La forza del Vangelo è nel Vangelo stesso
Commento al Vangelo a cura del Card. Angelo Comastri – Vicario Emerito di Sua Santità per la Città del Vaticano – Arciprete Emerito della Basilica Papale di San Pietro.
Il commento di questa domenica si concentra sull’essenza e la diffusione del Vangelo, sottolineando che la sua forza non risiede nelle capacità degli evangelizzatori, ma nel Vangelo stesso. Viene evidenziato il dovere di ogni cristiano di essere missionario, spinto dalla trasformazione interiore che l’incontro con Gesù provoca.
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La difficoltà attuale nella diffusione del Vangelo è attribuita non solo all’indurimento dei cuori, ma anche alla mancanza di coerenza tra la vita dei cristiani e le loro parole. Il Card. Comastri invoca una fede viva e una preghiera intensa come strumenti indispensabili per superare le sfide, citando l’esempio di Padre Pio che, pur rimanendo nel suo convento, fu un grande missionario grazie alla sua profonda unione con Dio.
Trascrizione del video
Sia lodato Gesù Cristo. Quattordicesima domenica. Come gli apostoli, anche 72 discepoli inviati da Gesù erano persone semplici, persone umili, persone senza cultura e senza rilevanza sociale. Riflettendo su questo fatto, veramente singolare, il domenicano francese Padre Sertillange esclamò: “Incaricare questi poveri uomini di conquistare il mondo sembra una follia, e invece è onnipotenza!”.
È vero, infatti, non dobbiamo mai dimenticare che la forza del Vangelo non sta in noi, poveri evangelizzatori, ma è nel Vangelo stesso. Soltanto ricordando questa fondamentale verità possiamo essere missionari del Vangelo senza espropriarlo e senza ostacolarlo.
Ma perché dobbiamo essere missionari? Chi ha incontrato Gesù, chi ha sentito la trasformazione del cuore dopo l’incontro con Gesù, chi ha fatto l’esperienza della gioia che soltanto Gesù può dare, sente subito il dovere di condividerla con gli altri. Santa Teresa di Lisieux diceva: “Mi sento pronta ad andare fino all’estremità della terra per annunciare il Vangelo”. Un cristiano che non sente bollire nell’anima la voglia di gridare il Vangelo, un cristiano che non sente il dovere di dire a tutti che Gesù è l’unica via per uscire dalla tristezza, un cristiano che non sente questo, non è un vero cristiano. Infatti, se sei cristiano, necessariamente sei apostolo e sei missionario.
È doveroso che ci chiediamo: non siamo missionari del Vangelo nel nostro ambiente? Abbiamo mai parlato della bellezza della fede con qualcuno che vediamo lontano dalla fede? Abbiamo mai aiutato una persona a fare un passo verso Gesù? Eppure questo è il nostro dovere, questa è la nostra missione.
Possiamo tuttavia replicare: “Ma oggi è tanto difficile parlare del Vangelo, è difficile parlare di Gesù”. È vero, però dobbiamo onestamente chiederci: perché oggi il Vangelo fa tanta fatica ad entrare nel cuore dei nostri contemporanei?. Certamente tanto dipende dal cuore indurito delle persone, ma può esserci anche la nostra responsabilità, cioè noi evangelizzatori possiamo essere un ostacolo alla diffusione del Vangelo se la nostra vita contraddice il Vangelo. Madre Teresa giustamente faceva notare: “Quando annunciamo il Vangelo, ricordiamoci che la nostra vita parla più forte delle nostre parole. Se la nostra vita smentisce le nostre parole, la gente guarderà la vita e non ascolterà le parole”. Aveva perfettamente ragione.
Giorgio La Pira, cristiano coraggioso e coerente, si pose questa domanda: “Perché all’inizio del cristianesimo ci fu una grande, prodigiosa diffusione del Vangelo, pur non avendo i cristiani di allora tanti metodi di diffusione e di comunicazione?”. Non c’è ricordata questa domanda di La Pira, ma vale la pena ricordarla ancora. Ed ecco la sua risposta: “Allora i cristiani vivevano il Vangelo, e dovunque arrivava un cristiano, gli arrivava Cristo con la vita del cristiano”. Oggi purtroppo abbiamo tanti mezzi per diffondere il Vangelo, ma noi non profumiamo più di Vangelo. Dobbiamo ritrovare una fede viva se vogliamo accendere altre persone con la fiamma della nostra fede. Diceva giustamente La Pira: “Con una candela spenta è impossibile accendere altre candele”. Chi può dare torto a Giorgio La Pira?.
Ma noi, alla ricerca di giustificazioni, potremmo dire al Signore: “Il mondo d’oggi sembra quasi vaccinato contro il Vangelo. Dove troveremo la forza per vincere la durezza del cuore della gente d’oggi?”. Gesù ci risponde: “Quando ho inviato gli apostoli nel mondo, non hanno trovato un ambiente migliore di quello di oggi”. Allora era diffuso nel mondo non solo l’aborto, ma anche l’infanticidio; esistevano addirittura luoghi pubblici per l’abbandono dei figli nati e non desiderati, un fatto terribile e disgustoso. Allora era diffusa la schiavitù, che dava ai padroni ogni diritto sulla vita degli schiavi, e accadevano cose veramente abominevoli. Allora la gente si divertiva mandando gli schiavi a combattere con le belve, oppure mandando uno schiavo contro un altro schiavo: era un gioco orribile e degradatorio, e la gente si spellava le mani per applaudire questi spettacoli crudeli. “Eppure il Vangelo, il mio Vangelo, è entrato in quel mondo e lentamente l’ha trasformato”.
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Non possiamo negare l’evidenza di questi fatti, però Gesù aggiunge un deciso avvertimento: “Ricordatevi che la messe è molta, ma gli operai sono pochi”. Preoccupati, possiamo subito dire: “E allora dobbiamo moltiplicare la fatica, dobbiamo lavorare giorno e notte, dobbiamo sfinirci per arrivare dovunque!”. La risposta di Gesù si muove su un orizzonte completamente diverso. Gesù ci dice: “Di fronte alle situazioni impossibili, la soluzione non sta nelle vostre forze, voi sarete sempre sproporzionati. La soluzione è questa: pregate il Padrone della messe, affinché mandi operai nella sua messe“.
Noi purtroppo siamo tutti in colpa di fronte a questa indicazione chiara e decisa di Gesù. Gesù infatti chiaramente ci ricorda che il male presente nel mondo non lo possiamo vincere soltanto se siamo in comunione profonda con Dio. È con Dio, è soltanto con Dio che si vince il male. Ne siamo convinti? Ne tiriamo le conseguenze? Il demonio scatenato nella società odierna, noi non possiamo incatenarlo con le nostre deboli forze, ma soltanto con la forza di Dio. Dio solo può vincerlo, e anche noi possiamo vincerlo se siamo uniti a Dio con una vita di intensa preghiera e di fedeltà al Vangelo.
Alla luce delle parole di Gesù, la mancanza di vocazioni sacerdotali, che fa tanto soffrire la Chiesa di oggi, noi non possiamo risolverla rendendo più facile la vita dei sacerdoti. Tutt’altro: la mancanza di vocazioni, secondo l’indicazione data da Gesù, si risolve intensificando la preghiera per le vocazioni. Questa preghiera oggi si è affievolita, affievolita paurosamente, e si risolve intensificando il fervore delle nostre comunità cristiane, ravvivando la fede delle famiglie che purtroppo sono diventate atee, cioè senza Dio. Da famiglie atee, da famiglie dove si è spenta la preghiera che ci salda con la potenza di Dio, non possono nascere le vocazioni. E potremmo continuare.
Fermiamoci invece a riflettere sulla lezione che ci viene da un apostolo di questo tempo, un apostolo di questi giorni: Padre Pio. Padre Pio da Pietrelcina non si è mai mosso dal suo convento nello sperduto Gargano, eppure è stato uno dei più grandi missionari del nostro tempo. Quanta gente è accorsa da lui, quante persone hanno ritrovato la fede incontrandolo?. Perché? Non per il dono delle stigmate, ma perché era un uomo di profonda preghiera. La preghiera lo riempiva di Dio, e Dio attirava le anime e le trasformava. Una volta Padre Pio disse senza mezzi termini: “Chi credete che io sia? Io sono soltanto un povero frate che prega. È il Signore che fa tutto, io apro soltanto la porta del mio cuore e lui passa e fa prodigi”.
Noi però, prendiamo oggi la decisione di pregare di più, di pregare meglio, di pregare umilmente, affinché il Signore abbatta il muro del nostro orgoglio e ci trasformi in un’umile strada in cui Lui possa passare e operare la trasformazione di coloro che ci avvicinano. Questo è l’apostolato che Gesù aspetta da ciascuno di noi, oggi, fin da questa sera, fin da questo giorno. Sia lodato Gesù Cristo.
