Toccare per guarire
Me lo ricordo il lebbrosario di Cumura in Guinea Bissau, quando lโho visitato in un viaggio missionario con diversi giovani della diocesi, 25 anni fa. Fino ad allora i lebbrosi li avevo visti solamente in foto o in qualche documentario. In tutto il gruppo cโera un misto di curiositร e paura, rischiando di dimenticare che non andavamo a visitare dei fenomeni da baraccone ma persone malate.
La lebbra ancora oggi รจ tra quelle malattie che piรน fanno paura e impressionano perchรฉ arrivano a modificare il corpo del malato in modo orribile alla vista, e terribile per chi ne porta le conseguenze.
Ai tempi di Gesรน la lebbra era una malattia che insieme ad altre, che colpivano il corpo esteriormente, portavano le persone allโemarginazione sociale e religiosa. La paura della malattia portava a dimenticarsi della persona colpita e a identificarla con il suo male. La persona malata di lebbra diventava semplicemente โun lebbrosoโ che insieme al suo male andava combattuto e isolato.
La prima cosa che colpisce nel racconto di Marco, รจ lโintraprendenza di questo uomo malato. Lui che secondo le leggi doveva stare distante da tutti, coprendosi il volto e avvertendo con grida o suoni che nessuno lo avvicinasse, al contrario qui si avvicina a Gesรน e gli rivolge una supplica: โse vuoi puoi purificarmiโ. Questo lebbroso dimostra che sotto lโapparenza di uomo maledetto, si nasconde un uomo di grande fede e grande speranza e si fida che Gesรน non lo allontanerร .
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E Gesรน, che รจ venuto proprio a mettere in luce quello che cโรจ nel cuore degli uomini al di la di ogni apparenza e oltre ogni pregiudizio, fa qualcosa che รจ fortemente sovversivo: tende la mano e tocca il lebbroso. Gesรน con quel tocco vuole raggiungere lโuomo andando oltre la sua malattia. Gesรน combatte il male ma non il malato.
Con quel gesto Gesรน in realtร vuole guarire soprattutto la societร dalle conseguenze di quella malattia. Quel toccare diventa un ponte che mette in comunicazione i due, i quali al di lร di come sono vestiti, al di lร della salute del corpo, del rango sociale, delle condizioni economiche e anche oltre i meriti e difetti, sono due uomini, due esseri umani uguali e fratelli. Toccando quellโuomo Gesรน vuole guarire anche la religione del suo tempo che aveva codificato la paura della malattia in regole di separazione ed esclusione.
Gesรน non sopporta il pregiudizio e lโesclusione che sono la vera lebbra che deturpa la comunitร .
Il gesto di Gesรน nel suo incontro con il lebbroso mi ricorda un episodio simile nella storia straordinaria di San Francesco. Il Santo di Assisi nel suo Testamento ricorda quellโincontro che segnรฒ una tappa fondamentale della sua conversione. โIl Signore dette a me, frate Francesco, dโincominciare a fare penitenza cosรฌ: quando ero nei peccati mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia. E allontanandomi da essi, ciรฒ che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza dโanimo e di corpoโ (Testamento di San Francesco, numero 110).
Francesco superando la paura e la comprensibile repulsione verso una malattia cosรฌ terribile anche allora nel Medioevo, alla fine arriva a guarire sรฉ stesso. Sente che in quellโabbraccio, che diventerร poi impegno continuato e deciso verso i lebbrosi di Assisi, cโera tutta la forza di Dio che abbatte muri e maschere e aiuta a vedere sรฉ stessi nel prossimo e incontrare anche Dio.
In questo stranissimo tempo di Pandemia siamo tutti obbligati ad aumentare le distanze fisiche, a mascherarci il volto e a non toccarci. Queste regole sanitarie doverose e giuste, non diventino la scusa per aumentare le distanze umane e a coltivare paure e pregiudizi. Questo tempo in cui siamo tutti un poโ malati ed esclusi, diventi al contrario unโoccasione straordinaria per guarirci gli uni gli altri toccandoci nella nostra umanitร , andando oltre le apparenze e le maschere che ci gettiamo addosso e poter vedere sempre nellโaltro un fratello e una sorella da amare. Facendo questo non solo aiutiamo lโaltro ma guariamo prima di tutto noi stessi, guariamo quella lebbra del cuore che spesso facciamo fatica a vedere ma cโรจ.
Quando andammo via dal lebbrosario di Cumura, tornammo non tanto con il ricordo di lebbrosi, ma con il ricordo di tante persone dalle storie incredibili di sofferenza e solidarietร , e con il desiderio di fare anche noi lo stesso. Volevamo vedere dei malati, ma alla fine loro ci toccarono con la loro storia e iniziarono a guarirci.
Fonte: il blog di don Giovanni Berti (“in arte don Gioba”)
