Commento al Vangelo di domenica 13 maggio 2012 – padre Bruno Secondin

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Nella sesta Domenica di Pasqua, la liturgia ci presenta il passo del Vangelo in cui Gesù invita i discepoli ad amare:

“Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici”. 

Su questo brano del Vangelo, ascoltiamo il commento del carmelitano, padre Bruno Secondin, docente di Teologia spirituale alla Pontificia Università Gregoriana:

A volte si ha l’impressione che ciò che distingue un cristiano da un non cristiano nella vita concreta sia solo il fatto che alla domenica il non cristiano dorme di più, mentre il cristiano va a Messa. Perché nella vita ordinaria non si vedono differenze. Il Vangelo di oggi ci aiuta a vedere in cosa dovrebbe apparire una differenza chiara: nell’amore grande, generoso, perfino eccessivo e sprecato. Qui sta la cartina di tornasole dell’essenza del cristianesimo: nell’amore disarmato ma intenso, fino a dare la propria vita senza rivalse. Appunto come hanno fatto certi santi e sante: che si sono consumati nell’altruismo, per amore del Signore, che loro vedevano nel fratello ferito, malato, flagellato, povero e infelice. Di questo ci parla Gesù nel Vangelo, che è in continuità con il tema della vite e del tralcio di domenica: un amore che sale da dentro, perché Dio è la misura del nostro amore. E Dio ama in maniera unica, divina: e mette dentro di noi, il dono di questo amore originale, totale. Esso tutti abbraccia, verso tutti si fa dono e grazia, sorriso e gioia. Credere è essenzialmente questo: affidarsi a questa linfa che dentro gorgoglia silenziosa e ti fa ogni giorno luce, bontà e solidarietà, e dona guarigione.

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