XXVIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno B) Sap 7,7-11 / Sal 89 / Eb 4,12-13 / Mc 10,17-30
โFra voi non sia cosรฌโ: รจ il tema che ricorre in queste ultime settimane dellโanno di Marco e che ci invita a riflettere sul nostro modo di essere Chiesa.
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Quella che il Nazareno chiede non รจ unโopprimente cappa moralistica ma, piuttosto, lo svelamento di una (bella) possibilitร di vita alternativa che portiamo nel cuore.
The business is business
Oggi โ ci mancava! โ dobbiamo parlare del tema del denaro e del possesso.
Tema delicato perchรฉ โ come lโaffettivitร โ affonda le sue radici in esperienze e desideri radicati nellโinconscio.
Cosa pensa il mondo della ricchezza? Senza cadere nel populismo o nel moralismo possiamo affermare con crudezza e realismo che in questo terzo millennio a comandare ogni scelta, a orientarla, รจ ormai lโeconomia.
Crollata lโepoca delle ideologie che hanno caratterizzato il secolo appena finito, siamo rimasti con un pugno di mosche in mano e la teoria del turbo-capitalismo, del liberalismo assoluto, della globalizzazione portatrice di benessere per lโumanitร รจ proposta โ de facto โ come lโunica (lโultima?) ideologia imperante. E i danni di questa impostazione li stiamo vedendo tutti.
Lโeconomia gestisce il potere e le scelte, anche nel nostro piccolo mondo.
Se siete come me, cittadini senza grandi passioni per borsa e vicende del genere, siete perรฒ consapevoli di come lโaspetto economico sia diventato determinante nella nostra vita quotidiana e lโipotetico e mai raggiunto livello di benessere, in realtร , condizioni la nostra vita in maniera assurda.
Occorre lavorare per produrre per guadagnare e comperare cose (spesso inutili) per tenere in piedi unโeconomia gonfiata.
E questo messaggio passa, (dis)educa, รจ sufficiente sentire i nostri ragazzi delle superiori: il lavoro che vogliono รจ โ anzitutto โ un lavoro che renda, il resto viene dopo. Spesso il nostro vecchio papa inascoltato ha fortemente criticato questa impostazione, svelandone lโintrinseca fragilitร e ingiustizia.
Qui e ora siamo chiamati a vivere, questo รจ il tempo in cui siamo piantati: per mantenerci dobbiamo lavorare in due in famiglia, per comperare un alloggio popolare occorre contrarre un mutuo di trentโanni (!) molti anziani, dopo una vita passata a lavorare, faticano ad arrivare alla fine del mese, giovani adulti come non hanno un lavoro fisso e non possono guardare con serenitร al proprio futuro.
Tutti francescani
Non ho mai conosciuto nessuno che mi dicesse: io vivo per far soldi.
Ma, allora, da dove vengono tutte le liti furibonde per questioni di ereditร ? Amicizie definitivamente affossate per un prestito mai restituito? Dobbiamo ammetterlo: il possesso fa parte della nostra natura, lโaccumulo ci รจ connaturale, la soddisfazione dei bisogni โ veri o presunti che siano โ muove la nostra vita. E chi vende lo sa bene.
Lโoriginale
E Gesรน cosa dice?
Gesรน non condanna tout court la ricchezza, nรฉ esalta la povertร .
Lo dico perchรฉ spesso noi cattolici scivoliamo nel moralismo criticando i soldi (degli altri) e invitando a generositร (sempre gli altri). Gesรน ama il giovane ricco, lo guarda con tenerezza, vede in lui una grande forza e la possibilitร di crescere nella fede. Gli chiede di liberarsi di tutto per avere di piรน, di fare il miglior investimento della sua vita.
Gesรน frequenta persone ricche e persone povere, รจ libero.
Ma ammonisce noi, suoi discepoli: la ricchezza รจ pericolosa perchรฉ promette ciรฒ che non puรฒ in alcun modo mantenere.
Dunque, dice Gesรน, la ricchezza puรฒ ingannare, puรฒ far fallire miseramente una vita, la pienezza รจ altrove, non nella fugace emozione di avere realizzato il sogno di possedere il giocattolo prezioso cui anelo. Ma la povertร non รจ auspicabile, la miseria non avvicina a Dio ma precipita nella disperazione.
Perciรฒ il Signore ci chiede di avere un cuore libero e solidale: la povertร รจ scelta dai discepoli perchรฉ ci รจ insopportabile vedere un fratello nella miseria, tutto lรฌ.
Diversi
Ancora una volta il Signore ci chiede di essere diversi, il โfra voi non sia cosรฌโ che รจ caratterizzato, in questo caso, dalla scelta della condivisione e della essenzialitร , del soccorrere le povertร e accontentarsi mantenendosi nellโessenzialitร , senza finire nella spirale della cupidigia.
Elemosina, condivisione, dono, sono ancora i protagonisti di una sana vita da discepolo, senza affannarsi dellโaccumulo ma coscienziosamente affidandosi a quel Dio che veste splendidamente lโerba del campo.
E questa logica deve permeare anche i rapporti nelle comunitร , i soldi delle comunitร che servono allโannuncio del vangelo senza fumositร , senza ambiguitร . Se facciamo parte di una comunitร manteniamola anche economicamente, chiediamo e offriamo trasparenza, orientiamo le nostre scelte a servizio dellโannuncio.
Che tra noi, nelle nostre chiese, nelle nostre scelte, prevalga sempre la generositร e la fiducia nella Provvidenza al calcolo che appanna la libertร che dobbiamo tenere nei confronti del possesso.
Facciamoci dono, facciamo della nostra vita un dono e avremo โ stupore โ cento volte tanto, come sperimenta Pietro.
Prossime conferenze di Paolo Curtaz
- venerdรฌ 13 novembre a Savona
- venerdรฌ 20 e sabato 21 novembre a Genova
- venerdรฌ 4 dicembre a Vicenza
- venerdรฌ 11 dicembre ad Aosta.
