Natale del Signore
Omelia a cura del Card. Angelo Comastri – Vicario Emerito di Sua Santità per la Città del Vaticano – Arciprete Emerito della Basilica Papale di San Pietro.
Il Natale è l’unica speranza presente nel mondo, l’unica luce che brilla tra le nostre tenebre. Il profeta Isaia, secoli prima della nascita di Gesù, scrisse: “Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce”. Isaia, ispirato dall’alto, scrisse anche che sulle spalle di Gesù ci sarebbe stato il segno della sovranità. Noi ora comprendiamo che in Gesù il segno della sovranità è veramente sulle spalle: la croce. Nella croce si manifesta la vera onnipotenza di Dio, che è onnipotenza di amore.
Gesù è l’unico personaggio della storia la cui nascita è stata predetta nei minimi particolari. Gesù sceglie di nascere in una stalla per ricordarci che noi umanità possediamo soltanto la stalla, e siamo salvi solo se Dio viene tra noi. E questo è accaduto veramente. Per circa 2000 anni un popolo scelto da Dio ha custodito l’attesa del Salvatore, e vari profeti hanno annunciato particolari sulla sua nascita e sulla sua vita. È stata preannunciata anche la nascita nel piccolo villaggio di Betlemme, e tutto si è compiuto.
Appena nato, Gesù è stato subito perseguitato. Erode, il re, è morto consumato dalla corruzione e viene ricordato soltanto perché ha combattuto il bambino della stalla. Gesù, il povero di Betlemme, cammina nella storia più vivo che mai. Anche questo era previsto dalle Scritture, perché credessimo in Gesù figlio di Dio.
Il povero di Betlemme, divenuto adulto, ha predicato un messaggio che nessuno aveva mai udito prima di lui e nessuno mai è riuscito a dimenticare dopo di lui, tantomeno a superare. Benedetto Croce, pensatore del secolo scorso, fu costretto ad ammettere che il cristianesimo è l’unica vera grande novità, l’unica grande rivoluzione, l’unico salto di qualità avvenuto nella storia. E Gandhi, non cristiano, ha esclamato: “Il cristianesimo è meraviglioso”. Ma cristianesimo è Gesù! Mario Pomilio ha recentemente osservato che l’incredibile del Vangelo è che, mentre tutto invecchia, il Vangelo diventa sempre più giovane. È un segno che qui c’è Dio! Ogni altra spiegazione è soltanto cavillo e rifiuto di vedere l’incredibile.
Il povero di Betlemme è rimasto povero e ha scelto come collaboratori i più poveri del suo tempo: i pescatori del lago di Galilea. A costoro Egli ha affidato un compito e una missione mondiale. Sembrava un’impresa destinata al fallimento, e invece no. Eccoci ancora una volta davanti all’incredibile: un gruppo sparuto di uomini poveri e incolti ha avuto la forza di accendere un fuoco che ha preso le dimensioni del mondo. Tutto questo è prodigioso ed esige una spiegazione: qui c’è Dio! A Betlemme Dio è venuto tra noi. Quel bambino è stato ucciso, condannato al supplizio degli schiavi, condotto al patibolo insieme a due malfattori. Se fosse stato semplicemente un uomo sarebbe stato dimenticato. E invece no, egli è più vivo che mai. Per lui milioni e milioni di persone hanno dato la vita nel suo nome. Sono fiorite nel mondo le più belle opere di misericordia. La sua presenza è viva e ci raduna anche oggi. Il suo ritorno è atteso da noi credenti come l’atto conclusivo della storia. E siamo certi che accadrà così.
Un bambino povero, mite, un crocifisso ha sfidato gli orgogliosi abitanti di questo mondo. Solo Dio poteva presentarsi così, solo Dio poteva vincere così. Per questo il Natale di Gesù è una cosa seria, è una cosa grande, è un momento decisivo per tutti. Non perdiamo l’occasione di fare un passo verso Betlemme. Augurarsi Buon Natale significa questo, soltanto questo. Facciamo un passo convinto e corrente verso Betlemme per sintonizzarci con le scelte che Gesù ha fatto a Betlemme e oggi le ripropone a noi. Solo così è Natale dentro di noi.
Il poeta Triestino Umberto Saba scrisse: “Signore Gesù siamo tutti uguali, ricchi o poveri, istruiti o non istruiti, è la stessa cosa; ciò che ci rende differenti è la bontà”. Sì, soltanto la bontà fa la differenza tra le persone. Signore Gesù fa crescere in noi almeno una briciola di bontà oggi, subito, solo così sarà un vero Natale.
Il poeta Trilussa immagina che Gesù ci parli mentre stiamo preparando il presepio e ci dice: “Vi ringrazio di cor, brava gente, per ti presepi che mi preparate. Ma che li fate a fa’ se poi vi odiate e di sto amore non capite niente? Per amore son nato e ci son morto, da secoli lo spargo dalla croce, ma la parola mia pare una voce sperduta nel deserto, senza ascolto. La gente fa il presepe e non me sente, cerca sempre di farlo più sfarzoso, però c’è il cuore freddo e indifferente e non capisce che senza l’amore è cianfrusa che non c’ha valore”.
Allora buttiamo via un po’ di orgoglio, buttiamo via un po’ di egoismo e sentiremo Betlemme dentro il cuore. E sarà Natale, un vero Natale. Buon Natale a tutti!
