Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 9 marzo 2026

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Gesù oggi ci vuol dire che a volte le chiusure mentali più difficili da demolire ce le hanno coloro che pensano di essergli i più vicini, di aver capito tutto e di avere tutto sotto controllo. Da una persona così convinta Gesù non riesce a farsi comprendere perché il suo ascolto è occluso dalla propria convinzione.

Chi nutre qualche dubbio invece è sempre più disposto ad ascoltare perché sente il bisogno di essere rassicurato. Quando la fede ci fa sentire talmente tanto sicuri da non farci più mettere in ascolto di Dio siamo come i compaesani di Gesù, e ci sentiamo infastiditi dalle storie della bibbia, la quale ci ricorda che Dio molto spesso per agire si è avvalso di quelli che erano fuori dalla cerchia dei suoi.

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La vera umiltà è non dare mai per scontate le cose, e soprattutto non limitare l’azione di Dio che può agire dentro la nostra vita non attraverso il sensazionale, ma attraverso le cose già presenti nelle nostre giornate e che noi tendiamo ormai a non guardare più perché pensiamo che esse siano banali e scontate.

La difficoltà più grande nel vivere il nostro cammino di conversione la sperimentiamo soprattutto a casa nostra: constatare questa difficoltà non deve metterci solo nella condizione di subirla.

La conversione a cui siamo chiamati oggi è quella di assumere un atteggiamento meno pregiudizievole con le persone che sono a noi più vicine. Il pregiudizio nasce dal fatto che pensiamo ormai di conoscere tutto di loro e ogni sfaccettatura del loro carattere, ma è proprio questa saccente convinzione che ci può condannare a non poter mai veramente cambiare perché i primi a non credere a questi cambiamenti siamo proprio noi.

Oppure siamo noi ad aver fatto in prima persona questo tipo di esperienza negativa. E così anziché accogliere Gesù vogliamo buttarlo giù da un dirupo, perché dice qualcosa che non siamo disposti ad ascoltare: Dio non è “nostro” nel senso esclusivo, non è una proprietà privata che si può comprare, non agisce secondo i nostri schemi.

A volte sentire la verità è un esperienza che ci urta. È come quando qualcuno ci fa notare un difetto che conosciamo benissimo, ma che non vogliamo sentirci dire. A volte, anche noi facciamo fatica ad accettare un Dio così, incorruttibile, che esca dai nostri confini. Abbiamo la nostra idea di come dovrebbe comportarsi, chi dovrebbe aiutare, quando e come dovrebbe rispondere alle nostre preghiere. Ma Dio è libero.

Consideriamo quanti rapporti oggi si incrinano perché qualcuno dice la verità: ci è mai capitato di essere sinceri con un amico e ricevere in cambio solo distanza? O di essere noi a chiuderci perché un amico ci ha detto qualcosa che non volevamo sentire?

La verità mette alla prova le relazioni interpersonali. La Quaresima è il tempo adatto per lasciarci mettere in discussione. È il tempo per smettere di difenderci dalla verità e iniziare ad accoglierla. Forse qualcuno ci sta dicendo qualcosa che ci ferisce, ma è proprio lì che Dio ci sta parlando.

Per Riflettere

Il programma di Gesù, è anche il mio programma, il nostro programma? Il nostro atteggiamento è quello di Gesù o della gente di Nazaret?

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FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi

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