L’atteggiamento del cuore ci condiziona nei confronti di Dio
Commento al Vangelo a cura del Card. Angelo Comastri – Vicario Emerito di Sua Santità per la Città del Vaticano – Arciprete Emerito della Basilica Papale di San Pietro.
La Vista del Cuore: L’Umiltà che Illumina il Dolore
Il commento del Card. Comastri analizza come l’atteggiamento del cuore determini la nostra capacità di percepire la verità e relazionarci con Dio. Attraverso la commovente storia di Benedetta Bianchi Porro, colpita da cecità e sordità ma capace di una gioia profonda, si illustra come la vera vista sia quella dell’umiltà interiore.
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Al contrario, l’orgoglio viene descritto come una barriera che impedisce persino a chi ha gli occhi sani di riconoscere i miracoli e l’amore divino. L’autore utilizza il racconto evangelico del cieco nato per dimostrare che solo chi si abbandona con fede può vedere l’essenziale oltre le sofferenze fisiche. In sintesi, la fonte invita a coltivare la serenità e la gratitudine per trasformare il dolore in un’occasione di luce spirituale.
Trascrizione del video
Sia lodato Gesù Cristo. Nella quarta domenica di Quaresima, riflettiamo su come l’atteggiamento del cuore ci condizioni in tutto, anche nel nostro rapporto con Dio.
La vita di Benedetta Bianchi Porro rappresenta il miglior commento al Vangelo odierno. Nata a Dovadola il 10 agosto 1936, Benedetta iniziò a perdere l’udito a 13 anni, diventando presto sorda; nonostante ciò, a 17 anni si iscrisse a medicina a Milano per dedicarsi agli altri. Fu lei stessa a diagnosticarsi la neurofibromatosi, un tumore del sistema nervoso che la portò, dopo un intervento alla testa il 27 febbraio 1963, alla cecità totale mentre veniva celebrata la Messa nella sua camera.
Benedetta si era preparata a questo momento imparando l’alfabeto muto per comunicare con la madre attraverso il tatto. Nonostante una iniziale lotta interiore, il suo volto divenne sereno e tale rimase fino alla fine; la sua ultima parola prima di morire fu: “Grazie“. Sua madre raccontò che fu Benedetta a farla nascere nella fede, definendosi “figlia” della propria figlia. Nelle sue lettere, Benedetta esprimeva una profonda gratitudine per la vita: all’amica Maria Grazia scriveva della bellezza dell’esistenza, mentre a Franci spiegava come cercasse di far fiorire il proprio dolore in opere di carità, decidendo di “abitare negli altri” per trovare la pace.
A Natalino, un giovane disabile, ricordava che la vita è una “veloce passerella” su cui non costruire una casa definitiva, mentre a Umberto, un malato senza fede, suggeriva di abbandonarsi a Dio come una pecorella dietro al pastore. Anche se inizialmente disperata, Benedetta arrivò a dire: “O Dio, con me come sto bene“. Prima di morire, il 23 gennaio 1964, chiese alla madre di inginocchiarsi e recitare insieme il Magnificat.
Sebbene fosse cieca negli “occhi di carne”, Benedetta possedeva una vista profonda nel cuore, che è il tema centrale del Vangelo di questa domenica. Gesù ci insegna che non bastano gli occhi fisici per vedere l’essenziale; occorre la vista del cuore. L’orgoglio agisce come un velo: chi è orgoglioso vede ovunque motivi di polemica, mentre l’umile trova occasioni di pazienza e bontà. Un cuore egoista sarà sempre scontento, mentre un cuore generoso troverà la felicità nel dono.
L’orientamento del cuore influenza anche la nostra percezione di Dio. Nel Vangelo, Gesù guarisce un cieco chiedendogli un atto di umiltà e fede (andare a lavarsi alla piscina di Siloe). Al contrario, i farisei, pur vedendo il miracolo, rimasero “ciechi” a causa del loro orgoglio, attaccandosi a scuse formali come il rispetto del sabato. Viene citato l’esempio dello scrittore Émile Zola, che nel 1892 assistette a una guarigione miracolosa a Lourdes ma, per non mettere in discussione le proprie convinzioni, la liquidò come un “fatto isterico”.
Il cieco guarito, invece, difese la verità del miracolo con onestà e semplicità contro chi lo contestava. Quando Gesù lo incontrò di nuovo e gli chiese se credesse nel Figlio dell’uomo, egli rispose con umiltà: “Credo, Signore“, e si inginocchiò per adorarlo. La riflessione si conclude con una preghiera affinché il Signore ci doni una fede umile per riconoscerlo oggi nell’Eucaristia, un miracolo visibile solo a chi ha la “vista nel cuore”.
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