tout court la ricchezza, nรฉ esalta la povertร .

Lo dico perchรฉ spesso noi cattolici scivoliamo nel moralismo criticando i soldi (degli altri) e invitando a generositร  (sempre gli altri). Gesรน ama il giovane ricco, lo guarda con tenerezza, vede in lui una grande forza e la possibilitร  di crescere nella fede. Gli chiede di liberarsi di tutto per avere di piรน, di fare il miglior investimento della sua vita.

Gesรน frequenta persone ricche e persone povere, รจ libero.

Ma ammonisce noi, suoi discepoli: la ricchezza รจ pericolosa perchรฉ promette ciรฒ che non puรฒ in alcun modo mantenere.

Dunque, dice Gesรน, la ricchezza puรฒ ingannare, puรฒ far fallire miseramente una vita, la pienezza รจ altrove, non nella fugace emozione di avere realizzato il sogno di possedere il giocattolo prezioso cui anelo. Ma la povertร  non รจ auspicabile, la miseria non avvicina a Dio ma precipita nella disperazione.

Perciรฒ il Signore ci chiede di avere un cuore libero e solidale: la povertร  รจ scelta dai discepoli perchรฉ ci รจ insopportabile vedere un fratello nella miseria, tutto lรฌ.

Diversi

Ancora una volta il Signore ci chiede di essere diversi, il โ€œfra voi non sia cosรฌโ€ che รจ caratterizzato, in questo caso, dalla scelta della condivisione e della essenzialitร , del soccorrere le povertร  e accontentarsi mantenendosi nellโ€™essenzialitร , senza finire nella spirale della cupidigia.

Elemosina, condivisione, dono, sono ancora i protagonisti di una sana vita da discepolo, senza affannarsi dellโ€™accumulo ma coscienziosamente affidandosi a quel Dio che veste splendidamente lโ€™erba del campo.

E questa logica deve permeare anche i rapporti nelle comunitร , i soldi delle comunitร  che servono allโ€™annuncio del vangelo senza fumositร , senza ambiguitร . Se facciamo parte di una comunitร  manteniamola anche economicamente, chiediamo e offriamo trasparenza, orientiamo le nostre scelte a servizio dellโ€™annuncio.

Che tra noi, nelle nostre chiese, nelle nostre scelte, prevalga sempre la generositร  e la fiducia nella Provvidenza al calcolo che appanna la libertร  che dobbiamo tenere nei confronti del possesso.

Facciamoci dono, facciamo della nostra vita un dono e avremo โ€“ stupore โ€“ cento volte tanto, come sperimenta Pietro.

Prossime conferenze di Paolo Curtaz

  • venerdรฌ 13 novembre a Savona
  • venerdรฌ 20 e sabato 21 novembre a Genova
  • venerdรฌ 4 dicembre a Vicenza
  • venerdรฌ 11 dicembre ad Aosta.

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