«Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14,1-12) Con il Vangelo di questa domenica, la Liturgia della Parola inizia a prepararci gradualmente ma decisamente verso la contemplazione del grandioso compimento del mistero pasquale, e cioè l’Ascensione del Signore Risorto alla destra del Padre, la cui solennità celebreremo tra due domeniche, e verso la quale ci stiamo ormai avvicinando nel cammino di questo tempo liturgico forte.
Oggi viene infatti proclamato un brano tratto dai cosiddetti “discorsi di addio” di Gesù ai discepoli, che il Quarto Vangelo ambienta nell’ultima sera del suo passaggio terreno, e che preannunciano la nuova dimensione che la vita di Cristo assumerà dopo la Passione: una forma di perpetua vicinanza e presenza tra i credenti in Lui, ma nella modalità fisicamente invisibile inaugurata con la gloria della Resurrezione.
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Gesù avvisa i suoi che andrà via, ma al contempo resterà con loro. E se ne va con una promessa che è garanzia di speranza e di fiducia in Lui: andrà a preparare un posto per ciascuno di noi, per tornare infine a prenderci e a farci dimorare per sempre con Lui (cfr. Gv 14,2-3).
Nel tempo rimanente della loro vita sulla terra, i discepoli dovranno però occuparsi di percorrere una “via” luminosa tracciata dalle parole del Maestro, che li condurrà verso la sua medesima destinazione.
Il brano del Vangelo riferisce a questo punto un dialogo di Gesù con alcuni dei suoi dodici apostoli, che tocca vette molto elevate di spiritualità. Dapprima prende la parola Tommaso, colui che dopo la Resurrezione sarà il primo a confessare inequivocabilmente la divinità del Signore Risorto (cfr. Gv 20,28): egli rivolge a Gesù la richiesta, dallo spiccato valore mistico, «come possiamo conoscere la via?» (Gv 14,5b).
La risposta di Gesù fornisce la chiave per accedere all’autentico rapporto con l’unico vero Dio, fondamento universale e permanentemente valido affinché tutta l’umanità possa sperare di poter accedere al Padre: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto» (Gv 14,6-7).
Si tratta della più potente motivazione evangelizzatrice per annunciare a tutte le creature fino ai confini della terra che la pienezza della verità e l’unica via di salvezza stabilita da Dio per gli esseri risiede nella mediazione dell’Uomo-Dio Gesù Cristo: soltanto attraverso di Lui gli uomini possono comprendere il loro Creatore e possono accedere a Lui.
La luce pasquale, che conferma nella fede i “rinati nel battesimo”, trova in questa tappa un traguardo irreversibile.
Il dialogo di Gesù prosegue con un ulteriore accento mistico. In risposta a Filippo, che gli rivolge la sua stupenda richiesta contemplativa «Signore, mostraci il Padre e ci basta» (Gv 14,8), segno di un desiderio vivo di radicale unione con Dio, il Maestro risponde dipingendo una “icona” incarnata del Padre stesso.
«Chi ha visto me, ha visto il Padre» (Gv 14,9b): soltanto fissando lo sguardo su Gesù, gli occhi del cuore potranno contemplare l’autentico Volto di Dio, per la perfetta unità delle Persone Divine («io sono nel Padre e il Padre è in me», Gv 14,10).
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Commento al Vangelo tratto dal sussidio CEI al periodo di Quaresima/Pasqua 2026, scarica il file PDF completo.
