La Pentecoste è soltanto iniziata
Commento al Vangelo a cura del Card. Angelo Comastri – Vicario Emerito di Sua Santità per la Città del Vaticano – Arciprete Emerito della Basilica Papale di San Pietro.
Il commento della domenica di Pentecoste del Card. Comastri esplora il significato e l’attualità della Pentecoste, analizzando le paure iniziali degli apostoli dopo l’Ascensione di Gesù e la loro trasformazione dopo aver ricevuto lo Spirito Santo.
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Sottolinea come la Pentecoste non sia un evento passato, ma una condizione continua della Chiesa, necessaria per la diffusione del Vangelo nel mondo di oggi. Il Cardinale Comastri enfatizza l’importanza dell’umiltà e della preghiera, paragonandole all’attesa degli apostoli nel Cenacolo con Maria, come condizione fondamentale per ricevere lo Spirito Santo.
Inoltre, riflette sulla necessità per i credenti di essere missionari coraggiosi e sulla rilevanza del perdono dei peccati, ricordando che la Chiesa è composta da peccatori in continua conversione. Il messaggio centrale è un invito a vivere la Pentecoste quotidianamente, aprendo il cuore allo Spirito Santo con fiducia e umiltà.
Trascrizione del video
Sia lodato Gesù Cristo.
Domenica di Pentecoste, immaginiamo gli apostoli la sera dell’Ascensione di Gesù. Gesù si era nascosto ai loro occhi, ma aveva detto: “Andate in tutto il mondo, predicate il mio Vangelo, battezzate tutti i popoli.” Parole decise e comando preciso.
Ma che poveri uomini, avranno pensato: “E dove andiamo? Chi crederà le nostre parole?”. Forse avranno ricordato anche altre parole di Gesù, come queste: “Vi mando come agnelli in mezzo ai lupi, vi perseguiteranno, mentendo diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Se hanno odiato me, odieranno anche voi. Sorgeranno molti falsi profeti e inganneranno molti e per il dilagare dell’iniquità, il cuore di molti si raffredderà.”
C’era da spaventarsi ieri e anche oggi, umanamente parlando, non c’erano soluzioni. Ma qualcuno degli apostoli, o più probabilmente Maria, che era la memoria vivente della parola di Gesù, avrà ricordato anche queste parole di Gesù: “Non vi lascerò orfani, vi manderò un altro Consolatore che resterà con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non conosce. Lui vi darà coraggio, lui vi guiderà alla verità.” E Gesù aggiunge anche: “Non abbiate paura, io ho vinto il mondo.”
Pensate, Napoleone Bonaparte, mentre era in esilio a Sant’Elena, esclamò: “Questa sicurezza può averla soltanto Dio.” Pensando a queste parole di Gesù, gli apostoli, chiusi nel Cenacolo, si misero ad aspettare. Certamente avevano paura. Paura perché capivano che l’impresa alla quale Gesù li chiamava era impossibile con le forze umane. Paura perché avevano già sperimentato i propri limiti; infatti, ricordavano di essere fuggiti dall’Orto degli Ulivi e di aver lasciato Gesù solo. Paura perché ricordavano che uno di loro aveva tradito e il primo di loro, Pietro, aveva rinnegato il Maestro per tre volte.
Avevano paura, ma era una paura che nasceva dall’umiltà, dalla coscienza di essere tanto piccoli. Avevano paura, per questo pregavano e aspettavano con Maria, la regina degli umili. Aspettavano nel Cenacolo, erano diventati umili, cominciavano a credere veramente che senza Gesù e senza il suo Spirito non potevano fare niente. Aspettavano. L’attesa è l’atteggiamento del povero, dell’umile.
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E venne la Pentecoste. Improvvisamente ricevettero il dono dello Spirito di Gesù e furono pieni di consolazione, divennero coraggiosi, si sentirono intrepidi nell’annuncio della verità. Pietro, che nella notte della Passione di Gesù aveva temuto la domanda di una semplice serva, ora parla pubblicamente nella piazza a Gerusalemme e grida la sua fede e dice: “Gesù che voi avete crocifisso è risorto, in nessun altro c’è salvezza.” Inizia l’epoca del martirio, l’epoca del sangue versato per la fede.
Bellissima vicenda. Ma appartiene al passato oppure è ancora possibile? Cioè, la Pentecoste è finita oppure è ancora in svolgimento? Un ragionamento semplicissimo: se la Chiesa di Gesù deve portare la buona novella a tutti i popoli in tutti i tempi, evidentemente la promessa di Gesù resta valida in ogni epoca. La Pentecoste allora non è una stagione che passa, ma è una condizione di vita della Chiesa fino al ritorno di Gesù.
Però, perché sia possibile la Pentecoste, è necessaria l’attesa del Cenacolo. È necessario che diventiamo una cosa sola nella carità e apriamo l’anima e invochiamo il dono dello Spirito Santo, stringendoci attorno a Maria, il modello dell’umiltà che crede e attende tutto dal Signore. Bisogna continuamente tornare nel Cenacolo e ripartire dal Cenacolo. È indispensabile il ritorno continuo al Cenacolo, cioè all’umiltà che prega e invoca lo Spirito Santo.
Ma che cosa deve donarci lo Spirito Santo? Dice Gesù agli apostoli: “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi.” Alla luce di queste parole, è chiaro che noi siamo la frontiera dell’amore di Dio e le parole di Gesù valgono ogni giorno in ciascuna delle situazioni in cui viviamo. Gesù ci dice: “Io mando te nella tua famiglia, nel tuo lavoro, dai tuoi amici. Gesù manda te, non aspettare altri.” Ma chi di noi sente l’invito con questa lucidità di fede e avverte l’emozione di essere inviato da Cristo, inviato oggi, qui? Soltanto lo Spirito Santo può donarci la luce per capire la consegna di Cristo e può farci sentire la gioia di vivere per Lui.
Giorgio La Pira, santo sindaco di Firenze, un giorno esclamò: “Perché all’inizio del cammino della Chiesa, con pochissimi mezzi, ci fu una grande, meravigliosa diffusione del Vangelo? Oggi invece, con tanti mezzi a disposizione, il Vangelo fatica a diffondersi, perché?”. Risponde La Pira: “All’inizio, chi annunciava il Vangelo era impregnato di Vangelo, profumava di Vangelo, aveva il cuore sintonizzato con il cuore di Cristo.” Questo è il segreto, ricordiamocelo.
Gesù dice ancora: “Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati.” Gesù ci ricorda che la sua Chiesa, che siamo anche noi, è fatta di peccatori, peccatori in continua conversione. Non avrebbe infatti donato il potere di perdonare i peccati se non avesse avuto la certezza del peccato dei suoi discepoli. Noi siamo una comunità di perdonati e continuamente bisognosi di perdono. Non dimentichiamolo, per restare nell’umiltà che apre il nostro cuore alla Pentecoste.
La Pentecoste infatti è sempre possibile, purché apriamo il cuore allo Spirito Santo con fiducia e con umiltà. Sia oggi veramente Pentecoste per ciascuno di noi e con tanta umiltà, tanta fede diciamo: “Vieni, Spirito Santo, e rendici missionari coraggiosi nel mondo di oggi.” Vieni, Spirito Santo, discendi su di noi e sia veramente Pentecoste per noi e in mezzo a noi.
Sia lodato Gesù Cristo.
