Discutendo sulle strade non si accorciano le distanze
Commento al Vangelo a cura del Card. Angelo Comastri – Vicario Emerito di Sua Santitร per la Cittร del Vaticano – Arciprete Emerito della Basilica Papale di San Pietro.
Sulla Via della Salvezza e della Felicitร
Il commento del Card. Angelo Comastri affronta il tema del senso della vita e della salvezza eterna dal punto di vista cristiano. Il Cardinale Comastri esplora la domanda posta a Gesรน sulla ristrettezza della via della salvezza, evidenziando la convinzione umana di una giustizia divina finale che dia significato all’esistenza.
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Contrasta questa visione con la prospettiva nichilista di personaggi come Leopardi e Di Freddi, che vedono la vita come un cammino verso il nulla. Il testo sottolinea l’importanza della fede come fonte di gioia e scopo quotidiano, citando Madre Teresa di Calcutta. Infine, l’autore esorta a concentrarsi non tanto sul “quanto” ci si salva, ma sul “come” vivere una vita di caritร e impegno, avvertendo contro la superficialitร della bontร esteriore e ricordando che “gli ultimi saranno i primi”.
Trascrizione del video
Sia lodato Gesรน Cristo. Ventunesima domenica: “Discutendo sulle strade non si accorciano le distanze”.
Mentre Gesรน cammina per le strade della Palestina, la gente lo avvicina e gli consegna delle domande che interessano anche noi. Oggi il Vangelo parla di un tale che chiede a Gesรน: “Signore, sono pochi quelli che si salvano?”.
Innanzitutto, va sottolineato un fatto: questa domanda rivela una preoccupazione che nasce da una convinzione ben precisa. L’uomo che pone la domanda a Gesรน รจ convinto che la vita non puรฒ finire quaggiรน, dove abitualmente predominano i furbi e non gli onesti, predominano i malvagi e non le persone rette, predominano spesso gli imbroglioni e i prepotenti, anche oggi, eh? L’uomo che interroga Gesรน รจ convinto che la vita umana deve avere una conclusione nella quale ognuno di noi deve rispondere di come ha speso e ha impiegato la vita. Se non ci fosse questa conclusione, la vita umana sarebbe una colossale ingiustizia. Ma la conclusione c’รจ, noi ne siamo sicuri. E nella conclusione della vita non c’รจ piรน spazio per imbrogli, non c’รจ piรน spazio per furberie o sotterfugi, ma tutto sarร nelle mani di Dio e quindi nella luce totale e nella trasparenza assoluta.
La Bibbia, soprattutto nei Salmi, piรน volte esprime questa convinzione che รจ decisiva per dare un senso alla vita, che sarebbe assurda se non prevedesse un rendiconto di ciรฒ che si fa. Il Salmo 58, che รจ tutto attraversato da sdegno per le prepotenze e le ingiustizie che si rinnovano quotidianamente, alla fine conclude: “Ma gli uomini un giorno diranno: ‘C’รจ un guadagno per il giusto, c’รจ un Dio’ che fa giustizia sulla terra”. E il Salmo 37 con sicurezza ammonisce il credente che talvolta resta perplesso dinanzi allo svolgimento delle vicende di questo mondo e ti sussurra: “Non adirarti contro gli empi, non invidiare i malfattori, perchรฉ, come fieno, presto appassiranno; cadranno come l’erba fragile del prato”.
Purtroppo, oggi c’รจ chi pensa che la vita umana non abbia una conclusione ma termini con un salto nel vuoto, un salto nel niente. ร terribile pensare cosรฌ. Sentite cosa arriva a scrivere Giacomo Leopardi, per fare un esempio, e gli dice che la vita umana rassomiglia ad un vecchierello mezzo vestito e mezzo scalzo che cammina portando un grosso peso sulle sue spalle e dopo un faticoso viaggio arriva “Colร dove la via e dove il tanto a faticar fu volto”, cioรจ abisso orrido, immenso, ovvi precipitando il tutto oblia, cioรจ tutto finisce con un salto nel niente. Anche Piergiorgio di Freddi ha detto in tempi piรน recenti: “Sappiamo da dove veniamo e sappiamo dove andiamo. Veniamo dal niente e al niente ritorniamo”. Terribile e sconcertante visione della vita.
Questa visione, oggi purtroppo tanto diffusa, รจ un insulto alla creazione di Dio che viene svuotata di ogni logica e di ogni giustizia e quindi di ogni motivazione che impegni la vita. Cosa resta da fare per chi pensa cosรฌ? Quello che vediamo tristemente ogni giorno e ogni notte: tuffarsi nell’alcol, nella droga, nella velocitร folle sulle strade, nel divertimento fino allo stordimento e all’autodistruzione.
Noi non accettiamo questa visione della vita e abbiamo la missione di testimoniare e far vedere la bellezza della vita illuminata dalla fede. Ma Teresa di Calcutta, vera credente, era immersa nella fede e a chi le chiedeva: “Qual รจ il giorno piรน bello della sua vita?”, rispose: “Oggi. Perchรฉ posso ancora riempirlo di bene”. La fede dร questa certezza bella e consolante: ogni giorno รจ bello perchรฉ ogni giorno ha uno scopo. Posso riempirlo di bene.
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Torniamo al Vangelo. L’uomo che interroga Gesรน รจ convinto che la vita abbia un significato, abbia una conclusione di responsabilitร e la conclusione l’attirerร certamente Dio senza favoritismi, senza privilegi, senza sotterfugi per nessuno. Perรฒ, la domanda che l’uomo pone a Gesรน รจ troppo centrata sulla preoccupazione di sapere quanti sono coloro che si salvano. Ebbene, Gesรน non risponde a questa domanda, perchรฉ non spetta a noi sapere quanti sono coloro che si salvano e sposta l’attenzione sul come bisogna vivere per non sciupare la vita. E dice con la tipica franchezza di Dio: “La strada della realizzazione della vita, la strada della felicitร , ha una porta stretta“. Che significa? Significa questo: la strada della felicitร comporta l’impegno di uscire dall’orgoglio, dall’egoismo, dall’avarizia. Pertanto, รจ una strada in salita ma รจ una strada bella e appagante perchรฉ porta tra le braccia di Dio che รจ il proprietario esclusivo della gioia. Vi pare poco? E le parole di Gesรน trovano piena conferma nell’esperienza. Quando si fa il bene, quando asciughiamo una lacrima, quando riaccendiamo il sorriso e la speranza di una persona, si sente una gioia profonda e si avverte un senso di appagamento che รจ il segno dell’incontro della nostra anima con Dio. “Il bene รจ bene perchรฉ fa bene“, ripeteva spesso Maria Teresa e l’esperienza lo conferma ogni giorno. Provatelo, provatelo!
Gesรน perรฒ conclude con un salutare richiamo e dice: “State attenti voi che troppo frettolosamente vi ritenete buoni: la vostra bontร potrebbe essere soltanto una vernice. Preoccupatevi di essere buoni dentro e fuori. Cercate di essere lampade che ardono di autentica caritร giorno e notte, cioรจ quando qualcuno vi vede e anche quando nessuno vi vede, ma Dio vi vede“. Potrebbe infatti accadere che “molti degli ultimi saranno i primi”, dice Gesรน, “e molti dei primi saranno ultimi”. Questo richiamo portiamolo con noi e ripensiamolo durante la settimana che abbiamo davanti. Ricordiamo bene che Gesรน ha capovolto tutte le graduatorie, tutto il moralatorio e ha detto: “Potrebbe accadere che gli ultimi saranno i primi e che i primi che riempiono le cronache saranno gli ultimi”. Stiamo bene attenti. Sia lodato Gesรน Cristo.
