Gesรน รจ in viaggio verso Gerusalemme e racconta la parabola del giudice e della vedova, facendo seguito ad un suo discorso sulla venuta del regno e sullโavvento finale del Figlio dellโuomo. Cโรจ quindi una prospettiva escatologica nel Vangelo di oggi.
Lโevangelista chiarisce subito che la parabola riguarda ยซla necessitร di pregare sempre, senza stancarsiยป. Dunque un insegnamento sulla preghiera, cosa che nel terzo Vangelo ha un posto particolarmente rilevante. Luca, infatti, presenta in molte occasioni Gesรน in preghiera, soprattutto in momenti importanti del suo ministero e riferisce anche le sue parole; riporta, inoltre, alcune catechesi del Signore sulla preghiera.
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Nella parabola รจ presentato un giudice che rifiutava di fare giustizia ad una vedova contro il suo avversario. Il giudice รจ definito come ยซun uomo che non temeva Dio e non aveva riguardo per nessunoยป, un uomo senza fede, disonesto e insensibile. La vedova era povera e indifesa proprio per il suo stato vedovile. Questa donna andava costantemente dal giudice iniquo a chiedere giustizia ma per lungo tempo, il giudice non si รจ interessato a lei. Alla fine ha deciso di esaudirla, non per senso di giustizia, ma per proprio egoismo, per togliersela di torno. Infatti quella vedova gli era โmolestaโ, con la sua insistenza lo โimportunavaโ continuamente.
Il Signore prendendo spunto dalla parabola, pone ai discepoli una domanda con lโintento di rafforzarli nella fiducia verso Dio. Se anche un giudice iniquo alla fine รจ capace di fare giustizia, a maggior ragione non la farร Dio โ che รจ giudice giusto โ ai suoi eletti che gridano a Lui? Uno schema simile si trova in unโaltra catechesi sulla preghiera, lรฌ dove โ dopo aver insegnato il Padre nostro โ Gesรน racconta la parabola dellโamico importuno che va di notte a chiedere il pane ad un amico; anche in quel caso ci sono delle domande che mettono in luce a fortiori il comportamento di Dio (cf. Lc 11,5-13). La prospettiva รจ, perรฒ, diversa.
Interpretando il pensiero dei discepoli sulla โlentezzaโ di Dio, sulla sua apparente โinerziaโ nel fare giustizia ai suoi eletti, Gesรน incalza: ยซ Li farร aspettare a lungo?ยป E conclude: ยซVi dico che farร loro giustizia prontamenteยป. Mentre la prima domanda del Signore riguarda la certezza della giustizia di Dio, la seconda riguarda i tempi. Non dimentichiamo che siamo in un contesto escatologico. Il verbo โaspettareโ (makrothumรฉร ย) ha come soggetto Dio in questo testo e nella Seconda lettera di Pietro dove, riguardo alla questione del ritardo nel ritorno del Signore, leggiamo: ยซUna cosa perรฒ non dovete perdere di vista, carissimi: davanti al Signore un solo giorno รจ come mille anni e mille anni come un solo giorno.ย Il Signore non ritarda nel compiere la sua promessa, anche se alcuni parlano di lentezza. Egli invece รจ magnanimo con voi, perchรฉ non vuole che alcuno si perda, ma che tutti abbiano modo di pentirsiยป (3,8-9).ย Questo testo illumina anche lโaffermazione sulla prontezza della giustizia divina. Nel libro dellโApocalisse, allโapertura del quinto sigillo, le anime dei martiri cristiani ยซgridarono a gran voce โFino a quando, Sovrano, tu che sei santo e veritiero,non farai giustizia e non vendicherai il nostro sangue contro gli abitanti della terra?โ. Allora venne data a ciascuno di loro una veste candida e fu detto loro di pazientare ancora un poco, finchรฉ fosse completo il numero dei loro compagni di servizio e dei loro fratelli, che dovevano essere uccisi come loroยป (Ap 6, 10-11). Troviamo insieme il grido degli eletti che attendono giustizia, cioรจ la separazione definitiva dal male, e la necessitร di pazientare, adattandosi ai tempi che solo Dio conosce.
Cโรจ, infine, lโultima frase che lโevangelista pone sulla bocca di Gesรน: ยซMa il figlio dellโuomo, quando verrร , troverร la fede sulla terra?ยป. Questa domanda sembra aggiunta, secondo alcuni dallโevangelista e secondo altri dalla comunitร lucana. Di certo crea un legame fra la preghiera con tutto quanto detto prima e la fede, sempre nella prospettiva del venuta finale del Signore.
Fammi giustizia o Dio!
Questa implorazione รจ presente in diversi salmi di supplica (cf. Sal 26,1; 43,1) ed esprime la richiesta che Dio difenda lโorante dai nemici, lo liberi dagli oppressori, lo sostenga nei momenti difficili. Nei salmi, altissima scuola di preghiera, troviamo il modello della supplica fiduciosa e molto spesso lo schema prevede, dopo lโimplorazione, la lode perchรฉ colui che prega รจ certo che il Signore interverrร in suo favore; certe volte lโintervento divino รจ addirittura dato come giร realizzato. Il Signore vuol dirci proprio questo con la prima domanda: avere la certezza che Dio ascolterร il nostro grido. A volte pensiamo โDio non si occupa di meโ, โDio non se ne curaโ (Sal 10, 4): questo รจ un pensiero da stolti. La preghiera nasce dalla nostra povertร ma deve essere piena di fiducia, nella consapevolezza che non gridiamo ad un cielo vuoto, ma al Padre che ci ama. Ricordiamo le promesse di Gesรน nel Vangelo: ยซEbbene, io vi dico: chiedete e vi sarร dato, cercate e troverete, bussate e vi sarร aperto. Perchรฉ chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarร apertoยป (Lc 11, 9-10).
Una prima caratteristica della preghiera รจ, dunque, la fiducia. Un secondo aspetto sul quale insiste il Vangelo รจ la perseveranza. ร dichiarata la necessitร di pregare sempre, senza cedere alla stanchezza. Anche nelle lettere di Paolo questo tema ricorre spesso perchรฉ la preghiera รจ insidiata da tante difficoltร (stanchezza, pigrizia, sconforto, poca motivazione). La preghiera continua, che viene richiesta, va compresa non come ripetizione di preghiere ma come uno stato di comunione costante con la Trinitร nelle sue Persone, una stabilitร nel dialogo con Dio, un riferimento costante a Lui. Su questo sfondo si collocano le varie espressioni della preghiera: lode, supplica, lamento, ringraziamento. Accade che la nostra preghiera infiacchisca, che siamo vinti dallo scoraggiamento o da una certa delusione o frustrazione. Su questo la vedova della parabola ci รจ di grande esempio: lei, nella sua totale indigenza, ha la forza straordinaria della perseveranza; ha la forza della goccia dโacqua che a furia di battere sulla pietra, la scalfisce e la modella.
La prima lettura (Es 17, 8-13) รจ in risonanza con il Vangelo, mostrandoci almeno due cose: che la preghiera perseverante impedisce al male di prevalere e poi che nella preghiera รจ importante sostenerci a vicenda, sorretti dalla comunitร .
Dio fa giustizia prontamente, anche quando a noi non sembra
Gesรน contraddice quello che spesso pensiamo: โil Signore tarda ad ascoltarci ed esaudirciโ. No! ยซDio farร giustizia prontamente!ยป. Abbiamo visto lโorizzonte escatologico di questa frase, ma cerchiamo anche di capire quelli che ci appaiono come i โritardiโ di Dio nellโoggi della nostra vita. A cosa รจ dovuta questa impressione? Direi al fatto che la nostra preghiera spesso non รจ un reale dialogo con Dio, e quindi non รจ una vera preghiera. Gridiamo il nostro bisogno, aspettandoci che Lui ci esaudisca subito e secondo il nostro pensiero, il nostro progetto, la nostra volontร . Partiamo dal presupposto che dobbiamo solo ricevere ascolto. La dinamica dialogica della preghiera, invece, mi pone innanzitutto in ascolto di cosa mi dice il Signore: ยซAscolterรฒ cosa dice Dio, il Signoreยป (Sal 85,9). Mi devo inserire nella volontร di Dio, devo essere disposto ad ascoltare quale Parola mi consegnerร per andare avanti nella situazione difficile, attraverso quali persone ed eventi mi farร andare avanti. Il Signore Gesรน รจ maestro di questo movimento della preghiera, in modo particolare al Getsemani: ยซPadre, se vuoi allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tu volontร ยป (Lc 22,42). Se la nostra preghiera si inserirร nella volontร di Dio, potremo riconoscere anche i suoi interventi a nostro favore.
Ma il Figlio dellโuomo, quando verrร , troverร la fede sulla terra?
Questa domanda รจ in relazione al ritardo della parusia attesa come imminente dalla prima comunitร cristiana e alle persecuzioni che mettevano a dura prova la fede. Anche oggi la fede รจ messa a dura prova, da tanti fattori. Nella domanda finale del Signore cogliamo un accento di trepidazione; anche Dio fa domande e resta nellโattesa sospesa delle nostre risposte.
Come sono belle le domande del Signore! โTroverรฒ la fede quando ritornerรฒ?โ รจ domanda rivolta a ognuno di noi e alla Chiesa tutta. Non parla della preghiera, ma della fede perchรฉ รจ dalla fede che nasce la preghiera anche se poi le due si alimentano e accrescono reciprocamente. La lettera di Giacomo le unisce in una espressione stringente: la preghiera della fede (Gc 5,15). Questa domanda del Signore ci impegna, nel tempo che viviamo โfinchรฉ Egli vengaโ, a custodire il dono della fede (seconda lettura: ยซFiglio mio, tu rimani saldo in quello che hai imparato e credi fermamenteยป), alimentarlo, trasmetterlo di generazione in generazione, farlo conoscere al mondo (seconda lettura: ยซTi scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesรน, che verrร a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: annuncia la Parola, insisti al momento opportuno e inopportuno โฆ ยป), nutrirlo di preghiera perchรฉ il Signore ci trovi fedeli e vigilanti quando tornerร . Che la preghiera della fede risuoni ininterrotta nel cuore dei credenti e la Chiesa invochi incessantemente con lo Spirito:ยซVieni!ยป.
