Commento al Vangelo del 24 febbraio 2019 – Comunità Kairos

Eccoci dinnanzi ad un insieme di comandamenti che Gesù propone a noi che ascoltiamo e che indubbiamente restiamo colpiti dalla loro concretezza e radicalità. Amare i nostri nemici e fare loro del bene, benedire coloro che ci maledicono e pregare per coloro che ci maltrattano? E’ possibile alle nostre umane capacità? E’ il capovolgimento della logica mondana della guerra, della vendetta, del mandare al diavolo l’avversario, del male ricambiato con ostilità possibilmente maggiori. Certo è un invito alla conversione, al cambiamento di mentalità, al vedere le cose dal punto di vista di Dio, al seguire l’unico modello che ha reso umanamente possibile questo invito: Gesù di Nazareth che ha amato incondizionatamente tutti gli esseri umani, chiamati fratelli, fino al dono estremo della sua stessa vita e alla richiesta di perdono per i suoi uccisori (Lc 23,34).

Il brano si inserisce in un contesto ben noto, quello delle beatitudini, che possiamo considerare la prima omelia di Gesù ad una primitiva e composita assemblea: ci sono i 12 discepoli prescelti, gli apostoli, chiamati per nome, ci sono molti altri discepoli e seguaci ed una gran folla proveniente da ogni dove, ma già consapevole della forza che emanava da lui e che sanava tutti.

In un luogo pianeggiante, secondo Luca, Gesù si ferma ed abbraccia con uno sguardo coinvolgente, i suoi “ragazzi”, poi apre il suo cuore e manifesta la sua gioia proclamando la felicità di quanti già fanno parte del regno di Dio perché poveri, affamati, sofferenti e perseguitati, e poi manifesta ancora il suo rammarico per quanti invece hanno già tutto, o meglio, credono di non avere più bisogno di altro e di possedere la felicità per mezzo del denaro, dell’abbondanza, del successo. Gesù ha già parlato in pubblico, nella sinagoga di Nazareth (Lc 4,16 e segg.) e in quella di Cafarnao (Lc 4,31), ha ammaestrato la folla dalla barca di Pietro (Lc 5,3), ha insegnato in una casa piena di gente

(Lc 5,17). Ma c’è da supporre che, come a Nazareth, questi suoi discorsi siano stati sempre interpretazioni delle Sacre Scritture alla luce dello Spirito, onde rivelare la verità del Padre.

Nel discorso della pianura Gesù parla dal profondo del suo cuore ed annuncia finalmente la buona notizia: il Regno di Dio è qui ed ora. Egli lo sta realizzando, basta seguire Lui! Non di concetti egli parla, ma di azioni, perché l’ascolto si traduca in fatti.

I presupposti per cui il Regno è una realtà praticabile ci sono: chi lo ascolta sono i poveri, i sofferenti, i maltrattati, i perseguitati, tutti coloro che non si lasciano plagiare dagli idoli della ricchezza e del successo. Ora si tratta di fare un passo in avanti e di mettersi in cammino per sperimentare l’amore vero e costruire con la grazia di Dio quel regno di felicità. Si tratta di andare oltre il proprio io e di superare nella relazione con l’altro il criterio della reciprocità che anche il comune buon senso ci indurrebbe a seguire senza però permetterci di sperimentare il dono della grazia di Dio. Si tratta quindi di scoprire la ricchezza della propria condizione di “scarto dell’umanità” nell’Amore di Dio che perdona tutte le nostre miserie e ci offre il dono del Figlio amato, Parola vivente, come guida e compagno di strada al fine di realizzare ciò che agli occhi del mondo appare follia e suona paradossale, anche se è umanamente saggio. Infatti solo l’amore può disarmare il nemico e aprire spazi affinché si converta.

Una serie di azioni a corollario dell’amore per il nemico (vv.28 – 30) precedono la così detta regola d’oro che Gesù ci propone al positivo: ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro. L’abbiamo trovata, in negativo, anche in altre religioni, a partire dall’Ebraismo (Tb 4,15), nella filosofia greca e in tutti i profeti della non violenza, poiché solo così si può regolare la convivenza umana. Ma l’esortazione a leggere in positivo la stessa regola e quindi a realizzare una non violenza attiva si fonda su due pilastri: la fiducia nell’uomo e la fede in Dio. Lasciandosi guidare da Dio l’uomo può vedere trasformata la sua “pochezza” in forza d’amore e di verità e può vivere quella che E. Bianchi chiama la “differenza cristiana”. L’uomo, anche se dotato delle migliori intenzioni e di grande volontà di bene, non può da solo vincere la battaglia contro i propri limiti e contro le molteplici sollecitazioni del mondo in cui vive. Se la forza dell’amore che è in lui non cresce in un rapporto intimo con Dio, non può tradurre la semplice non violenza in effettive azioni di bontà disinteressata e senza aspettative di ricambio.

Per questo il brano si conclude con l’esortazione: siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro. “Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi… Quando eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio” (Rm 5,8. 10). In quel come è racchiusa la meta del nostro cammino terreno, che potrà essere faticoso e passibile di cadute, ma porterà anche frutti buoni e ci avvicinerà al compimento della promessa di Gesù: “sarete figli dell’Altissimo”.

Vanna

Fonte: Comunità Kairos (Palermo)

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