Commento al Vangelo del 6 dicembre 2009 – Seconda di Avvento – Paolo Curtaz

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Il BattistaSeconda domenica di Avvento, anno di Luca
Bar 5,1-9/Fil 1,4-6.8-11/Lc 3,1-6

La Parola scese

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Possiamo celebrare cento natali, senza che mai Dio nasca nei nostri cuori.

Perciรฒ abbiamo bisogno di un tempo di interioritร , perchรฉ possiamo, infine accogliere la luce del Signore. Affinchรฉ il giorno della venuta del Signore non ci piombi addosso allโ€™improvviso e ci trovi impreparati. Sarebbe tragicomico passare la vita ad invocare la venuta del Signore, e non esserci nel momento della su venuta interiore!

Certo, non รจ facile e tutto ci rema contro: il clima dolciastro, lo scippo natalizio perpetrato dal mercato che fa leva sui buoni sentimenti, le difficoltร  della vita di tutti i giorni.

Non รจ facile, ma รจ possibile: Cristo ci chiede di alzare lo sguardo, invece di lamentarci, di guardare oltre, altrove, al di lร . Lโ€™importante รจ arrivare al Natale, a quello vero, con il cuore, leggero, senza lasciarlo appesantire dalla dissipazione, dallo stordimento, dalle preoccupazioni della vita.

Dio viene, lui prende lโ€™iniziativa, รจ suo il primo passo.

La Scrittura ci rivela il volto di un Dio che intesse relazioni, che cerca lโ€™uomo, che lo corteggia. La storia, splendida e drammatica, fra Israele e il suo Dio non รจ sempre stata fortunata e feconda.

Ora Dio viene per spiegarsi, per raccontarsi, per dirsi.

Dio viene a rivelarsi.

Incipit

Lโ€™aulico e solenne incipit della predicazione del Battista conferma lโ€™intento di Luca di raccontare eventi storici, non edificanti racconti da pie devote. Luca, discepolo di Paolo, non ha mai visto Gesรน in vita sua. Come noi รจ stato affascinato e sedotto dalla predicazione di Paolo e dal fuoco della sua parola. Luca, antiocheno, greco, colto e raffinato, ha scritto il suo vangelo dopo Marco, in contemporanea con Matteo. Ci tiene, Luca, a dimostrare (giร  allora!) che non รจ corso dietro a delle favole ma che lโ€™annuncio si fonda su solide basi.

La descrizione della situazione geo-politica del tempo della predicazione del Battista ci lascia stupiti, noi figli di Dan Brown, e ci dice ancora e ancora che non corriamo dietro a delle favole (anche se certi cristiani si comportano come personaggi da operetta!) ma che la nostra fede appoggia su solide basi.

Volesse Dio che Luca ci facesse almeno un poco vergognare della nostra impressionante ignoranza evangelica!

Storie altre

Luca, perรฒ, vuole dire anche altre cose. Tutti i personaggi elencati, chi piรน, chi meno, detengono in mano il potere assoluto, sanno di potere decidere i destini dei popoli, si sentono e sono grandi. La Parola di Dio dribbla elegantemente tutti i signori dellโ€™epoca e si posa su un macerato trentenne consumato dal vento del deserto e dal digiuno, un folle di Dio scontroso e rabbioso che si consuma sulle rive del Giordano, Giovanni il battezzatore.

Giร  Baruc, segretario di Geremia, nella prima lettura si rivolge al popolo disperso e vede un ritorno in grande stile. Parla a degli straccioni senza speranza, a dei deportati che si trascinano come schiavi in attesa di morire. E sogna.

Cosรฌ รจ, amici, la Storia di Dio si sovrappone alla piccola e violenta storia degli uomini e la trasfigura.

Nessuno di noi conoscerebbe Erode se non avesse ucciso il Battista. Il procuratore Pilato viene nominato ogni domenica nella professione di fede non per la sua audacia politica e militare, ma per aver ucciso un falegname esaltato che si prese per Dio. E che lo era.

E noi, a che storia vogliamo appartenere? Le energie, i sogni, lโ€™audacia che mettiamo per chi o cosa la mettiamo? Per la fragile storia degli uomini? O per quella di Dio?

Lavori in corso

Entrare nella storia altra significa, anzitutto, aprirsi allo stupore di Dio, attenderlo ed accoglierlo per ciรฒ che egli รจ, non per ciรฒ che vorremmo che fosse. Lโ€™avvento non aggiunge degli impegni alla nostra scarsa fede e alla nostra poca disponibilitร  alla preghiera, ma un tempo in cui ci รจ chiesto di accorgerci, di preparare la strada, di spalancare il cuore.

Citando Isaia, Giovanni รจ molto preciso sulle cose da fare: raddrizzare i sentieri, riempire i burroni, spianare le montagne.

Raddrizzare i sentieri, cioรจ avere un pensiero semplice, lineare, senza troppi giri di testa. La fede รจ esperienza personale che nasce nella fiducia, che diventa abbandono. La fede va interrogata, nutrita, รจ intelleggibile, ragionevole. Ma ad un certo punto diventa salto, ragionevole salto tra le braccia di questo Dio. Abbiamo bisogno di pensieri veri nella nostra vita, di pensieri positivi e buoni per poter accogliere la luce.

Riempire i burroni delle nostre fragilitร . Tutti noi portiamo nel cuore dei crateri piรน o meno grandi, piรน o meno insidiosi, delle fatiche piรน o meno superate. Ebbene: occorre stare attenti a non lasciarci travolgere dalle nostre fragilitร  o, peggio, mascherarle. Ognuno di noi porta delle tenebre nel cuore: lโ€™importante รจ che non ci parlino, lโ€™importante รจ non dar loro retta.

Spianare le montagne. In un mondo basato sullโ€™immagine conta piรน lโ€™apparenza della sostanza. Bene il fitness, ottimo il body-building per stare in forma.ย  รˆ bene curare il proprio modo di vestire. Ma occorre aprire qualche palestra di spirit-building, qualche estetista del cuore e dellโ€™anima!

Attendere con gioia

Essenzialitร , veritร , desiderio: questi gli strumenti per trovare un sentiero verso Dio.

E questo giร  ci procura gioia, lโ€™attesa giร  ci scuote dentro, ci apre lo stuporeโ€ฆ gioia come quella che san Paolo prova per la sua comunitร  greca di Filippi, come quella che il salmista descrive per il ritorno dei prigionieri da Babilonia a Gerusalemme.

Allora, amici resistenti, carbonari dello spirito, discepoli del Rabbรฌ, su di voi piccoli e fragili e dispersi Dio fa scendere la sua Parola.

Alzate lo sguardo, ve ne prego.

Animo, mano ai badili spirituali e ai picconi interiori: cโ€™รจ da fare in settimanaโ€ฆ

Paolo Curtaz

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