Commento al Vangelo di domenica 1 Marzo 2020 – Paolo Curtaz

Il commento al Vangelo di domenica 1 marzo 2020 – Anno A, a cura di Paolo Curtaz. Qui di seguito il testo ed il video.

Il deserto, finalmente

Abbassate il volume dei vostri pensieri.

Disattivate le notifiche delle mille cose che dovete fare entro stasera.

Provate per un giorno a non leggere i giornali o scorrere le notizie sui siti o – addirittura! – provate a spegnere il telefono.

E tacete.

Non abbiate paura del silenzio. È una benedizione, una manna, un dono, un aiuto.

All’inizio, disabituati come siamo, sentirete solo i vostri pensieri che urlano. Poi si stancheranno anch’essi. Si placheranno. E nel, nel benefico silenzio, capirete una cosa semplice.

E riuscirete a smascherare l’inganno.

Una vita non è felice perché le cose vanno bene.

Ma perché hanno senso. Un senso. Cioè una direzione, un orientamento, un luogo dove andare.

Allora, forse, capirete la cosa più bella del mondo.

Se esiste un senso nella vita di ciascuno di noi, ed esiste, è nel cuore di Dio.

Il Dio di Gesù.

Ecco a cosa serve la quaresima: a vedere se stiamo andando nella direzione giusta.

O se altri scelgono per noi.

Se stiamo facendo le vittime. O, finalmente, stiamo diventando Figli.

Benvenuti nel deserto, finalmente.

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Eden

Perché siamo fatti ad immagine di Dio, siamo potenzialmente capolavoro.

Santi come egli è Santo.

Liberi come è Libero.

Amanti come egli Ama.

Lo portiamo nel cuore quel sigillo. Lo portiamo come nostalgia infinita, nascosto in qualche meandro della nostra coscienza, del nostro inconscio.

Quella scintilla di anima che pulsa, se la ascoltiamo, ci dice: torna alla sorgente.

Adamo ed Eva, i nostri progenitori, invece di ascoltare la voce danno retta al serpente.

Sarete come Dio.

La cosa divertente è che è vero. Ma loro, come noi, non vogliamo scoprire, cercare, scavare, crescere, fiorire. Prendendo una scorciatoia. Bevendo una pozione. Facendo una magia.

E, così, la conoscenza si ingarbuglia.

Non abbiamo stomaco per accogliere l’immensa complessità dell’essere. Diamo retta a mille voci, a mille serpenti, a mille promesse.

Fatichiamo a scegliere. A discernere.

Un paradiso perduto.

Poi.

Il paradiso ritrovato

Poi Dio decide di venire lui a indicarci nuovamente la strada. Esce lui dall’Eden per venirci a cercare. Viene nel deserto che abitiamo abitualmente. Che ci abita. Un deserto caotico e inquinato, rissoso e aggressivo. Lo abita per indicarci la strada.

Le tentazioni che inaugurano il tempo di quaresima, altro non sono che la sintesi delle scelte che Gesù, lungo tutta la vita, come noi, ha dovuto affrontare.

Indicandoci un metodo.

Matteo riassume in tre grandi temi le tentazioni e le scelte che ogni discepolo è chiamato a fare nella sua vita.

La tentazione del pane, quella di lasciare che le preoccupazioni del quotidiano, gli affanni occupino tutto il nostro tempo e la nostra vita. E cose come il lavoro, il mutuo, la casa, la fama, i likes, da oggetti diventano idoli e ci tolgano il sonno.

Siamo chiamati ad essere realisti, ma ricordandoci di cercare prima il Regno e tutto il resto ci verrà donato in sovrappiù.

La tentazione di un messianismo d’effetto, travolgente, la fede in un Dio interventista, che fa miracoli, che stupisce, che abbaglia. Così tanto cercato, purtroppo, anche da molti fra noi che cercano il Dio dei prodigi senza vedere il Dio incarnato delle piccole cose.

La tentazione del compromesso col potere, con ogni potere.

La via di mezzo come prassi per annacquare il vangelo, per renderlo innocuo, per affossarlo.

Il Vangelo come sale scipito, come luce nascosta.

Un Vangelo orribilmente inutile.

Diabolos

Ed è abile, il diabolos, ragionevole.

Cita la Parola, che conosce!, propone a Gesù cose ragionevoli, plausibili.

Certo: curarsi del proprio corpo, stupire le persone con i miracoli, fare qualche accordo con i potenti, religiosi e politici, del tempo, avrebbe sortito qualche effetto maggiore di quel fuoco di paglia che è stata la sua vita pubblica.

Gesù ha scelto. Non ha la Parola sulle labbra, ma nel cuore.

Il suo sarà un messianismo libero dai compromessi, che vola alto, che entra nel cuore e nell’anima.

Tenero.

Quaranta giorni

Israele, nel deserto, imparò a diventare popolo.

Liberato ma non ancora libero, sperimentò il proprio limite a partire dal deserto.

Gesù, spinto dallo Spirito, ha usato quel tempo per decidere che tipo di Messia diventare.

Noi, adesso, ora, qui, per guardare a che uomini e a che donne siamo diventati.


Letture della Domenica
I DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO A
Colore liturgico: VIOLA

Prima Lettura

La creazione dei progenitori e il loro peccato.

Dal libro della Gènesi
Gen 2,7-9; 3,1-7

Il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente. Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male. Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di alcun albero del giardino?». Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morirete». Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male». Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.

Parola di Dio

Salmo Responsoriale

Dal Sal 50 (51)

R. Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.

Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro. R.

Sì, le mie iniquità io le riconosco,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto. R.

Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito. R.

Rendimi la gioia della tua salvezza,
sostienimi con uno spirito generoso.
Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode. R.

Seconda Lettura

Dove ha abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Rm 5,12-19

Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato. Fino alla Legge infatti c’era il peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la Legge, la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire. Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio, e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti. E nel caso del dono non è come nel caso di quel solo che ha peccato: il giudizio infatti viene da uno solo, ed è per la condanna, il dono di grazia invece da molte cadute, ed è per la giustificazione. Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo. Come dunque per la caduta di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera giusta di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione, che dà vita. Infatti, come per la disobbedienza di un solo uomo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti. Parola di Dio.

Forma breve:

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
5, 12.17-19

Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato. Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo. Come dunque per la caduta di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera giusta di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione, che dà vita. Infatti, come per la disobbedienza di un solo uomo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti.

Parola di Dio

Vangelo

Gesù digiuna per quaranta giorni nel deserto ed è tentato.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 4, 1-11

In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio». Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo». Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto». Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

Parola del Signore

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