Seguire Gesù, dicevamo due domenica fa, significa accettare di prendere la Croce e stare dietro al Signore. Uno «stare» che chiede un costante e progressivo cambiamento in noi: chiede conversione. Si tratta, cioè, di passare dall’amare in modo umano, all’amare come Gesù, il quale invita a perdonare – che è sempre supplemento d’amore – fino a settanta volte sette.
Oggi siamo invitati a compiere un ulteriore passo in avanti nella nostra crescita personale. Imparare che l’amore a Dio porta ad accettare che i pensieri di Dio non non sono i nostri pensieri (cfr I lettura), anzi: c’è un abisso tra i due modi di pensare! Lo si coglie bene attraverso la parabola del vangelo dedicata agli operai chiamati alle varie ore del giorno. Ciò che colpisce nella lamentela degli operai della prima ora, però, non è tanto l’essere stati pagati in ugual misura – «Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo». La protesta dei primi non è essere stati trattati alla pari degli ultimi, ma è proprio l’averli considerati alla pari!
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Se apparentemente gli operai della prima ora rivendicano giustizia, in realtà svelano di considerarsi migliori, diversi, e quindi ancora lontani dalla logica del Vangelo! Gesù ricorda che seguirLo lungo la via della vita chiede la libertà di donarsi senza attendere nulla se non la gioia di essere stati resi partecipi della sua missione: «Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?». Ciò che conta non è quanto guadagno, ma se nel mio agire sono stato degno o meno del vangelo. Ricordandoci che all’inizio della missione c’è il dono di una chiamata. Questa è la gioia.
Per gentile concessione di don Andrea Vena. Canale YouTube.
