Gesù costruisce la propria Chiesa, la prima comunità di persone che credono in lui e che testimoniano questa stessa fede. I dodici vengono ricordati ciascuno per nome perché la “chiamata” è personale e perché è Dio che sceglie ciascuno di noi e non il contrario.
In alcuni casi, come quello di Simone, il nome con il quale Gesù ci sceglie è un nome nuovo, che si aggiunge a quello posseduto dalla nascita: è questo un ulteriore e più forte segno del legame che si instaura tra il Signore e ciascuno di noi.
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Imporre il nome a qualcuno, come fa Dio al momento della creazione, è un atto di amore e non di puro possesso. Accanto ad alcuni nomi, il brano fornisce altre indicazioni: Matteo è un pubblicano, membro di coloro che gestivano, per conto degli odiati Romani, la riscossione delle tasse dovute all’Impero, mentre di Giuda si dice già, fin dal momento della sua scelta da parte di Gesù, che lo avrebbe tradito.
Il Signore ci sceglie come siamo, rendendoci strumenti del suo Amore per gli altri. Il passo del Vangelo di Matteo si conclude infatti con la missione alla quale Gesù ha destinato i dodici apostoli: l’annuncio è rivolto ai più deboli, ai malati, a chi è ai margini della società, alle “pecore perdute”.
Due parole, “strada facendo”, indicano in modo chiaro come questo annuncio deve essere portato avanti: giorno per giorno, iniziando da coloro che incontriamo durante il cammino quotidiano della nostra vita, con le nostre capacità e le nostre debolezze.
Per riflettere
Arriverà un momento nel quale il Signore pronuncerà il mio nome? Come risponderò alla sua chiamata? Mi sento parte della Chiesa che lui ha fondato?
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
