Immacolata Concezione della beata Vergine Maria
Gen 3,9-15.20; Ef 1,3-6.11-12; Lc 1,26-38
Subito dopo la seconda domenica di Avvento, ci troviamo a celebrare la Solennità dell’Immacolata: la venuta del re saggio, del virgulto dalla casa di Davide potrà essere realizzata per tutti noi solo passando attraverso il «sì» concreto di una giovane donna di nome Maria.
Una via di salvezza: uno dalla stirpe della donna
La Liturgia della Parola si apre facendoci desiderare la venuta di questa donna e, ancor più, di colui che nascerà da lei. La prima lettura, tratta da Gen 3, ci presenta infatti il momento che segue immediatamente il cosiddetto peccato delle origini. Una volta che Adamo ed Eva hanno mangiato dell’albero di cui era stato detto loro di non mangiare, la loro reazione consiste nel nascondersi allo sguardo di Dio, scoprendosi nudi, ma anche sperimentando una paura che prima non conoscevano. Sono usciti dalla bellezza di una relazione piena di fiducia perché, effettivamente, non si sono fidati di Yhwh e della sua parola, ma hanno preferito una differente parola, più seducente, più allettante ma, alla fine, decisamente più deludente perché semplicemente falsa. Il Signore compare dunque sulla scena mettendosi alla ricerca delle sue creature, con quella domanda bellissima e piena di tenerezza:
«Dove sei?». È la domanda di chi ama, che va alla ricerca dell’amato perché non vuole stare senza di lui (cfr. Ct 3,1-4; 5,2-8; 6,1). Una volta trovati l’uomo e la donna, ha inizio una serrata discussione che punta a far emergere la verità dell’accaduto: chi ha svelato la nudità? Chi ha mangiato dell’albero e perché? Emerge così la grande fatica che gli uomini fanno ad assumersi le proprie responsabilità di fronte alle scelte compiute. La tendenza è, infatti, quella di attribuire ad altri (l’uomo alla donna e la donna al serpente) la colpa di quanto, in realtà, ciascuno ha fatto personalmente, certo lasciandosi influenzare da un altro, ma anche rinunciando ad ogni forma di sano discernimento.
Se all’uomo e alla donna Yhwh rivolge domande chiarificatrici, con il serpente la strategia è del tutto differente. Non ci sono domande da fare, ma semplicemente c’è da annunciare quanto avverrà. Sul serpente, simbolo del male, pende una maledizione (non sugli uomini!) e, contemporaneamente, gli viene preannunciata la sua definitiva sconfitta. Attraverso la stirpe della donna, infatti, attraverso qualcuno che nascerà da lei, il serpente sarà schiacciato. L’immagine è estremamente plastica: il serpente insidia il piede di qualcuno e quindi tenta di ucciderlo con il suo veleno, ma questo Egli (non precisamente definito) si rivela pienamente vincitore schiacciando la testa del serpente e, quindi, uccidendolo per primo. Capiamo bene che siamo di fronte ad una lotta in cui sono in gioco la vita e la morte, una lotta senza quartiere di cui abbiamo già potuto contemplare l’esito definitivo nella salvezza che Gesù ha realizzato per tutti noi.
Tradizionalmente questo versetto (Gen 3,15) è stato chiamato «proto-Vangelo», volendo indicare la bellezza di questo primo annuncio di buona notizia. Nel momento stesso (per così dire) in cui ha avuto inizio il peccato, Dio ha “inventato” la soluzione di cui l’umanità aveva bisogno. Questo è il nostro Dio, sempre schierato a nostro favore, come dirà Paolo nella lettera ai Romani: «Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?» (Rm 8,31). Il problema è che spesso noi crediamo ad un Dio diverso, invidioso ed egoista come quello che il serpente aveva tratteggiato davanti agli occhi di Eva.
Tutti chiamati ad essere immacolati
La seconda lettura, tratta dalla lettera agli Efesini, riporta alcuni stralci di un inno stupendo che Paolo fa risuonare per benedire il Signore del modo sapiente e provvidenziale con cui ha condotto e conduce la storia. Dio dev’essere benedetto perché per primo lui ha benedetto noi, cioè ha detto bene della nostra esistenza e l’ha ricolmata di ogni dono inserendo la nostra vita in quella del suo stesso Figlio. Paolo rende grazie per la scelta che è stata fatta a nostro favore, addirittura prima della creazione stessa. Se nella creazione, come abbiamo visto con la prima lettura, sono entrati anche il peccato e l’esperienza del male, ancor prima Dio ha stabilito che noi potessimo essere santi e immacolati presso di Lui. Infatti ha deciso che noi tutti fossimo suoi figli adottivi, inseriti nella vita stessa del Figlio, per realizzare un disegno d’amore che ci supera da ogni parte e che ci rende persino eredi di Dio, cioè capaci di godere di tutti i beni che sono suoi.
Certamente interessante, soprattutto in questo giorno, il fatto che, tra le altre cose, si dica che noi siamo chiamati ad essere «santi e immacolati di fronte a lui nella carità». Oggi festeggiamo Maria come l’Immacolata, ma la Parola viene a ricordarci che non si tratta di un progetto che riguarda solo lei. In Maria potremmo dire che si percorre una strada particolare per arrivare ad un esito che il Signore ha a cuore per tutti i suoi figli e che Paolo connota chiaramente come legato all’esperienza dell’amore: potremo essere immacolati nella misura in cui viviamo inseriti nell’amore trinitario e doniamo ai fratelli la sovrabbondanza dell’amore che continuamente riceviamo, esattamente come ha fatto Maria.
La bellezza di una donna che desidera la vita
Il Vangelo fa risuonare, ancora una volta, il testo dell’annunciazione in cui possiamo cogliere qualcosa del modo in cui questa ragazza di Nazaret ha saputo entrare dentro un progetto immenso con assoluta semplicità, consegnandosi senza riserve all’Amore.
La Parola di Dio la raggiunge dentro la sua vita normale, dentro i fatti di cui è intessuta la sua esistenza. Tra questi fatti, uno in particolare viene messo in risalto, cioè l’essere promessa sposa di un uomo chiamato Giuseppe. Dentro questa realtà concreta, dentro questa storia normale, in un piccolo villaggio della Galilea, il Signore fa risuonare una Parola nuova e chiama ad un progetto inaudito. Le viene annunciato qualcosa che Maria, in qualche modo, già desiderava, ma offrendo dimensioni ulteriori al suo stesso desiderio. Dio non è contro i desideri dell’uomo, ma lavora per realizzarli secondo una misura più alta, più bella, senza con questo assecondare i nostri deliri di onnipotenza.
L’angelo si fa vicino e, come prima cosa, invita a rallegrarsi, a stare nella gioia perché il Signore è con lei, è vicino, è dalla sua parte (come ci ha detto anche Paolo nella seconda lettura). Certamente in queste parole Maria ha udito l’eco di altre parole della Scrittura che ben conosceva. Pensiamo a Sof 3,14-15: «Rallégrati, figlia di Sion, grida di gioia, Israele, esulta e acclama con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme! Il Signore ha revocato la tua condanna, ha disperso il tuo nemico. Re d’Israele è il Signore in mezzo a te, tu non temerai più alcuna sventura». O ancora ricordiamo l’annuncio di Isaia ad Acaz (che ascolteremo nella IV domenica di Avvento): «Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele», nome che significa «Dio con noi» (Is 7,14).
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Maria, di fronte al saluto dell’angelo, già coglie che qualcosa di grande sta accadendo e, per questo, giustamente rimane turbata. Questo turbamento è, a mio parere, stupendo perché ci mostra una donna vera, in carne ed ossa, con le sue emozioni sane, normali. Non si ferma qui però, ma chiama in causa la sua intelligenza con la necessità di fare domande, di interrogare, di capire il senso di quanto
le viene detto. I racconti biblici di vocazione spesso contengono domande (cfr. ad es. Es 3,11.13) o fanno emergere i dubbi del chiamato. Il Signore non se ne scandalizza affatto, ma entra in un dialogo rispettoso e promovente.
L’angelo rassicura Maria, la invita a non avere timore e spiega a chiare lettere qual è il progetto di Dio, la proposta che il Signore le sta facendo: la nascita di un figlio e di un figlio grande, potente; che, addirittura, verrà chiamato «Figlio dell’Altissimo»; che possederà per sempre il Regno di Davide, un regno che non avrà fine!
Tutto questo rilancia un desiderio di maternità già certamente presente in Maria, promessa sposa di Giuseppe. Comprende però che la proposta non ha dimensioni puramente umane e interroga allora sul «come» potrà realizzarsi un simile progetto. L’angelo offre qualche altro elemento (l’azione dello Spirito di Dio, Elisabetta come segno) ma soprattutto mette l’accento su un’unica garanzia che risiede in Colui che chiama: «Nulla è impossibile a Dio» (v. 37). Di fronte alle nostre mille incertezze, di fronte al dubbio che ci può attanagliare, queste poche parole hanno una forza dirompente, nella misura in cui le accogliamo nella fede.
È esattamente ciò che fa questa donna che, con assoluta semplicità, sulla base di una simile certezza, ridefinisce se stessa e l’orientamento di tutta la sua vita. Maria sa che non c’è nulla di impossibile per il Signore (cfr. Gen 18,14), sa che la sterilità di Sara è divenuta feconda, e crede. Per questo può rispondere: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».
Sono parole che dovremmo meditare spesso, che non ci dovremmo stancare di ripetere, soprattutto quando le cose si fanno più difficili. È una dichiarazione di disponibilità illimitata che potremmo parafrasare così: «Non so quello che accadrà di me, non so quello che avverrà nel dettaglio, non so dove mi condurrai, ma so che mi fido di te, che scelgo di camminare con te, di dar credito alla tua Parola, ovunque essa mi conduca, perché tu sei fedele e sei buono».
Maria desiderava un matrimonio e dei figli. Maria avrà esattamente ciò che desiderava, ma rilanciato dal Signore ad un differente livello. Dio non spegne i nostri desideri e nemmeno li ignora; al contrario, li realizza dentro un quadro più bello e più ampio di quello che noi sappiamo immaginare. Maria, l’Immacolata, con la sua trasparenza e il suo coraggio, è il segno di questo modo divino di farsi presente nella vita dei suoi figli, portando a compimento un disegno di salvezza che già aveva in cuore a partire da Gen 3,15. Il Signore non dimentica le sue promesse e attende di compierle attraverso il nostro «sì».
Commento al Vangelo tratto dal sussidio CEI Avvento/Natale 2025, scarica il file PDF completo.
