Presentazione del film Katyn di E. Wajda a cura di p. Giancarlo Paris.
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Fonte: Radio Voce Brescia

Wajda, che a Katyn perse il padre, racconta la vicenda attraverso la storia di Anna, la moglie di un capitano di Cavalleria che, pur non volendo accettarle, si troverร di fronte alle prove dell’esecuzione del marito cosรฌ come accadrร ad altre donne. Al termine del conflitto, con la Polonia sotto l’influenza sovietica, una cortina di silenzio verrร fatta calare sull’accaduto e chi cercherร di sollevarla rischierร il carcere.
Wajda, come รจ sua abitudine, fa del rigore la propria cifra narrativa anche se, in questa occasione, lo stile non risulta essere del tutto personale quasi che si dovesse dare ascolto (cosรฌ come accadde lo scorso anno per iย Taviani deย La masseria delle allodolealle esigenze della sala unite a quelle della produzione televisiva. Questo perรฒ non gli impedisce di far riemergere un passato che molti ad Est avrebbero preferito vedere sepolto per sempre e di lasciare l’impronta del Maestro nella sequenza finale in cui la macchina della Morte (che siamo cinematograficamente abituati a vedere agita da divise germaniche) entra in azione con spietata quanto determinata ferocia. ร lรฌ che lo spettatore abituato a caterve di uccisioni di ogni tipo non puรฒ non provare un sussulto che non vuole approfittare della commozione quanto piuttosto divenire memento e monito.ย
Quando il cinema riesce a produrre memoria assolve a uno dei suoi compiti principali. Con Wajda, ancora una volta, accade. (via MyMovies)
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