Commento al Vangelo del 17 marzo 2013 – don Mauro Pozzi

Il commento al Vangelo della domenica a cura di don Mauro Pozzi parroco della Parrocchia S. Giovanni Battista, Novara.

UN INCONTRO DECISIVO

Il confronto con un avversario è sempre difficile. Mettersi in discussione è molto faticoso, per questo spesso è più facile cercare di prendere in castagna chi non la pensa come noi, piuttosto che sforzarsi di ascoltarlo. I nostri politici lo fanno benissimo e così facevano i farisei che non cercavano di capire fino in fondo il messaggio di Gesù, ma piuttosto gli tendevano continuamente dei tranelli per metterlo in difficoltà e avere un pretesto per liberarsi di lui. Per questo gli portano una donna adultera, colta in flagrante, per di più. Dato che la legge di Mosè non dava adito a interpretazioni, ma prevedeva la lapidazione, pensavano di mettere il Maestro alle corde, dando per scontato che lui non l’avrebbe condannata. Gesù si mette a scrivere nella polvere. È un gesto misterioso. Chissà, forse voleva dire che le sentenze degli uomini sono tutt’altro che certe e imparziali. In effetti quegli uomini non vogliono veramente amministrare la giustizia, ma servirsi della circostanza per incastrare Gesù, non sono sinceri, hanno un secondo fine. Il Maestro li smaschera ma non li respinge, né li giudica, anche a loro è offerta l’occasione di guardarsi dentro. Li riporta al cuore del problema, che non è condannare o assolvere, ma prendersi cura di un’anima in difficoltà. Sembra dire loro: saresti severo con te stesso come lo sei con questa donna? Anche noi siamo sempre pronti a puntare il dito sul prossimo, ma l’autocritica è un’altra cosa. La donna resta sola. Proviamo a immaginare il suo stato d’animo, la vergogna che provava a essere messa alla berlina e il terrore davanti a chi stava per ucciderla senza nemmeno un processo. La sua vita era finita, praticamente era come morta. L’incontro con Gesù è una rivoluzione, anzi una resurrezione! Il Maestro non la condanna. Lui non vuole condannarci, non è un giustiziere che viene a ripulire il mondo dalla feccia. Il suo intento è di ridarci una vita vera, risvegliarci dal torpore del peccato. Va’ e d’ora in poi non peccare più. Gesù regala a quella donna il futuro che aveva perduto, le offre finalmente di vivere, perché la vita senza amore, senza rispetto, senza ciò che è il vero spirito della legge, è solo sopravvivenza. L’atteggiamento del Maestro, sia verso i farisei che verso la donna, ci fa capire che il suo scopo non è giudicare o condannare, ma risvegliare le coscienze. Anche oggi Egli si fa presente a noi, nella Parola e nei Sacramenti e ci interpella. Incontrare Gesù è la svolta della vita di un cristiano, è un taglio netto con il passato, è l’inizio di un nuovo percorso, perché nessuno che lo abbia veramente conosciuto rimane lo stesso. Noi abbiamo incontrato davvero Gesù?

Gv 8, 1-11

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

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