Sei vivo, non ti preoccupare
Nei giorni di ospedale per la polmonite da covid, ho avuto alcuni compagni di stanza con i quali cโerano in comune i sintomi e le complicanze anche se con gravitร e tempi diversi. Negli ultimi giorni di ricovero ho avuto come compagno di stanza un uomo un poโ piรน giovane di me che aveva passato una forma piรน grave di malattia che lo aveva portato anche due settimane in terapia intensiva. Mi ha raccontato di un fatto che gli era capitato nei giorni piรน difficili. Ad un certo punto della notte, nel difficile dormiveglia tra i rumori delle macchine per lโossigeno, aveva aperto gli occhi e aveva avuto la sensazione di una luce che lo avvolgeva. Pensava di essere morto e provava una grande pace. Allโinfermiere che si รจ avvicinato ha chiesto con molta tranquillitร โsono morto?โ perchรฉ gli sembrava di non respirare piรน.
La risposta dellโinfermiere era stata calma: โno, sei vivo, non ti preoccupare!โ. Per qualche istante aveva avuto la sensazione di morte e vita insieme in un incontro di pace, senza paura.
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Ho ripensato a questa cosa che mi ha raccontato leggendo e meditando il racconto del Vangelo riguardo il giorno di Pasqua. Ho pensato a Gesรน e al suo ultimo respiro sulla croce. Di fatto i condannati crocifissi morivano per un collasso cardiorespiratorio. Dopo essere messo nel sepolcro la tradizione cristiana immaginaย Gesรน che scende negli inferi per riportare in vita Adamo ed Eva, il primo uomo e la prima donna, in pratica tutta lโumanitร fino ad allora prigioniera della morte non solo fisica ma soprattutto spirituale. Molte icone e rappresentazioni dellโarte raccontano questo fatto che non troviamo nei vangeli.ย
Anche il nostro cero pasquale questโanno ha rappresentata questa tradizione di Gesรน che scende negli inferi da Adamo ed Eva e li prende per mano.
Gesรน non รจ risorto per se stesso come a dimostrare la sua superioritร e in qualche modo vendicarsi dellโumanitร che lโha ucciso. Gesรน รจ risorto come uomo per ogni uomo e ogni donna di oggi, di ogni altro il tempo della storia. Gesรน รจ morto per scendere fino in fondo nella morte di ognuno ed รจ risorto prendendo per mano tutti noi che come esseri umani sperimentiamo la morte in tutte le sue forme.
ร vero che sembrano discorsi campati in aria forse un poโ strani perchรฉ non rispecchiano la nostra esperienza dove la morte sembra avere davvero sempre lโultima parola.
In fondo se ci pensiamo bene le donne che si recano al sepolcro la pensano come noi. Gesรน รจ morto, non cโรจ piรน nulla da fare. Probabilmente pensano che anche le sue parole e le sue promesse sono morte insieme a lui. Queste donne non pensano altro che alla pietra che ben rappresenta quello che cโรจ sul loro cuore. Quella pietra pesante che non si puรฒ spostare รจ il dolore dellโumanitร , un dolore che sembra inamovibile.
Ma la pietra รจ stata spostata, nel sepolcro non cโรจ nessun cadavere, lโannuncio รจ chiaro: Gesรน che cercate come morto non รจ qui! ร risorto!
La Pasqua รจ questo annuncio che รจ la vita ad avere lโultima parola, non la morte!
ร un annuncio e non รจ certamente un obbligo crederci. La tomba vuota non รจ una prova certa ma solo un segno. Non รจ facile crederci ma รจ un punto di partenza, un segno di speranza che sarebbe davvero triste non considerare.
Gesรน รจ risorto da morte e con se ha preso per mano tutta lโumanitร , dallโinizio della storia fino a noi, fino a me.
โSei vivo, non ti preoccupareโฆโ sono le parole dellโinfermiere a questo mio compagno di stanza. Sono le parole che sicuramente Gesรน ha pronunciato ad Adamo ed Eva negli inferi, cosรฌ come allโorecchio del cuore di tutti coloro che si sentono appesantiti lโesperienza della sofferenza e della morte. Negli auguri di Buona Pasqua, proprio nella seconda Pasqua mondiale segnata dalla pandemia, facciamo passare questo messaggio profondo di vita: โsei vivoโฆ non ti preoccupareโ.
Piรน che mai oggi abbiamo occasione per far risuonare il vero significato della resurrezione di Cristo che ci prende per mano la dove siamo e anche oggi fa risorgere tutti noi con lui.
Fonte: il blog di don Giovanni Berti (“in arte don Gioba”)
