Le beatitudini di Luca sono più scarne, più dure di quelle di Matteo. Non «poveri in spirito» ma «voi, poveri», senza attenuazioni. Non una condizione interiore ma una realtà concreta: la fame, le lacrime, l’odio degli uomini. E a queste realtà Gesù dice: beati.
Il paradosso è straniante. Gesù non dice che la povertà è bella, né che la sofferenza sia da ricercare. Dice però che chi si trova in quella condizione non è abbandonato da Dio, ma anzi è nella sua mente e nel suo cuore, al centro del suo sguardo.
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I “guai” sono il rovescio della medaglia: «Guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione». Non perché la ricchezza sia malvagia in sé, ma perché può diventare un muro che separa da Dio e dagli altri. Chi è già sazio, già stimato, già consolato da tutto rischia di non avere spazio per la gratuità del Regno.
C’è una domanda silenziosa che questo brano rivolge a ciascuno di noi: da quale parte mi trovo? Non come giudizio, ma come invito a un esame onesto.
Per Riflettere
Mi riconosco più nelle beatitudini o nei “guai” di questo Vangelo?
Da quale parte mi trovo oggi: tra chi attende tutto da Dio o tra chi pensa di bastare a se stesso?
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
