Card. Gianfranco Ravasi – Una giovane ingrata e traditrice

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Gaudeamus igitur juvenes dum sumus!, ยซGodiamo, dunque, finchรฉ siamo giovani!ยป. Inizia cosรฌ un canto goliardico, pare intonato per la prima volta nellโ€™Universitร  di Bologna, la piรน antica dโ€™Europa. Lโ€™inno proseguiva affermando che ยซdopo la gioconda giovinezza e dopo la fastidiosa vecchiaia, ci possederร  la terraยป della tomba. Un invito al godimento senza remore ribadito dagli empi nel capitolo 2 del Libro della Sapienza: ยซVenite e godiamo dei beni presenti, gustiamo delle creature come nel tempo della giovinezza!ยป (2,6). Un canto, questo della Sapienza, da leggere integralmente perchรฉ anticipa il clima di amoralitร  in cui anche noi siamo immersi.

Noi, perรฒ, scegliamo ora di presentare la storia di una giovane che si lascia attrarre dal piacere e tradisce colui che lโ€™ha salvata e amata. รˆ una celebre parabola simbolica narrata dal profeta Ezechiele nel capitolo 16 del suo libro e da lui rielaborata nel capitolo 23 dove sono invece protagoniste due sorelle dal nome curioso, โ€™Oholah, โ€œla sua tendaโ€, e โ€™Oholibah, โ€œla mia tenda in essaโ€, allusione ai due regni ebraici di Samaria e di Gerusalemme. Da qui si comprende come il racconto sia allegorico, cioรจ voglia puntare lโ€™indice contro la donna Israele che ha tradito il suo Dio.

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Ecco una strada solitaria; sul ciglio si agita una neonata abbandonata, col cordone ombelicale non tagliato e sporca di sangue, figlia illegittima di un amorreo e di una donna hittita, quindi di origini impure per lโ€™ebraismo, esposta ยซcome un oggetto ripugnanteยป. Passa, perรฒ, un ricco viandante e la raccoglie con tenerezza: ยซPassai vicino a te e vidi che ti dibattevi nel sangueยป (16,6). La fa crescere e sboccia una splendida fanciulla: ยซIl suo seno era ย•florido, era giunta ormai alla pubertร ยป (16,7). Col tipico gesto nuziale, quel signore la copre col suo mantello e la rende sua moglie, riempiendola di amore e di doni: ยซEri diventata sempre piรน affascinante, eri una reginaยป (16,13).

Ma a questo punto scatta la svolta: ยซTu, infatuata della tua bellezza, ti sei prostituita, concedendo i tuoi favori a ogni passanteยป (16,15). La parabola diventa esplicita nel suo valore simbolico religioso. Nel racconto parallelo del capitolo 23 si ripete per tre volte (vv. 6.12.23) che essa si lascia conquistare dai ยซgiovani attraenti, cavalieri montati su cavalli dellโ€™Assiriaยป, evidente allusione alle alleanze militari stipulate da Giuda. Nel brano del capitolo 16 si fa esplicito riferimento agli idoli: ยซCoi tuoi stupendi gioielli dโ€™oro e dโ€™argento, da me donati, facesti figure umane e le usasti per peccareยป (16,17).

La narrazione dilaga nella raffigurazione della sequenza di infamie, delitti, empietร  perpetrate da questa ยซspudorata sgualdrinaยป (16,30), la cui legge sembra essere il piacere, la frenesia del tradimento, lโ€™oscenitร  e i peccati di ogni genere: ยซSuperbia, ingordigia, ozio indolente, rifiutare la mano al povero e allโ€™indigenteยป (16,49). La storia รจ, quindi, sempre piรน esplicita nella sua dimensione religiosa e si trasforma in un esame di coscienza per Israele.

Ma lโ€™amore dello sposo non si arrende, anzi, desidera spezzare la catena delle perversioni che avvinghia la donna amata. Ed ecco, allora, una nuova alleanza nuziale che cancella il passato, offerta dal marito tradito che sempre piรน ha la fisionomia del Signore. Di fronte a questa iniziativa dโ€™amore, la donna ยซricorda, si vergogna e, confusa, non sa piรน aprir bocca. Ma io ti ho perdonato per quello che hai fatto. Parola del Signore Dioยป (16,63).

Fonte: Famiglia Cristiana

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