Commento al Vangelo del 5 novembre 2017 – p. Fernando Armellini

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Padre Fernando Armellini, biblista Dehoniano, commenta il Vangelo di domenica 5 novembre 2017.

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Chi รจ Fernando Armellini

Ha conseguito la licenza in Teologia presso la Pontificia Universitร  Urbaniana e in Sacra Scrittura presso il Pontificio Istituto Biblico di Roma.
Ha perfezionato gli studi di storia, archeologia biblica e lingua ebraica presso lโ€™Universitร  di Gerusalemme.
Per alcuni anni รจ stato missionario in Mozambico.
Attualmente insegna sacra Scrittura, รจ accreditato conferenziere in Italia e allโ€™estero ed รจ autore di commenti alle Sacre Scritture.

Se leggiamo tutto il capitolo dal quale รจ tratto questo brano, non possiamo non rimanere sconcertati di fronte al linguaggio duro impiegato da Gesรน. Come un lugubre ritornello ritorna sulle sue labbra, per sette volte, lโ€™invettiva: โ€œGuai a voi scribi e farisei ipocritiโ€. Non siamo abituati a sentirlo apostrofare la gente in questo modo e abbiamo anche lโ€™impressione che le sue minacce siano eccessive. Non pare che agli scribi e ai farisei si potessero imputare tutti i misfatti che vengono loro attribuiti. Erano orgogliosi e fieri della loro rettitudine, ostentata davanti a tutti, ma รจ difficile riconoscerli nella descrizione polemica che di loro fa Matteo. Paolo, educato secondo la spiritualitร  di questa scuola, si vantava di essere stato โ€œfariseo quanto alla legge, irreprensibile quanto alla giustizia che deriva dalla leggeโ€ (Fil 3,4-6); โ€œCome fariseo โ€“ dichiarava โ€“ sono vissuto nella setta piรน rigida della nostra religioneโ€ (At 26,5) e ai romani scriveva: โ€œRendo loro testimonianza che hanno zelo per Dioโ€ (Rm 10,2).

Infine, quandโ€™anche fosse esatta la presentazione che di loro viene fatta, ci chiediamo quale senso abbia riproporre oggi alla meditazione dei cristiani il lungo elenco di accuse contro i farisei di duemila anni fa.

รˆ importante rendersi conto del genere letterario di questa pagina, se non si vuole perderne il messaggio che non รจ rivolto ai giudei del tempo di Gesรน, ma alle comunitร  cristiane di oggi. Le parole del Maestro sono dure perchรฉ il pericolo denunciato รจ grave. Il โ€œfariseoโ€ รจ un personaggio tipico: rappresenta un modo di pensare, di giudicare, di comportarsi opposto a quello evangelico; i ragionamenti e le convinzioni dei farisei si infiltrano in modo subdolo fra i discepoli e vengono facilmente assimilati.

Per accostarci correttamente al testo, verifichiamo anzitutto a chi Gesรน si rivolge, a chi dirige i suoi sette, terribili โ€œguaiโ€. La risposta sembra scontata: i destinatari sono gli scribi e i farisei del suo tempo. Invece non รจ cosรฌ. Dal primo versetto del capitolo risulta chiaro che Gesรน sta parlando โ€œalla folla e ai suoi discepoliโ€; sono questi che corrono il rischio di comportarsi da โ€œfariseiโ€. Siamo noi oggi ad essere chiamati in causa dai suoi rimproveri.

Il brano che ci viene proposto oggi non include la parte piรน dura del discorso, quella dei sette โ€œGuai a voiโ€ che espongono, in un drammatico crescendo, le contraddizioni del comportamento farisaico: da quella di chiudere il regno dei cieli davanti agli uomini, di non entrarvi e di impedire agli altri di accedervi, fino a quella di uccidere i profeti (vv. 13-32). Tuttavia bastano questi pochi versetti per individuare alcuni aspetti caratteristici del fariseismo e per verificare, come in uno specchio, se, dove e come il fariseismo si ripresenta nelle nostre comunitร .

รˆ fariseo, anzitutto, chi occupa una cattedra non sua (v. 2).

Nella sinagoga di Corozaim รจ stato trovato un seggio di basalto che, a quanto pare, serviva allo scriba incaricato di spiegare le Scritture. In ogni sinagoga ce nโ€™era uno simile ed era chiamato โ€œcattedra di Mosรจโ€, perchรฉ si riteneva che, per bocca del rabbino che ivi stava seduto, lo stesso Mosรจ insegnasse la legge al popolo.

Gesรน si serve dellโ€™immagine di questa cattedra per delineare la prima caratteristica negativa degli appartenenti alla setta dei farisei: lโ€™abuso dโ€™autoritร .

Nel libro del Deuteronomio si afferma che i successori di Mosรจ โ€“ gli incaricati di trasmettere al popolo la parola di Dio โ€“ sono i profeti (Dt 18,15.18). Ma quando, negli ultimi secoli prima di Cristo, i profeti scomparvero, il loro posto fu subito e abusivamente occupato dagli scribi. Cosรฌ dalla profezia si passรฒ alle prescrizioni e alle disposizioni dei rabbini, fatte passare come โ€œparola e volontร  di Dioโ€.

Chi oggi riduce il rapporto con il Signore allโ€™osservanza di norme e precetti, chi sostituisce la profezia con i codici di leggi, chi predica un giuridismo che soffoca la spontaneitร  e toglie la gioia di sentirsi sempre e comunque amati e accolti da Dio sta perpetuando la spiritualitร  farisaica.

Il v. 3 sorprende perchรฉ sembra parlare in modo positivo dellโ€™autoritร  morale dei farisei che, nel resto del vangelo, sono invece criticati in modo sistematico: โ€œGuardatevi dalla dottrina dei farisei!โ€, raccomanda Gesรน ai discepoli (Mt 16,12). Qui, dunque, non puรฒ esortare ad assimilare il loro insegnamento. Il versetto va inteso in senso ironico, come dire: โ€œSeguite, seguite pure le loro chiacchiere vuote e dissennate e presto vi renderete conto come vi allontanino da Dioโ€.

Viene cosรฌ evidenziata la seconda caratteristica del fariseo, lโ€™incoerenza. Fariseo รจ chiunque dice e non fa, si presenta come persona devota, pronuncia bei discorsi sullโ€™amore, sulla pace, sul rispetto degli altri, ma evita abilmente di lasciarsi coinvolgere da queste affermazioni di principio.

Sono opportuni i documenti ben articolati e le solenni dichiarazioni, ma bisogna anche essere vigilanti per non cadere negli errori che in essi vengono denunciati. Sono nobili le richieste di perdono per i crimini del passato, ma si deve anche prendere coscienza che, da quelle stesse radici, attingono linfa e vigore i mali e i comportamenti riprovevoli di oggi.

La terza caratteristica dei farisei รจ quella di caricare pesi insopportabili sulle spalle della gente (v. 4). Commettono un errore dalle conseguenze devastanti: riducono la fede e lโ€™amore di Dio alla pratica della religione; predicano la fedeltร  a precetti, osservati i quali โ€“ dicono โ€“ ci si puรฒ tranquillamente sentire a posto e in pace con il Signore. Ma cosรฌ si getta lโ€™uomo in un circolo angosciante: leggi, inevitabili trasgressioni, riti purificatori, poi nuove leggi, sempre piรน minuziose e dettagliate, interpretate in modo rigoroso con il risultato di togliere il respiro, di rendere la vita impossibile, di provocare ansie invece di condurre alla pace interiore. Nasce la religione giudaica rappresentata dalle giare di pietra vuote, รจ la festa di nozze senza vino, priva di gioia perchรฉ manca lo slancio amoroso, libero e fiducioso verso Dio (Gv 2,1-11).

Gli scribi che hanno imposto queste leggi non muovono poi nemmeno un dito per aiutare il popolo, schiacciato dal peso di tali precetti. โ€œNon vogliono muoverli neppure con un ditoโ€, non considerano le circostanze concrete, non suggeriscono interpretazioni meno rigide, non invitano a cercare lโ€™essenziale (v. 4). Gesรน si commuove di fronte a questa situazione e interviene per liberare la gente da un carico divenuto insopportabile: โ€œVenite a me โ€“ dice โ€“ voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi ristorerรฒโ€ (Mt 11,28-30). รˆ lโ€™invito a prendere su di sรฉ un unico giogo, dolce e leggero, quello dellโ€™amore. Anche Paolo lo raccomanda: โ€œNon sentitevi legati da nessun altro dovere, se non quello dellโ€™amore vicendevoleโ€ (Rm 13,8).

Chi oggi tenta di imporre agli uomini โ€œcarichi assurdi e insopportabiliโ€, chi detta arbitrariamente norme, chi si preoccupa di minuzie cui Gesรน non ha mai accennato, chi filtra il moscerino e ingoia il cammello (Mt 23,24) si comporta da fariseo.

La quarta caratteristica dei farisei รจ lโ€™esibizionismo (vv. 5-7), la smania di mettersi in mostra. Questo vizio era profondamente radicato, per questo Gesรน lo denuncia spesso: โ€œCome potete credere โ€“ dice un giorno โ€“ voi che prendete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene da Dio solo?โ€ (Gv 5,44) e chiama ipocriti coloro che praticano le opere buone davanti agli uomini per essere ammirati, coloro che pregano stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze per essere notati, coloro che digiunano con aria malinconica, affinchรฉ tutti si accorgano che si stanno mortificando (Mt 6,1.5.16).

Nel brano di oggi vengono descritti altri trucchi con cui i farisei tentano di ottenere riconoscimenti, i posti dโ€™onore nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe: allargano le strisce e le frange dei vestiti usate durante la preghiera.

Oggi il desiderio di attirare gli sguardi della gente, la pretesa di avere le telecamere puntate su di sรฉ non sono scomparsi. Si pretende che venga sottolineato e pubblicizzato il bene che si fa e ci si indispettisce quando questo non avviene. Possiamo tranquillamente affermare che non tutti i cristiani compiono le opere buone sperando che nessuno ne parli, facendo il possibile affinchรฉ โ€œla sinistra non sappia ciรฒ che fa la destraโ€ (Mt 6,3).

Nellโ€™ultima parte del vangelo di oggi (vv. 8-12) viene tratteggiata lโ€™immagine dellโ€™autentica comunitร  cristiana, quella in cui ogni forma di superioritร  e di disuguaglianza รจ stata eliminata. รˆ lโ€™opposto della societร , sia civile che religiosa, in cui vengono riconosciute e approvate le classi, le discriminazioni, le distinzioni fra superiori e sudditi.

Ci sono argomenti che noi riteniamo importanti e ai quali Gesรน, invece, ha dato scarso rilievo, ma sulla questione dei primi posti, dei titoli onorifici, degli inchini, dei baciamani, delle adulazioni รจ stato di una chiarezza, di una radicalitร  e di una insistenza tali da rendere evidente che il tema gli stava a cuore, costituiva una parte centrale del suo messaggio.

Sorse fra i discepoli, durante lโ€™ultima cena, la discussione su chi di loro poteva esser considerato il piรน grande. Egli disse: โ€œI re delle nazioni le governano, e coloro che hanno il potere su di esse si fanno chiamare benefattori. Voi perรฒ non cosรฌ! Ma il piรน grande tra voi diventi come il piรน piccolo e chi governa come colui che serveโ€ (Lc 22,24-26).

รˆ il capovolgimento dei criteri di questo mondo. Gesรน รจ tanto preoccupato che questi criteri possano riemergere o che vengano recuperati nella comunitร  cristiana che proibisce in modo esplicito perfino lโ€™uso, apparentemente innocuo, dei titoli onorifici. Ne ricorda tre, quelli usati al suo tempo per le persone onorate e rispettate: rabbi (che significa โ€œmio grandeโ€), padre (che vuol dire โ€œmodello di vita e di comportamentoโ€) e maestro (cioรจ โ€œguida spiritualeโ€).

Inutile escogitare interpretazioni riduttive e concilianti o ricorrere a sottili disquisizioni, per tentare di giustificarli. Gesรน si รจ espresso in modo inequivocabile; le sue parole sono fra le piรน chiare e forse anche fra le piรน disattese. Oggi egli non sarebbe meno rigido su questo punto, era troppo allergico al โ€œfariseismoโ€ e non tollerava che, fra i suoi discepoli, si infiltrasse anche solo lโ€™apparenza di tale comportamento.

Nella comunitร  cristiana gli unici titoli benedetti sono: fratello, sorella, discepolo, servo e quelli che indicano un ministero, un servizio; gli altri vanno banditi e dovrebbero suscitare disagio non solo in chi li rivolge, ma anche in chi li riceve. Non รจ casuale il fatto che nei padri apostolici (quindi fin verso la metร  del II secolo d.C.), il termine โ€œpadreโ€ sia stato riservato a Dio ed รจ significativo che, alla fine del IV secolo d.C., Gerolamo osservi ancora: โ€œIl Signore ha ammonito di non chiamare nessuno padre, se non Dio solo. Non capisco quindi chi abbia autorizzato i superiori dei monasteri ad essere chiamati โ€œAbbร โ€ o come noi possiamo permettere a qualcuno di chiamarci in questo modoโ€.

Le ultime parole del vangelo di oggi ripropongono in sintesi tutto il messaggio esposto: โ€œIl piรน grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerร  sarร  abbassato e chi si abbasserร  sarร  innalzatoโ€ (v. 11).

Fonte

LEGGI IL BRANO DEL VANGELO

Puoi leggere (o vedere) altri commenti al Vangelo di domenica 5 novembre 2017 anche qui.

XXXI Domenica del Tempo Ordinario – Anno A

Mt 23, 1-12
Dal Vangelo secondoย  Matteo

1Allora Gesรน si rivolse alla folla e ai suoi discepoli 2dicendo: ยซSulla cattedra di Mosรฉ si sono seduti gli scribi e i farisei. 3Praticate e osservate tutto ciรฒ che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perchรฉ essi dicono e non fanno. 4Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. 5Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattรจri e allungano le frange; 6si compiacciono dei posti dโ€™onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, 7dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati โ€œrabbรฌโ€ dalla gente. 8Ma voi non fatevi chiamare โ€œrabbรฌโ€, perchรฉ uno solo รจ il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. 9E non chiamate โ€œpadreโ€ nessuno di voi sulla terra, perchรฉ uno solo รจ il Padre vostro, quello celeste. 10E non fatevi chiamare โ€œguideโ€, perchรฉ uno solo รจ la vostra Guida, il Cristo. 11Chi tra voi รจ piรน grande, sarร  vostro servo; 12chi invece si esalterร , sarร  umiliato e chi si umilierร  sarร  esaltato.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

  • 05 – 11 Novembre 2017
  • Tempo Ordinario XXXI
  • Colore Verde
  • Lezionario: Ciclo A
  • Salterio: sett. 3

Fonte: LaSacraBibbia.net

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