E’ tanto facile illudersi di credere
Commento al Vangelo a cura del Card. Angelo Comastri – Vicario Emerito di Sua Santità per la Città del Vaticano – Arciprete Emerito della Basilica Papale di San Pietro.
Il Cardinale Angelo Comastri, usa riferimenti biblici — come il profeta Abacuc, i Salmi e gli apostoli — per esplorare la natura e le sfide della fede, inclusa la tentazione dell’incredulità. Il messaggio centrale è che la fede permette di superare le difficoltà e le ingiustizie presenti, poiché la vittoria finale appartiene a Dio, incoraggiando gli ascoltatori a chiedere a Dio di aumentare la loro fede. Vengono citati esempi di santi come Massimiliano Kolbe e Maria Goretti per illustrare la forza della fede in situazioni estreme.
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Trascrizione del video
Sia lodato Gesù Cristo. 27ª domenica. Le letture di oggi hanno un unico tema: la fede. Poiché non siamo e vogliamo essere credenti, cerchiamo di accogliere il messaggio che alla fine ci porterà a chiederci: ma noi siamo veramente credenti, o forse abbiamo anche noi qualche zona di incredulità nel nostro cuore?
Gesù più volte rimproverò gli apostoli dicendo loro: “Perché avete paura, gente di poca fede?” Che cosa direbbe di noi? Lasciamo parlare la Scrittura Santa. La prima lettura è un grido di dolore che tutti conosciamo, è uno sfogo dell’anima, un’appassionata domanda di luce. Il profeta Abahuk vive in un’epoca di violente aggressioni e oppressioni. Egli è contemporaneo di Geremia; siamo attorno all’anno 600 prima di Cristo. Vede all’orizzonte l’avvicinarsi di Nabuco Dononosor e vede l’assedio, la distruzione di Gerusalemme.
Poiché è un credente, si rivolge a Dio e gli domanda: “Ma perché non intervieni? Perché resti spettatore dell’oppressione?” La Bibbia è piena di queste domande ed è legittimo rivolgerle a Dio.
Nel Salmo 73, per esempio, leggiamo: “Perco non inciampavano i miei piedi, per un nullavano i miei passi perché ho invidiato i prepotenti vedendo la prosperità dei malvagi”. Chi di noi non ha provato questi sentimenti? E allora il credente aggiunge, quasi con disappunto: “Ecco, questi sono gli empi, sempre tranquilli, ammassano ricchezze”.
Così sembra. Ma nel Salmo c’è un cambiamento, c’è un’improvvisa illuminazione: interviene la fede. Continua, infatti, il Salmo — c’è il percorso di fede dell’uomo di Dio — e dice: “Riflettevo per comprendere, ma fu ardo agli occhi miei”. Finché — ecco il salto — “non entrai nel santuario di Dio”. Cioè, fino a quando non guardai le cose dalla parte di Dio e con la luce della fede, allora compresi qual è la loro fine. “Ecco, li poni in luoghi scivolosi e li fai precipitare in rovina”. Chi costruisce senza Dio, o peggio ancora chi costruisce contro Dio, prima o poi precipita. Si tratta solo di aspettare.
E pertanto il Salmo conclude: “Vengono meno la mia carne e il mio cuore”, cioè io sono niente. Ma ciò che conta è il mio punto d’appoggio: la roccia del mio cuore è Dio. “Ecco, perirà chi da te si allontana; il mio bene è stare vicino a Dio. Nel Signore Dio ho posto il mio rifugio”.
Siamo nel terreno della fede che permette di guardare al di là del presente ed entrare nei tempi lunghi di Dio. Credere, infatti, secondo la bella definizione di Don Primo Mazzolari, significa vedere già il grano nel campo quando si è ancora in pieno inverno. Questo è il prodigio della fede.
Infatti, ad Aahuk Dio risponde esattamente così: “Aspetta un poco, non avere fretta. Io lascio che la libertà si esprima anche nel male, e questo male può aggredire anche i buoni, però garantisco la vittoria dei buoni”. Abba cui che conclude: “Allora il giusto vive di fede”. Questo è il grande messaggio che viene consegnato a noi oggi.
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Il poeta romano Carlo Alberto Salusti, che tutti conosciamo come il nome di Trilussa, ha scritto una incantevole poesia sulla fede. Il poeta confida di essersi smarrito in un bosco, in una foresta: è la foresta della vita. Cammina, cammina, ma non approda a niente. È disperato. Finalmente vede con stupore una vecchietta che gli si avvicina. Il cuore del poeta si rianima, ma quando la vecchietta è vicina, si accorge che è cieca.
La vecchietta però sorride e dice all’uomo svarrito: “Se c’hai la forza, vienimi appresso e io ti indicherò la strada”. Sarà dissi: “Ma trovo strano che mi possa guidare chi non ci vede”. La vecchietta allora prende la mano dell’uomo smarito e gli dice: “Cammina”. Era la fede, conclude Tirussa.
È vero, la fede è un salto di fiducia, è una consegna cieca. Attenti bene: ma colui che ci vede è costui Dio, soltanto Dio.
“Se aveste fede grande come un granellino di senape, quante cose cambierebbero nella vostra vita?” Così ci dice Gesù. Proviamo a riflettere: quando Massimiliano Colbe nell’estate del 1941 decise di andare a morire per salvare un uomo che neppure conosceva, quale certezza aveva? La certezza della fede che gli garantiva che la vittoria finale appartiene ai buoni. E così è stato. Massimiliano Colbe ha dato la vita e la polizia nazista l’ha ucciso. Ma chi ha perso? Hanno perso gli oppressori. Ha vinto Massimiliano Colber.
E quando Maria Goretti si lasciò pugnalare dal giovane che voleva violentarla, quale speranza aveva nel cuore? La speranza che non avrebbe vinto l’aggressore, ma la vittima. E così è stato: Maria Goretti ha vinto. E Alessandro Serenelli, il giovane che voleva che l’aggredì e che l’ha uccisa — Alessandro Sorenelli si è salvato soltanto dalla disperazione a motivo del perdono di Maria Goretti.
Quando il segretario, il 31 maggio del 1963, comunicò a Papa Giovanni X3 che il male era nella fase terminale, il Papa esclamò: “Che bello! I miei piedi sono vicini alla porta del paradiso”.
E Code de Fouol, ricordando dopo tanti anni il giorno della sua conversione, esclamò: “Appena credetti che Dio esiste, capii che non potevo far altro che vivere totalmente per lui, perché è troppo diverso Dio da tutto ciò che non è Dio“.
Questa è la fede. Signore, aumenta la mia fede. Questa preghiera dobbiamo sempre tenerla sulle labbra: “Signore, aumenta la mia fede“, perché sono un uomo di poca fede.
Sia lodato Gesù Cristo. так.
