- Pubblicità -

Card. Angelo Comastri – Commento al Vangelo del 12 aprile 2026

Se non mostriamo le ferite dell’amore non crederanno al nostro annuncio

Commento al Vangelo a cura del Card. Angelo Comastri – Vicario Emerito di Sua Santità per la Città del Vaticano – Arciprete Emerito della Basilica Papale di San Pietro.

Link al video

Le Ferite dell’Amore e il Segno della Carità

Il messaggio centrale di questa riflessione del Card. Comastri riguarda la necessità di testimoniare la fede non attraverso semplici parole, ma tramite i segni tangibili del sacrificio e della carità. Prendendo spunto dalla figura di San Tommaso, il Card. Comastri spiega che le ferite di Cristo sono la prova definitiva di un amore che vince la morte e il peccato.

- Pubblicità -

Per rendere credibile l’annuncio cristiano nel mondo moderno, i credenti devono mostrare la propria capacità di amare fino al dono totale di sé, proprio come hanno fatto figure esemplari quali Madre Teresa di Calcutta. La forza del cristianesimo risiede dunque nella misericordia vissuta, capace di scuotere l’egoismo umano e di rivelare il volto di Dio attraverso gesti di umiltà e pazienza. In definitiva, solo un amore che accetta di essere ferito può essere riconosciuto come autentico e divino.

Trascrizione del video

Sia lodato Gesù Cristo. Seconda domenica di Pasqua: se non mostriamo le ferite dell’amore, non crederanno al nostro annuncio.

La sera del Venerdì Santo c’era nei discepoli di Gesù un grande sconforto e una pesante delusione; lo dicono chiaramente i Vangeli. Tutti pensavano: “Ci siamo illusi. Quella tomba è un sogno, ma è finito?”. Il sogno era finito nella tomba di Gesù, ma Gesù era Dio fatto uomo per amore di ogni uomo. La sua morte era una divina avventura di amore per riaccendere l’amore nel freddo gelido della storia umana, un’avventura degna soltanto di Dio. E infatti, il terzo giorno risuscitò: è l’unico caso della storia perché unico è il personaggio.

All’inizio nessuno voleva credere a questo fatto, troppo nuovo, troppo inatteso, troppo fuori di ogni schema. Infatti, grande confusione ed emozione ci fu al mattino di Pasqua. Le donne corrono per prime al sepolcro con l’intenzione di completare la sepoltura del morto, ma il morto non c’è più. Due angeli le scuotono dicendo: “Ma perché cercate tra i morti uno che è vivo? Non è qui, è risuscitato”. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea. Le donne corrono al Cenacolo per raccontare tutto agli apostoli, i quali sono ancora sotto shock per il venerdì della crocifissione.

Maria Maddalena va al sepolcro e piange; non riconosce Gesù perché Egli ora non è più riconoscibile con il solo sguardo umano, poiché vive un’altra realtà. Maria Maddalena domanda a Gesù: “Dov’è Gesù?”. Fatto curioso: Gesù la chiama per nome e allora la Maddalena riconosce il Signore, il quale le dice: “Non mi trattenere, ma va’ dai miei fratelli“. Lei va dagli apostoli, ancora increduli ma turbati dalle incalzanti notizie provenienti dal sepolcro vuoto. Decidono di inviare Pietro e Giovanni al sepolcro. Arriva per primo Giovanni, che essendo più giovane camminava più veloce, ma aspetta rispettosamente Pietro prima di entrare. Giunto Pietro, entrano insieme e Giovanni vede il lenzuolo e i lini intatti ma afflosciati, cioè svuotati: non c’era più il corpo ed erano nello stesso punto dove li aveva visti nel pomeriggio tardo del venerdì. Vide e credette.

Gesù risorto, intanto, è in cammino per le strade del mondo. Entra nel Cenacolo, si presenta con le ferite nelle mani, nei piedi, nel costato: sono la firma di un amore irrevocabile. Come parlano quelle ferite anche oggi, anche a noi, anche in questo momento! Gli apostoli le videro per primi e forse in quel momento si aspettavano un rimprovero. Se Gesù avesse gridato, avrebbe avuto tutto il diritto; se avesse detto “Voi traditori, gente che non merita nulla”, chi poteva rimproverarlo? Invece Gesù disse agli apostoli: “Come il Padre ha mandato me, così io mando voi“. C’è da restare sbalorditi. Gli apostoli potevano dirgli: “Gesù, guardaci in faccia, guarda chi siamo. Come puoi inviarci nel mondo in nome tuo? Gesù, noi abbiamo paura di tradirti ancora”. Ma Gesù conferma la parola: “Sì, come il Padre ha mandato me, così io mando voi”. È il mistero dell’amore misericordioso di Dio, ma è anche una grande responsabilità per noi.

Torniamo al Vangelo, che dice che non c’era Tommaso nel giorno di Pasqua. Gli apostoli gli raccontano tutto appena lo incontrano, ma la prima evangelizzazione è fallimentare. Tommaso infatti disse: “Io non credo alle vostre parole. Se non vedo, se non metto il mio dito nelle ferite, io non crederò“. E Gesù appare a Tommaso otto giorni dopo, e così parte la catena delle domeniche. Gesù non fa una “lavata di capo” a Tommaso, ma soltanto gli dice con grande misericordia: “Tommaso, metti il dito nelle mie ferite. Non essere incredulo, ma credente”.

La lezione di Gesù era per tutti noi: se non mostriamo le ferite dell’amore totale, libero, gratuito, non crederanno al nostro annuncio. La forza del cristianesimo è l’amore fino al martirio. Dove e come possiamo rifornirci di amore? L’indicazione di Gesù è chiara: in ogni Eucaristia mi potete incontrare. “Spezzandovi con me, fate questo in memoria di me” significa: fate come ho fatto io, cioè amate fino al dono totale e scuotete l’egoismo incredulo dell’umanità.

- Pubblicità -

Ecco un esempio concreto: un ateo, dopo un lungo periodo di amicizia con Padre Loew e dopo averlo osservato per diversi anni di silenzioso e umile lavoro nel porto di Marsiglia insieme agli scaricatori, un giorno disse: “Padre, se Dio esiste, certamente rassomiglia a te“. Padre Loew aveva presentato il segno di questo messaggio rivolto a ciascuno di noi.

Un altro esempio più recente riguarda il giornalista Augusto Guerriero, noto con lo pseudonimo di Ricciardetto. Nel 1973 scrisse un libro intitolato Ho cercato ma non ho trovato, riferendosi al Signore. Ma nel 1979 sentì il desiderio di ascoltare Madre Teresa di Calcutta e andò in una parrocchia qui a Roma dove la Madre avrebbe raccontato la sua vita spesa per gli altri. Al termine dell’incontro, ci ha detto di aver avvertito come un impulso interiore e si avvicinò per baciare le mani a Madre Teresa. Confidò: “Baciai le mani di quella donna, di quella santa, e pensai: quante lacrime hanno asciugato queste mani? Quante persone hanno confortato? Quante persone hanno sfamato queste mani?”. “Poi guardai le mie mani e mi resi conto che erano piene soltanto di vanità e di ambizione. Mi vergognai e capii che c’è un solo ideale per cui vale la pena di vivere, ed è la carità“.

Una santa lo mise in crisi mostrando concretamente la misericordia. Così dobbiamo fare anche noi nella vita di ogni giorno: dobbiamo mostrare le ferite della bontà, della pazienza, dell’umiltà, e tanti si avvicineranno al Signore. Sia lodato Gesù Cristo.