Card. Angelo Comastri – Commento al Vangelo del 6 Gennaio 2026

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Dio profuma di umiltà

Commento al Vangelo a cura del Card. Angelo Comastri – Vicario Emerito di Sua Santità per la Città del Vaticano – Arciprete Emerito della Basilica Papale di San Pietro.

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I Magi e l’Umiltà di Dio

In questo commento, il Cardinale Comastri presenta il viaggio dei Magi come una metafora della ricerca interiore che ogni essere umano intraprende verso il divino. Nonostante lo scetticismo sociale e l’indifferenza delle autorità religiose del tempo, questi cercatori hanno dimostrato che solo un cuore umile può riconoscere la presenza di Dio.

La narrazione sottolinea come il Signore non si manifesti nel potere mondano o negli eserciti, ma nella fragilità di un bambino, rivelando che la vera onnipotenza risiede nell’amore. Attraverso l’esempio dei Magi, l’autore invita i fedeli a superare le insidie dell’orgoglio per scoprire la prossimità di Dio nella semplicità quotidiana. In definitiva, il commento celebra la vittoria della fede sincera sulle tenebre dell’egoismo, identificando nell’umiltà l’unico vero profumo della divinità.

Trascrizione del video

Sia lodato Gesù Cristo. Epifania del Signore, 6 gennaio: la storia dei Magi è uno specchio nel quale possiamo vedere riflessa la nostra storia di oggi. I Magi erano dei coraggiosi cercatori di Dio, ma anche noi lo siamo; il viaggio verso di Lui, finché siamo sulla terra, non è mai concluso o terminato. Essi trovarono difficoltà e insidie nel cammino, rimanendo certamente turbati dall’indifferenza di Gerusalemme di fronte alla Sacra Scrittura sulla nascita del Messia, proprio come accade a noi oggi.

Mettiamoci alla scuola dei Santi Magi e lasciamo parlare la loro vicenda al nostro cuore. Quando si misero in viaggio per cercare un misterioso personaggio che rispondeva alle attese del loro cuore, probabilmente furono derisi. È possibile che abbiano sentito parole come: “Ma dove andate? Ma chi cercate? Non vi basta quello che avete? È mai possibile che Dio si interessi della storia degli uomini?”., Forse fu detto loro di restare con i piedi per terra e di non farsi incantare dai sogni, ma essi partirono ugualmente perché avevano capito che il mondo intero non basta a riempire il vuoto del cuore dell’uomo.

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I Magi cercarono oltre questo mondo, convinti che Dio non potesse ignorare o abbandonare le vicende dell’uomo che Egli stesso ha creato. Credevano che Dio si sarebbe manifestato e fatto vicino, intervenendo in un punto preciso della storia, e si misero in viaggio con la certezza che Egli non avrebbe deluso le loro sincere attese. Arrivati a Gerusalemme, cercarono Dio nella casa del re, pensando forse che per cambiare il mondo occorresse un potere forte, un sovrano deciso o un esercito. Ma nel palazzo non trovarono Dio; trovarono invece l’insidia della falsità e una sorda rivalità nei Suoi confronti.

Incontrarono anche gli esperti delle Scritture che riferirono con precisione la profezia di Michea su Betlemme, ma quegli stessi esperti non si mossero, restando nel “castello sterile” della loro cultura religiosa., Non avevano l’umiltà né il cuore aperto per mettersi in viaggio. I Magi, invece, non si lasciarono scoraggiare e continuarono il cammino guidati dalla “stella del cuore”, il cuore povero e umile che vede la via di Dio e la percorre docilmente.

Arrivati a Betlemme, li aspettava una grande sorpresa: Dio non si manifestò tra tuoni e lampi o su un trono, ma nella veste fragile di un bimbo, tra le braccia di una giovane sconosciuta, in uno scenario di povertà inimmaginabile. Eppure, si inginocchiarono e lo adorarono; in quel momento iniziò il loro vero cammino verso il Signore della storia.

A Betlemme, i Magi capirono che il potere di Dio non è come quello degli uomini e che la Sua arma non è custodita negli arsenali militari. Capirono che Dio profuma di umiltà e scoprirono che l’umiltà preferisce la forza dell’amore. Credettero che l’amore è onnipotente e divennero, insieme a Maria, Giuseppe e i pastori, i primi adoratori del volto di Dio. Non si meravigliarono dell’astio di Erode, perché l’orgoglio sarà sempre nemico di Dio, ma ripartirono con una nuova certezza: non avrebbe vinto Erode, ma avrebbe vinto il piccolo bambino di Betlemme, perché quel bambino è Dio venuto in mezzo a noi.

Sia lodato Gesù Cristo.

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