Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 9 Ottobre 2021

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La vera maternità è ascoltare, che è in sostanza accogliere.
La risposta di Gesù alla donna, a una prima lettura, sembra sia in contraddizione con quanto lei osò gridargli dalla folla. In realtà Gesù conferma che colei che lo ha generato e allattato è beata, non perché lo ha generato, ma perché ha ascoltato e osservato la parola di Dio. Beati noi che ascoltando possiamo diventare come Maria, che per prima disse di sì a Dio, quando rispose all’Angelo: «Si compia in me questa parola».

In un altro brano del Vangelo di Luca (Lc 8, 20–21), uno della folla avvisa Gesù: «Tua madre e i tuoi fratelli sono qui fuori e desiderano vederti». Ma egli rispose: «Mia madre e miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica».
Ciascuno di noi che ascolta e accoglie la parola di Dio mettendola in pratica è madre o fratello di Gesù. Il grembo di una donna genera il figlio; in questo caso si potrebbe dire che è il nostro orecchio che ci genera, cioè ci fa diventare ciò che ascoltiamo. Se si tratta della parola di Dio diamo vita al Figlio di Dio nella nostra vita.

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Un antico inno siriaco chiama Maria “tutta orecchio” proprio perché la vera maternità è ascoltare. E per ascoltare ed accogliere è necessario fare silenzio dentro di noi.
“Il maggior nemico di Dio non è l’ateismo, ma il rumore”, diceva il cardinale Carlo Maria Martini.
Silenzio: ha come radice il verbo latino “silére”, che sta a significare il fruscìo della spiga di frumento nel suo schiudersi… Il silenzio non è assenza di suoni, “esiste di per sé, è una sorta di timbro genetico del creato, qualcosa come il sorriso invisibile del Creatore… una sorta del dipanarsi silenzioso del boato del big bang” (Gigi Avanti).

Ascoltiamo il silenzio e curiamo la salute della nostra anima, unica spiga da cui nasce il frumento del bene.

Per riflettere

Il Signore continua a parlarci attraverso la scrittura, ma anche attraverso parole ed eventi intimamente connessi. La nostra vita ci parla del Signore: se sappiamo ascoltarlo, se sappiamo leggere in profondità, tutto ci parla del Signore.

Preghiera finale

Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino.
Ho giurato, e lo confermo, di custodire i tuoi precetti di giustizia.
Sono stanco di soffrire, Signore, dammi vita secondo la tua parola.
Signore, gradisci le offerte delle mie labbra, insegnami i tuoi giudizi.
La mia vita è sempre in pericolo, ma non dimentico la tua legge.
Gli empi mi hanno teso i loro lacci, ma non ho deviato dai tuoi precetti.
Mia eredità per sempre sono i tuoi insegnamenti, sono essi la gioia del mio cuore.
Ho piegato il mio cuore ai tuoi comandamenti, in essi è la mia ricompensa per sempre.
(Salmo 119)


AUTORE: Michela e Paolo Buti, Cristina e Emanuele Cattin
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi

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